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Una rivincita culturale e generazionale portata a compimento con la tenacia e l’orgoglio di chi è convinto di aver scelto la strada giusta. Un richiamo alla forza e alla dignità del Partito democratico mescolato alla voglia di aprirne le porte e di archiviare la parabola di un intero gruppo dirigente. Sono le note che hanno accompagnato, nella cornice del Teatro Obihall di Firenze, il primo intervento di Matteo Renzi nella veste di leader del Pd.

LA ROTTURA DELL’ESTABLISHMENT

Mai come in questo momento gli storici e più accaniti avversari interni del primo cittadino di Firenze possono percepire in modo tangibile lo scenario di una loro rottamazione. Perché la volontà del nuovo segretario, accolta dagli applausi fragorosi dei supporter venuti a Firenze, è far calare il sipario su una nomenclatura egemone e inamovibile negli ultimi vent’anni. Anche se nessuna parola viene riservata a quella parte di establishment partitico che in antitesi con le primarie 2012 ha deciso di appoggiarne la campagna. Ora comunque tocca alla sua generazione. Alla generazione, ricorda Renzi rivolgendosi al suo amico-competitore Pippo Civati, nata nella prima metà degli anni Settanta, che ha vissuto la prima rivoluzione telematica globale, che ha optato per la facoltà di Giurisprudenza all’indomani dell’assassinio di Rosario Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un mondo “orfano della politica”, che ha vissuto il genocidio in Ruanda e la strage di Sebrenica per l’ignavia, il cinismo, la complicità, l’indifferenza, l’inerzia della comunità internazionale e dell’ONU. Tocca ai quarantenni, dunque, riprendersi la politica che troppe volte li ha illusi e delusi e mettersi alla guida dell’Italia. Non per cambiare un gruppo di potere con un altro establishment. Ma per mutare nel profondo la natura dei partiti, l’essenza delle scelte di governo.

L’IDEA MODERNA DI SINISTRA E I DOSSIER ALITALIA E TELECOM

Il che richiede il ripensamento e il rilancio di un’idea moderna di sinistra. Perché, spiega il neo-leader del Nazareno, fino a oggi le forze progressiste si sono attestate sulla salvaguardia conservatrice dei ceti garantiti ignorando i lavoratori precari, le classi più dinamiche e innovative, i cassaintegrati. Perché non hanno voluto cambiare il panorama economico e finanziario italiano affermando le logiche del mercato quando era necessario, e realizzando privatizzazioni illusorie e fallimentari come per Telecom e Alitalia. Paradigma di un capitalismo di relazione in cui conta la connivenza con il potere politico. È la logica del “club degli amici degli amici per far carriera” che il nuovo Pd di Renzi rifiuterà e osteggerà con tutte le forze. Anche nei confronti del sindacato, chiamato a compiere uno sforzo di rinnovamento e moralizzazione.

LE RIFORME DEL NUOVO PD

Forza e convinzione costituiranno la cifra distintiva del Partito democratico nel primo appuntamento parlamentare di rilievo. Matteo Renzi è pronto a mettere in gioco la dignità e l’onore del Pd nella battaglia per una legge elettorale limpidamente orientata alla garanzia della competizione bipolare, della scelta sovrana e inequivocabile dei cittadini per il governo. A tutti i politici neo-centristi e agli esponenti dei poteri italiani ancorati all’orizzonte degli esecutivi di larghe intese permanenti, “entusiasti per la pronuncia della Corte Costituzionale che ha riportato in vita un meccanismo proporzionale”, il sindaco di Firenze promette che la loro festa finirà presto. Ma ancora una volta preferisce non entrare nel merito delle nuove regole, e non spiega se il Pd proporrà regole compiutamente maggioritarie di collegio, il modello in vigore nelle grandi città, o una versione corretta del Mattarellum. Più puntuale il progetto di riforme costituzionali indicate con urgenza: archiviare il bicameralismo perfetto abrogando il Senato come Camera elettiva investita del potere fiduciario verso l’esecutivo ed eliminare le province.

LA NUOVA SINISTRA DI RENZI

Renzi vuole tradurre in realtà l’idea di partito “alla Fausto Coppi” che l’ha sempre animato. Promette di indossare la fascia di capitano di una squadra senza correnti, in cui è pronto ad ascoltare tutti e a interloquire e dissentire con chi è portatore di convinzioni differenti. E a Gianni Cuperlo riconosce il valore di una battaglia limpida e leale, oltre “alle qualità che può trasmettere a chi ha vinto”. Rivendicando il calore e la passione dell’essere riformisti “come per tutta la vita ha dimostrato Nelson Mandela, il nuovo leader del Pd indica i fronti aperti e drammatici in cui la sua sinistra è pronta a lottare e sfidare le altre forze politiche: tutti coloro che vivono ogni giorno la sconfitta della crisi economica, le vittime cinesi dell’incendio nel capannone di Prato, la Terra dei fuochi, la Taranto dell’ILVA e Lampedusa – “cuore dell’Italia di cui non possiamo ricordarci soltanto quando ci sono le stragi” – i detenuti “presi in giro dai ripetuti preannunci di provvedimenti di clemenza”.

Passione e riformismo, ecco la nuova sinistra di Matteo Renzi

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Una preghierina per il "Sindaco Santo" di Firenze

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