Skip to main content

In Algeria stretta anti corruzione

Lo scandalo delle presunte tangenti versate da Saipem alle autorità algerine per ottenere commesse da 11 miliardi di dollari ha paralizzato ogni processo decisionale dell’azienda statale Sonatrach e potrebbe influenzare le prossime presidenziali del 2014. La vicenda ha infatti sollevato la questione della trasparenza negli affari “come raramente avvenuto in passato”, secondo Financial Times di oggi, con l’implicita richiesta alla politica di interventi volti ad arginare la corruzione.

Il quotidiano riferisce anche di un incontro avvenuto all’inizio dello scorso anno tra uomini della Saipem e quelli di un subappaltatore algerino, in cui i manager parlarono apertamente dei circa 200 milioni di euro che la controllata dell’Eni aveva versato in presunte tangenti a funzionari del settore energetico per vincere contratti da 11 miliardi di dollari nei settori di gas e petrolio nel 2009.

“Gli algerini dissero che sapevano che avrebbero dovuto abbassare i loro prezzi dal momento che gli italiani avevano già pagato tanto”, ha raccontato al Financial Times un consulente algerino presente all’incontro, che ha chiesto l’anonimato per non essere chiamato a testimoniare nell’indagine in corso.

Secondo alcuni analisti ed esponenti del mondo industriale algerino, sarebbero le forze armate e l’intelligence algerina a tenere alta l’attenzione sulla vicenda Saipem per avere la certezza che Bouteflika si faccia da parte.

“C’è un’ala dell’esercito che non vuole che Bouteflika rimanga al potere dopo il 2014 – ha detto un analista politico dell’Università di Algeri, Ismail Maaraf – per questo sta giocando la carta Sonatrach: per fare pressioni sul Presidente e i suoi alleati”.

Il Financial Times ricorda che l’Algeria risulta 105esima su 176 Paesi per corruzione, stando al rapporto 2012 di Transparency International.



×

Iscriviti alla newsletter