“Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari”, ha detto la premier Meloni a Bari ribadendo un proposito già espresso nel suo discorso di insediamento nel 2022. Spinta dalla crisi di Hormuz, l’Italia prova a diversificare le sue fonti energetiche. Le risorse marine naturali, a lungo trascurate, tornano così al centro dell’agenda politica. Ed è il momento di avviare finalmente l’eolico in mare, anche per ridurre gli esorbitanti costi della bolletta elettrica
Fabio Caffio
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Hormuz verso la normalizzazione? Tutti gli scenari secondo Caffio
Una lenta normalizzazione si profila ad Hormuz con gli Usa impegnati nello sminamento e nella libertà di transito. L’Iran cerca di mantenere il suo ruolo di interdizione cercando anche di far cassa; l’Oman sembra non contrastarlo. I Volenterosi stanno alla finestra. I nostri cacciamine a Gibuti sono sempre pronti ad entrare in azione. Cresce la pressione dello shipping internazionale per la piena ripresa della navigazione. L’opinione di Fabio Caffio
Sull'immigrazione irregolare le storie di Roma e Madrid non si possono paragonare. L'opinione di Caffio
Madrid vuol far credere che le sue ritorsioni a Schengen contro di noi siano connesse alla forte pressione migratoria verso l’Italia. Il nostro Paese è ancora una meta ambita, anche se i numeri indicano un trend in calo. Ma noi non abbiamo praticato sistematici respingimenti come la Spagna, cui vanno anche addebitati carenti soccorsi in mare. L’opinione di Fabio Caffio
Perché l’Italia protegge la libertà di navigazione nel Mar Rosso. L'analisi di Caffio
Le navi italiane continueranno a pattugliare lo stretto di Bab el Mandeb, nonostante gli attacchi degli Houthi, ha detto il ministro Crosetto riaffermando un ruolo ineludibile del nostro Paese. Lo sforzo della Marina in scenari oltremare andrebbe considerato nella ripartizione delle risorse della Difesa. L’analisi dell’ammiraglio Fabio Caffio
Gli Usa a guardia dello Stretto di Hormuz? Perché per Caffio è un ritorno al passato
Gli Stati Uniti come custodi dello Stretto rappresentano un ritorno al ruolo storico di garanti mondiali della libertà di navigazione. Incomprensibili però le richieste di compenso per un’attività che le Marine sono tenute a svolgere per istituto. Sarebbe il momento per i volenterosi di concertare con gli Usa la loro missione di peace-keeping navale nello Stretto
Hormuz, cosa cambierà davvero con l’intesa tra Usa e Iran
La riapertura di Hormuz non è un ritorno al passato. Ora che Teheran ha rafforzato le sue pretese territorialistiche lo stretto è meno internazionale. Il silenzio dell’Oman complica la situazione. I Paesi del G7 insistono giustamente sull’incondizionata libertà di navigazione. Il ruolo dell’Italia. L’analisi dell’ammiraglio Fabio Caffio
Sicurezza underwater, a Singapore si certifica il modello italiano. L'analisi di Caffio
Il Forum dello Shangri-La Dialogue tenutasi a Singapore conferma la validità del modello italiano sulla sicurezza subacquea basato sul ruolo di deterrenza della Difesa, sulla cooperazione internazionale e sulla collaborazione pubblico-privato nella protezione delle infrastrutture critiche subacquee. L’Italia è già avanti col Polo nazionale della subacquea e con la costituenda Agenzia che fanno perno sulla Marina
Quale accordo per riaprire Hormuz. L'analisi di Caffio
Possono Usa e Iran concordare unilateralmente la riapertura di Hormuz? Di fatto questo è possibile sul piano di intese sulla cessazione delle ostilità. Ma poi, possono sminare le acque omanite e concordare condizioni per il transito dal versante iraniano? Lo status giuridico dello Stretto porta a ritenere necessario – in assenza di una risoluzione Onu – un impegno multilaterale che coinvolga quantomeno gli attori regionali
Fino a quando sarà tollerato il caos di Hormuz? Il commento di Caffio
Gran confusione ad Hormuz dopo il cessate il fuoco. Gli Stati Uniti ne chiedono la riapertura ma nello stesso tempo sembrano realisticamente accettare la pretesa iraniana ad un pedaggio. Russia e Cina hanno votato contro una risoluzione del Consiglio di sicurezza su iniziative coercitive volte a ripristinare il libero passaggio. Le acque omanite sono minate ma Muscat tace. I volenterosi pianificano con calma le loro future attività di naval-peacekeeping nello stretto. La libertà di navigazione è comunque ancora principio non negoziabile. Scrive l’ammiraglio Fabio Caffio
Perché il confronto con la crisi di Sigonella dell'85 oggi non regge. Scrive Caffio
La posizione italiana sul non uso da parte Usa di Sigonella per scopi offensivi verso l’Iran ha una sua coerenza da valutare col metro della neutralità nei confronti del conflitto in atto. Superare questa soglia vorrebbe dire essere coinvolti quantomeno come “non belligeranti”. Ci sarebbero problemi costituzionali. Il radicale disimpegno spagnolo, anche se più politicizzato, appare motivato da analoghe ragioni. Inappropriato è il confronto col caso Sigonella del 1985















