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Continuano le proteste in Brasile. Le manifestazioni dei professori a San Paolo e Rio de Janeiro con cui i professori hanno rivendicato un incremento di salario si sono concluse in scontri con la polizia. Secondo il sito O Globo, più di 50mila persone erano in piazza per chiedere un aumento di stipendio. In principio la manifestazione si è svolta pacificamente. Dopo le sette di sera lo scenario è cambiato, perché a Rio de Janeiro sono state lanciate molotov contro alcuni palazzi pubblici e la polizia ha risposto con gas lacrimogeni. A San Paolo, invece, la protesta è finita con attacchi contro alcune banche e il Municipio da parte dei black bloc.

Sono due mesi che i professori chiedono un aumento di stipendio. I dialoghi con i rappresentanti del ministero per l’Istruzione non hanno avuto successo e ora si è scelta la protesta come forma di pressione. Secondo il corrispondente della Bbc a Rio de Janeiro, Wyre Davies, al Brasile non conviene questa cattiva pubblicità mediatica a meno di otto mesi dalla Coppa del Mondo 2014.

La protesta della classe media
Il governo del presidente Dilma Rousseff insiste nel dire che le autorità danno già risposte alle richieste dei manifestanti, soprattutto in materia d’istruzione e sanità. Ma i brasiliani non sono soddisfatti. Secondo un sondaggio del gruppo Datafolha, circa il 77% dei manifestanti sono giovani laureati di classe media. Vogliono città più organizzate, con servizi che funzionino, ospedali in buono stato e un sistema d’istruzione inclusivo e di qualità.

Le risorse ci sono, ma non sempre sono distribuite equamente. Il quotidiano americano New York Times ricorda che la Banca Mondiale ha identificato nel Brasile la settima economia più grande del pianeta. Ma è anche una delle società con le differenze più marcate tra redditi alti e bassi.

La crescita economica in Brasile ha contribuito a cambiare i destini di circa 40 milioni di persone, grazie a programmi sociali e sussidi. Ma alcuni casi di corruzione e il cattivo funzionamento dei servizi pubblici hanno scatenato rabbia contro la classe politica, oltre ad aumentare le tensioni sociali.

I Giochi olimpici a rischio?
Le proteste dello scorso giugno contro l’aumento del biglietto dei trasporti a San Paolo hanno compromesso fino all’ultimo minuto la realizzazione della Fifa Confederations Cup. Si temeva per la sicurezza dei partecipanti. Alla fine la situazione è rientrata e lo svolgimento della visita di Papa Francesco durante la Giornata mondiale della gioventù ha rassicurato gli organizzatori della Coppa del Mondo del 2014 e dei Giochi Olimpici del 2016.

Il Comitato olimpico internazionale ha espresso la sua preoccupazione di fronte alle difficoltà di ordine pubblico che affronta il Brasile. Non solo per l’indice di criminalità, ma anche per le proteste che hanno avuto luogo negli ultimi mesi e continuano a ripetersi.

In un rapporto confidenziale diffuso dal quotidiano O Estado de Sao Paulo, gli organizzatori hanno anche ammesso che ci sono “profondi ritardi nella costruzione delle strutture che mettono a rischio lo svolgimento dell’evento”.

Il documento fa l’elenco degli stadi incompiuti, la mancanza di risorse e sponsor e un “deficit cronico di stanze di albergo”.

Le stesse autorità brasiliane mettono in dubbio la capacità del Brasile di ospitare eventi internazionali di questa importanza. In un’intervista a Espn, il sindaco di Rio de Janeiro, Eduardo Paes, ha accusato di irresponsabilità il governo federale e ha detto che “è una vergogna che il Brasile ospiti i Giochi olimpici perché il Paese non ha una politica sportiva. Invece, ha molti problemi interni che aspettano di essere risolti”.

Brasile, perché le proteste mettono a rischio i Giochi olimpici

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