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Barack Obama terrà oggi una conferenza stampa. Si tratta di un appuntamento importante e non previsto ma reso forse indispensabile dopo le polemiche che stanno montando a Washington. Questioni interne e internazionali stanno offuscando la stella del Presidente degli Stati Uniti d’America al suo secondo mandato. E sono soprattutto le vicende di politica estera a tenere banco in queste ore. Non solo l’annullamento del vertice con Putin e l’accusa di impotenza nel “gestire” e risolvere il caso Snowden dopo la frana del precedente scandalo Wikileaks. A tenere alta l’attenzione critica degli americani c’è l’allarme terrorismo e la scelta di chiudere per più giorni circa 22 sedi diplomatiche. Ad essere messa in discussione non è solo la valenza strategica dell’Amministrazione (si vedano le polemiche relative alla gestione del dossier Egitto e del sostegno ai militari di Al Sisi) ma la capacità del Comandante in Capo.

L’eccesso di cautela che ha portato al “travel alert” e alla protezione del personale impiegato in ambasciate e consolati avrebbe avuto il costo di mostrare un volto della Nazione sfigurato dalla paura senza però ottenere la certezza del risultato di sventare definitivamente l’ipotesi di un attacco terroristico su larga scala. Secondo molti analisti citati dai media Usa, i piani di Al Qaeda potrebbero solo essere stati solo rinviati o, peggio, “raffinati”. Non solo, tutte le indiscrezioni emerse potrebbero aver messo in guardia i capi delle organizzazioni jihadiste suggerendo ulteriori cautele nelle comunicazioni. D’altra parte, Obama – messo dinanzi alla crudezza dell’evidenza di una minaccia così significativa – non aveva molte alternative.

Tutti gli scenari possibili rivelano la vulnerabilità delle scelte assunte. Se non avesse preso alcuna precauzione e ci fosse stato l’attentato, sarebbe stato accusato di essere stato un irresponsabile. Risulterebbe ugualmente criticabile se, avendo messo in campo misure di cautela così vaste nello spazio e così prolungate nel tempo, poi non si manifestasse alcun atto terroristico. E, peggio ancora, se nonostante tutti gli sforzi, Al Qaeda riuscisse nel suo obiettivo di morte. Comunque vada, per il Presidente non ci sono simulazioni che possano alleviare la sua esposizione politica e personale. Questo però non ha impedito ad Obama, ai suoi consiglieri, ai suoi ministri ed ai capi dell’intelligence di assumere delle decisioni, per quanto controverse. Governare significa anche avere la responsabilità di vite umane e la paura di questi giorni sono forse un segno di debolezza ma a noi piace pensare che sia invece il segno profondo della forza della democrazia.

Obama, il terrorismo, la paura e la democrazia

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