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Fondazione con il Sud, vent’anni che sono più di un anniversario

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Il ventennale della Fondazione con il Sud diventa l’occasione per rileggere un modello di sviluppo fondato sulla sussidiarietà, sulle reti territoriali e sulla centralità del capitale sociale. Dalla nascita nel 2006 ai risultati raggiunti, fino alle sfide demografiche, climatiche e tecnologiche, vent’anni di un’esperienza che indica una strada per il Mezzogiorno e per il Paese: costruire sviluppo partendo dal sociale

Ci sono anniversari che servono a ricordare e altri che servono a misurare, più di tirare bilanci. Quello della Fondazione con il Sud può iscriversi anche a questa seconda specie. Il 5 novembre, nel Complesso monumentale di Donnaregina, nel cuore del centro storico di Napoli, l’incontro “Sud Vivo, 20 anni con il Sud” ha celebrato il ventennale alla presenza del Presidente della Repubblica.

Nei suoi saluti istituzionali il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha insistito sul valore della rete, definendo essenziale la collaborazione con il Terzo settore: “ampliare le opportunità dal Sud significa contribuire alla crescita del Paese”.

Il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo metropolita di Napoli, ha contribuito a dare il tono alla giornata: vent’anni fa, ha detto, qualcuno ha creduto che il Sud non dovesse essere “condannato a rincorrere il futuro degli altri”, ma potesse diventare “protagonista del proprio destino”, e che la solidarietà non fosse “una parola buona per i convegni”, ma una forza capace di cambiare la vita delle persone. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che non avrebbe dovuto parlare, ha svolto un saluto che ha rappresentato pienamente il senso della Fondazione.

In particolare, venti anni dopo, ha usato quasi le stesse parole con cui Savino Pezzotta, nel giorno del suo insediamento, definiva il Mezzogiorno: una questione di interesse nazionale.

Soffermando l’attenzione sulle origini, e precisamente al 2005, si può richiamare il documento da cui quest’iniziativa ha preso dapprima origine e poi forma: il Protocollo d’intesa tra Forum Terzo Settore e Acri intitolato “Volontariato e fondazioni: un progetto nazionale per la infrastrutturazione sociale del Sud e per un maggiore sostegno al volontariato mediante i centri di servizio”, cui aderirono anche la Consulta del volontariato, la Convol e CSVnet. Un anno dopo questo patto evolve istituzionalmente: il 22 novembre 2006 nasce la Fondazione e diventa operativa dal 2007, su impulso di Giuseppe Guzzetti e sulla base dell’accordo tra Acri e Forum del Terzo settore.

Nel 2009, dopo la breve presidenza di Carlo Alfiero, arriva Carlo Borgomeo, che guiderà la Fondazione per quasi quattordici anni. Sin dal suo primo atto, il cambio di denominazione da Fondazione per il Sud a Fondazione con il Sud, ne ha indirizzato il percorso. Nel momento del congedo, nel 2023, ne ha fornito una chiave di lettura: la Fondazione si chiama “Con” e non “Per” il Sud, “non un gioco di parole, ma l’espressione di una strategia”.

Una strategia riassumibile, ancora oggi, in una formula che suono quasi come un manifesto, per lo sviluppo il sociale prima. Sotto la sua presidenza la Fondazione è cresciuta anche come piattaforma di sistema: nel 2016 le Fondazioni bancarie hanno deciso di affidarle, tramite l’impresa sociale con i bambini, da questa totalmente partecipata, la gestione del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

I dati del Bilancio di missione 2025 restituiscono la scala dell’impresa. Tra il 2007 e il 2025 la Fondazione ha deliberato 2.035 contributi per un valore di oltre 335,5 milioni di euro, coinvolgendo circa 7.600 organizzazioni. A Donnaregina l’attuale presidente, Stefano Consiglio ha aggiornato il conto: duemila iniziative, circa 7.700 organizzazioni con cui la Fondazione ha collaborato e 600 mila persone raggiunte. Vent’anni fatti soprattutto di persone.

E lo ha fatto senza intaccare la propria base: al 31 dicembre 2025 il patrimonio netto è pari a 455,2 milioni di euro, oltre 140 milioni in più rispetto alla dotazione iniziale. Ha inoltre sostenuto la nascita delle prime sette fondazioni di comunità nel Mezzogiorno.

Per il triennio 2025-2027 la Fondazione ha individuato la rigenerazione demografica come obiettivo prioritario strategico e, nell’anno del ventennale, ha lanciato la campagna “Sud Vivo”, che si regge su quattro pilastri, nascere, restare, tornare e arrivare.

Nel suo intervento Consiglio ha allargato lo sguardo, indicando le tre sfide che attendono la Fondazione nei prossimi anni: l’emergenza climatica, l’intelligenza artificiale e la questione demografica.

Tre sfide complesse, ha osservato, che colpiscono soprattutto i territori più fragili, quelli con meno risorse per adattarsi. È la conferma che la missione dell’infrastrutturazione sociale non si esaurisce: cambia oggetto, ma resta la stessa.

Se c’è un tratto che distingue la Fondazione da tanta parte delle politiche per il Mezzogiorno, è il metodo. Non finanzia singole organizzazioni ma reti: tutti i progetti sostenuti hanno per obiettivo l’infrastrutturazione sociale e sono attuati da partenariati tra soggetti del Terzo settore, ai quali possono affiancarsi istituzioni, scuole, università e imprese.

Anche la selezione è costruita per far crescere chi partecipa. Nei bandi più recenti il percorso si articola in due fasi: la selezione delle proposte con maggiore impatto sul territorio e la successiva rimodulazione, per arricchirle e chiarire eventuali criticità emerse nella valutazione. Non un esame da superare, ma un accompagnamento.

E l’attenzione non si ferma alla chiusura del finanziamento, ma comprende anche il monitoraggio, pure successivo alla fine del sostegno, una vera e propria valutazione d’impatto.

C’è poi un capitolo meno noto ma decisivo: la comunicazione, intesa non come strumentale rispetto alla missione, ma quale parte integrante, tanto che la Fondazione chiede che nei progetti le attività di comunicazione siano previste e ben definite, anche in termini di professionalità dedicate.

Vent’anni di Fondazione con il Sud consegnano al Paese almeno nove lezioni, che vanno oltre il Mezzogiorno. La prima concerne l’ordine dei fattori dello sviluppo: senza capitale sociale, fiducia e reti di comunità anche gli investimenti più ingenti rischiano di non attecchire.

La seconda riguarda la sussidiarietà: un ente privato, nato da fondazioni bancarie e Terzo settore, ha costruito il più consistente meccanismo di solidarietà tra Nord e Sud realizzato senza denaro pubblico, e lo ha fatto con una governance paritaria che obbliga mondi diversi a decidere insieme.

La terza riguarda il tempo: la pazienza istituzionale quale virtù politica. La quarta riguarda la fiducia: la sommessa sulle organizzazioni prima ancora che sui progetti. La quinta è che la filantropia deve generare filantropia, come nel caso delle fondazioni di comunità.

La sesta è che un modello privato può diventare politica pubblica: la prova più chiara è il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. La settima è che le istituzioni si misurano anche da come cambiano guida.

L’ottava è la consapevolezza dei limiti: la Fondazione non ha mai preteso di sostituire lo Stato.

Un’ultima, tra le altre che si possono ricavare, attiene alle parole: da Pezzotta a Borgomeo a Consiglio, il lessico è cambiato, dal “capitale sociale” al “sociale prima” fino al “Sud Vivo”, ma l’intuizione è rimasta la stessa: il Mezzogiorno non ha bisogno di essere aiutato, ma di essere accompagnato.

È quanto ha augurato il cardinale Battaglia alla Fondazione, ossia continuare a far incontrare chi ha risorse con chi ha idee, chi può sostenere con chi ha bisogno di essere sostenuto, “senza mai trasformare questo incontro in una relazione tra chi dà e chi riceve”, ma facendone “un’esperienza di corresponsabilità”. “Con”, appunto.


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