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Renzi: Libertà è “liberarsi della libertà”?

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Sovranità della moneta

Per affrontare questo tema suggerisco al neo segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, di ascoltare con attenzione le parole de “La Libertà” che Giorgio Gaber cantava nel 1972 quando lui, Matteo, non era nemmeno nato (biologicamente).

Il tema non è ‘retrò’, di quella sinistra da rottamare perché, a suo dire, guarda indietro. Eppure, risuonano ancora le note di speranza inneggianti al “Sol dell’avvenire”. Matteo apprezzerà un altro suggerimento perché guarda al futuro, parla ai giovani, come lui, di lavoro, di libertà e di speranza, in un omaggio con le parole di Gian Maria Volonté e Pier Paolo Pasolini, e nelle immagini di Charlie Chaplin.

Nell’attesa di ricevere un qualche riscontro dal premier designato, è opportuno ribellarsi con chi gioca con la ‘Libertà’ illudendo se stessi, e la popolazione, di poter riconquistare la ‘libertà’ ritornando alla ‘sovranità della moneta’. Riproduco qui di seguito una lettera che risponde benissimo a questi illusionisti che tentano di ergersi a novelli Savonarola.

Risposta (seria) a una leggenda metropolitana (non seria).

Caro David, con tutta la chiarezza necessaria le dico che non possiamo “ritornare” là dove non siamo mai stati. Il popolo italiano non ha mai avuto, veramente, alcun potere decisionale reale, nemmeno da quando è rinato come repubblica democratica. Siamo nati nella NATO, che era ed è uno strumento mediante il quale tutte le decisioni essenziali attinenti alla nostra sovranità sono state subordinate al “Grande Fratello”. Certo abbiamo avuto, strappata con i denti e l’intelligenza, una Costituzione democratica. Che ci ha permesso di difendere alcune prerogative democratiche e sovrane, ma che non ha invertito i rapporti di forza. E, quando il popolo ha cominciato a pesare, le classi dominanti, con l’ispirazione attiva del grande alleato, hanno cambiato il terreno di lotta, trasferendolo, con il terrorismo presunto “rosso”, dalla politica alla violenza armata. Dal rapimento e uccisione di Moro in avanti è stato attuato il programma della P2. Oggi ne vediamo le ultime propaggini esecutive. Cioè siamo stati sconfitti tutti, come popolo. Più che un ritorno alla sovranità popolare io parlerei oggi di un ritorno alla democrazia, che abbiamo perduto. Questa è la risposta seria.
Ma lei mette insieme due cose diverse. Una delle quali è la leggenda metropolitana del “ritorno alla sovranità monetaria”. Perché la chiamo leggenda? Perché trovo comico parlare di sovranità monetaria in un paese che non ha mai avuto una vera sovranità nazionale. Una sovranità monetaria senza sovranità nazionale è un’illusione. Certo, fino al 1981, avevamo una Banca Centrale pubblica, formalmente sovrana. La moneta prodotta, e prestata allo stato, era “italiana”. Ma noi eravamo totalmente dentro il sistema occidentale. Ed esso era – come lo è oggi – dominato dal dollaro. Dunque l’idea della sovranità monetaria non può essere disconnessa dal contesto politico in cui essa si deve esercitare. Poi le cose cambiarono, in peggio, e la Banca Centrale venne sostanzialmente privatizzata, diventando simultaneamente “indipendente” dal potere politico. E, nel nuovo contesto, la sua dipendenza dai mercati esterni divenne pressoché totale. Fu in quel periodo che il debito pubblico dell’Italia si moltiplicò per dieci, mentre noi pagavamo gli interessi al tasso imposto da WallStreet. L’euro arrivò dopo, e peggiorò ancora la situazione. Ma se si pensa che il “ritorno” alla sovranità monetaria si possa fare “semplicemente” uscendo dall’euro, temo che sia un’illusione, comunque impraticabile. La questione – come ho spiegato nel mio libro “Invece della catastrofe” – concerne i rapporti di forza. Sono loro, i banchieri universali, i più forti. Tanto forti da avere preso il potere in Europa. Chiedere di uscire dall’euro è o un puro flatus vocis, oppure è dargli la possibilità di farlo quando e se farà loro comodo, per poi dirci che lo hanno fatto perché lo chiedevamo noi.
Io, come lei, non voglio essere schiavo. E non voglio nemmeno mangiare erba. Appunto per questo non m’illudo di poter riconquistare il potere riconquistando la moneta. Il potere lo si riconquista cambiando i rapporti di forza politici e sociali, non cambiando la moneta. Loro lo sanno fare molto meglio di noi. L’unico posto dove possiamo essere più forti di loro è dove potremo difendere i nostri territori, intendendo per “territorio” prima di tutto la nostra mente. È lì che abbiamo perduto la vera sovranità, come lei giustamente scrive nell’ultima riga della sua lettera. [Giulietto Chiesa]



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