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Francesco De Palo About Francesco De Palo

Giornalista professionista, analista, ghostwriter. Barese, laureato in giurisprudenza, il mio primo articolo è apparso nel 2000 su un quotidiano locale dove ho fatto la gavetta alla vecchia maniera. Scrivo per varie testate italiane di politica estera, Mediterraneo e temi connessi alla geopolitica. Sono corrispondente da Roma per il giornale greco Zougla e direttore responsabile di Mondogreco.eu. Ho pubblicato due libri: “Onde-diario di un immigrato” nel 2011 e “Greco-eroe d’Europa” nel 2014. www.fdpmedia.org

Cosa succede dopo che Trump ha detto sì al petrolio fantasma russo

Con questa mossa si offre la possibilità ai cento i milioni di barili di petrolio russo in giro per i mari del mondo di tornare protagonisti. Fortemente contraria l’Unione europea. Dal 2022 la Russia ha investito circa 10 miliardi di dollari nell’acquisto di petroliere di seconda mano, la maggior parte delle quali proviene dall’Europa. Hormuz resta un imbuto, ma le poche petroliere che passano sono dirette in Cina. Ancora mille le navi bloccate

Libano e Turchia, il doppio fronte di allarme tra guerra e migranti

Il Libano va tenuto fuori: il richiamo di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito è fondamentale, anche perché condiviso dai Paesi arabi. Intanto già 3 milioni di sfollati iraniani si stanno dirigendo verso la Turchia che è in allarme: numeri che fanno tornare alla mente il post guerra in Siria, con l’esodo sempre verso il suolo turco, poi mediato dall’accordo Merkel-Erdogan

Non solo Siria. Attenzione alle conseguenze della crisi in Iran nei Balcani

L’attacco hacker al Parlamento albanese, l’aspra polemica fra Croazia e Israele, il rischio ondate migratorie e il divieto iraniano sulle esportazioni di prodotti alimentari sono legate da un unico filo conduttore: la crisi iraniana potrebbe impattare sul costone balcanico, specialmente in quelle aree dove l’anti trumpismo è ben presente

Prove di voto per l’Eliseo? Come sono andate le amministrative in Francia

Il Rassemblement National guarda al modello-Meloni e rafforza il suo slancio nei comuni che già governava, aggiungendone di altri preziosi, mentre La France Insoumise ha ottenuto risultati inaspettati in diverse grandi città francesi, confermandosi asso pigliatutto del centrosinistra, avendo fagocitato sia i socialisti che i macroniani. Un assaggio di ciò che accadrà nel 2027 (se non prima)

Comunali e poi politiche. Bardella e Le Pen cercano lo scatto per la Francia di domani

La Francia vota alle amministrative, test decisivo per macroniani, destre di Le Pen‑Bardella e socialisti in cerca di rilancio. Parigi, Lione e Marsiglia al centro delle sfide più incerte. Sullo sfondo, polemiche per l’annuncio di Macron sulla nuova portaerei e il dibattito sulle spese militari

Crisi in Iran, così la fragilità delle catene di comando impatta sul conflitto. Parla Minuto Rizzo

Gli attacchi a Incirlik rilanciano il dibattito sul possibile ricorso all’articolo 4 della Nato, mentre in Iraq ed Erbil emergono segnali di una catena di comando iraniana poco coordinata. La crisi nel Golfo si complica, coinvolgendo G7, Paesi arabi e capacità militari europee, Italia inclusa. Intervista al presidente della Nato Defense College Foundation

Non solo attacchi, gli effetti (politici) a catena tra Usa Golfo e Medio Oriente

La sfida è evitare che la guerra contro l’Iran acceleri, paradossamente, il suo programma nucleare. Le pressioni di India, Cina, Russia e Lega Araba possono essere decisive. Intanto quasi un milione di libanesi è sfollato e cresce il timore di una nuova crisi umanitaria nel Mediterraneo, simile a quella siriana

Hormuz chiude? Festeggia Putin. Ecco servito il risiko del greggio

Il collo di bottiglia in corso a Hormuz se da un lato ha ridotto le esportazioni dal Medio Oriente costringendo le principali raffinerie a cercare alternative, dall’altro segnala una fortissima accelerazione della domanda da parte degli acquirenti. Come le aziende statali cinesi che si sono assicurate contratti a lungo termine, bloccando preventivamente barili scontati per i mesi estivi

Missili in Turchia e spie a Creta. La doppia mossa dell'Iran

La risposta di Ankara è rimasta improntata alla prudenza: la Turchia “non entrerà in guerra”. Allo stesso tempo, il governo ha voluto mandare un segnale di fermezza, ricordando di avere “tutte le capacità per difendersi”. Erdogan mantiene una postura fondata su un preciso “senso di responsabilità”, ma avverte che questa pazienza non sarà illimitata: “I responsabili dell’attacco devono essere identificati immediatamente ed episodi del genere non devono avere luogo”

Dal caso Zephyros alla base di Erbil. Il G7 studia come proteggere traffici e personale

Lo stretto di Hormuz è stato trasformato in una sorta di Vietnam in mare, dal momento che la reazione “guerrigliera” di Teheran e dei suoi fiancheggiatori si sta sviluppando per il tramite di piccoli ma letali attacchi mirati, che toccano interessi nevralgici come quelli energetici. I leader del G7 hanno concordato di valutare la possibilità di fornire scorte alle navi commerciali

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