Con Trump ci sono delle difficoltà oggettive nel rapporto tra le due sponde dell’Atlantico: non è che la sua sconfitta aiuta o meno le destre ma le fa riflettere e forse può determinare delle modifiche di linea e anche di evoluzione dei diversi partiti che la compongono. L’ubriacatura sovranista è passata. Il futuro dell’Ue? Senza diritto di veto e con un esercito europeo. Intervista ad Augusto Minzolini, già direttore del Tg1
L’ubriacatura sovranista ? È passata e le varie destre potrebbero cogliere l’occasione della sconfitta trumpiana alle midterm per analizzare il momento, gli obiettivi, i propri partner. Ne è convinto l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini, che affida a Formiche.net una articolata analisi sui riverberi elettorali nei partiti di destra, con un occhio di riguardo alle dinamiche europee. “La destra può ridefinirsi tramite il valore dell’europeismo”.

La sconfitta di Donald Trump alle midterm fa bene alla destra?
Chiarisce la fase in cui stiamo vivendo. Mi spiego: siamo in una fase in cui, di fatto, la politica americana, specialmente a livello internazionale, ha pesato molto e ha condizionato non poco le posizioni anche all’interno di diversi partiti e Paesi. Ha inoltre influenzato parecchio dal punto di vista economico, creando notevoli difficoltà, soprattutto a chi è al governo: immaginiamo soltanto le conseguenze energetiche della guerra in Iran. In più ha messo in evidenza un elemento che, soprattutto per una parte della destra, quella che viene definita sovranista, è macroscopico: la contraddizione in sé, cioè che non esiste un’internazionale sovranista.
Perché?
Se si immagina che prima di ogni cosa vengano gli Stati Uniti, è chiaro che gli interessi degli Stati Uniti diventano prioritari anche a scapito degli interessi degli altri possibili alleati. Quindi quel tipo di destra probabilmente dovrebbe riflettere su questo dato e quel tipo di ondata politico culturale che sta venendo meno. E tale considerazione può aiutare la destra a ridefinirsi.
In che modo?
Andando più sulle logiche di un partito conservatore e riscoprire anche un altro dato fondamentale come l’europeismo. In una situazione di questo tipo è evidente che con Trump ci sono delle difficoltà oggettive nel rapporto tra le due sponde dell’Atlantico. È chiaro che la politica democratica da domani avrà un atteggiamento diverso, come è avvenuto negli ultimi anni, per cui da questo punto di vista non è che la sua sconfitta aiuta o meno le destre, ma le fa riflettere e forse può determinare delle modifiche di linea e anche di evoluzione dei diversi partiti che la compongono. Penso a Vannacci in Italia o all’AfD in Germania: l’ubriacatura sovranista, insomma, è passata.
In questo senso l’unicum rappresentato dal modello italiano a guida Meloni è una strada vincente?
Di fatto lo sta facendo: dalla Meloni prima di Chigi a quella attuale è cambiato parecchio. I tempi in politica, specie in una fase del genere, sono fondamentali per cui credo che dovrebbe perdere certe titubanze e certe prudenze. Dovrebbe cioè portare a compimento il tipo di evoluzione che ha cominciato.
Pensa che le prossime urne in Spagna e in Francia subiranno un effetto Trump?
Noi ragioniamo ancora senza riflettere che la fase sta cambiando in maniera vertiginosa: la Spagna voterà a breve ed il quadro è chiaro. Ma le elezioni della prossima primavera sono lontane e ci potrà essere una specie di riflesso condizionato. Teniamo conto che certi atteggiamenti conteranno, come una guerra che è stata fatta all’oscuro degli alleati europei su cui poi stanno gravando i costi. Tutti si dovranno confrontare su questi dati per cui, diciamoci la verità, quei movimenti che hanno un’impronta sovranista, parlo soprattutto di AfD in Germania o di Vannucci in Italia, non so fino a che punto non saranno penalizzati da questo cambio di fase.
L’Europa in quanto terzo player che non vuole essere schiacciato, dovrà fare anche una riflessione in questo senso?
Lo dico con molta franchezza: ho avuto tanti dubbi sull’Europa in passato, ma ormai non è una questione di scelta. L’Europa è diventata una via obbligata se si intende mantenere un ruolo importante nel nuovo ordine mondiale. C’è un’unica strada per non essere emarginati, quella dell’Unione europea. Cosa diversa è ragionare se questa Europa sia capace ma la battaglia va fatta all’interno, superando due elementi e su questo secondo me Meloni deve accelerare: il diritto di veto, che resta una follia, e immaginare come prospettiva un esercito europeo per avere anche una maggiore forza dal punto di vista diplomatico.
















