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Il Maggio Musicale sta per sprofondare verso la liquidazione. Il Carlo Felice di Genova è in piena crisi di liquidità. Altre fondazioni liriche sono commissariate e sulla strada per diventarlo. Al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali si sta lavorando ad un ‘fondo di emergenza’ di credito agevolato per teatri che presentino credibili piani di risanamento. L’intenzione sarebbe di portarlo al Consiglio dei Ministri di venerdì 2 agosto, ma non solo ci sono temi ancora più urgenti ma, da Via Venti Settembre, nonostante il Ministro sia un melofilo, si è fatto sapere che non se ne parlerà prima di settembre. Tanto più che a) non è chiaro chi sarebbe l’intermediario finanziario; b) si potrebbe aprire una vertenza con l’Unione Europea (unicamente a quella che portò allo smantellamento dei vecchi istituto di credito speciale)

Soprattutto, da un lato sovvenzionare questo o quel teatro comporta delicatissimi problemi politici (si legga il recentissimo saggio di Markust Tepe e Pieter Vanhusee A Vote at The Opera? The Political Economy of Public Theatres and Orchestras in the German States); da un altro, ci sono organizzazioni liriche che sono riuscite a mettersi in piedi con le proprie gambe e solo dopo il risanamento hanno avuto la meritata premialità.

Opera Festival 2013

E’ questo il caso del Festical Pucciniano a Torre del Lago, giunto alla 59 edizione, manifestazione a volte considerata con sufficienza perché in vasto teatro all’aperto (privo di un’acustica ottimale) e frequentata in gran parte dai turisti in Versilia. Due anni fa aveva perso quasi tutto il finanziamento pubblico (pare per una serie di errori materiali al Collegio Romano ed all’Arcus, ma era riuscita a vivere importando produzioni dalla Cina e dal Giappone, dove Puccini è venerato). Si parlò di Asian Aid alla lirica italiana. Un’indicazione eloquente comunque di come l’ esportar cantando possa fare da traino al ‘made in Italia’ e alla diffusione della cultura italiana all’estero in generale. Ora una legge la include tra le quattro manifestazioni italiane «di importanza internazionale» ed ha un supporto assicurato

La Tosca

La Tosca che ha debuttato il 26 luglio segna una svolta: sulla scia di Aix-en-Provence e Salisburgo, nella convinzione che solo cooperando si riesce a dividere i costi, la Tosca di Torre del Lago è una grande co-produzione internazionale, in cui hanno messo insieme le pro­prie risorse la Fondazione Puccini, il Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia, l’Opéra di Montecarlo, il Teatro Regio di Torino e il nuovo lirico di Tianjin in Cina. La formula delle grandi co-produzioni comporta una certa omologazione, ma è l’unica stra­da per far sopravvivere quel teatro in musica che richiede grandi organici
Pur se concepita per teatri al chiuso (dove si può meglio apprezzare la raffinatezza e l’innovazione dell’orchestrazione), Tosca di Puccini è opera favorita dai festival estivi in spazi all’aperto. Particolarmente interessante la regia e la scenografia di Jean-Louis Grinda e Isabelle Partiot-Pieri: poche strutture fisse ed un grande gioco di proiezioni e luci tali da potersi adattate a palcoscenici molto differenti. Spiccano il timbro chiaro ed il volume generoso di Marco Berti e l’abilità con cui Norma Frantini passa da ‘mezze voci’ a drammatici acuti. Promettente il giovane Raffaele Viviani nel ruolo di Scarpia. Puntuale la bacchetta di Alberto Veronesi, veterano della partitura (al pari dell’orchestra di Torre del Lago).

Il Rigoletto

Per celebrare il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, il Festival pucciniano di Torre del Lago, ha in scena, sino al 23 agosto, un nuovo allestimento di Rigoletto, appositamente pensato per essere ripreso da circuiti di teatri di tradizione ed anche all’estero (come è noto, la Fondazione collabora con gli altri teatri della Toscana e con quelli dell’Estremo Oriente. La regia è di Renzo Giacchieri e le scene sono firmate da Alfredo Troisi. Un impianto facilmente trasportabile e tale da piacere a chi ama l’opera ‘tradizionale’. L’ambientazione e la recitazione ricordano gli sceneggiati televisivi Anni Settanta ed incontrano il gusto del pubblico meno innovativo, in Italia e all’estero. La concertazione di Boris Brott (uno degli allievi prediletti di Bernstein) rileva grande tecnica nel mostrare i ‘blocchi’ di cui si compone la partitura. David Cecconi è un protagonista con grande volume ma da routine.
La novità sono i giovani per i due ruoli centrali di Gilda e del Duca di Mantova. Ekaterina Bakanova è un soprano lirico leggero fresco e svettante (da antologia il suo Caro Nome); sarà in autunno la protagonista de La Traviata a La Fenice. Francesco Demuro è un Duca baldanzoso. Alla seconda replica, ammalato, è stato rimpiazzato dall’ancor più giovane Angelo Fiore, praticamente catapultato sul palcoscenico senza prove. Nonostante qualche esitazione nella cavatina iniziale Questa o Quella, Fiore ha meritato applausi a scena aperta. Farà strada, sempre che non cada nella trappola di affrontare ruoli troppo ‘pesanti’ per la sua vocalità.

Teatro, alcune ricette per sopravvivere alla crisi

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