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Il voto sull’espulsione della senatrice grillina Adele Gambaro, rea di aver criticato Beppe Grillo, conferma l’immagine di un Movimento 5 Stelle spaccato in due.

La consultazione interna tra parlamentari si è conclusa con 79 voti favorevoli alla “epurazione”, 42 contrari e 9 astenuti. Ora a decidere sarà un sondaggio affidato al giudizio della Rete.

A stupire è però l’ormai conclamato rifiuto, da parte di una porzione importante di eletti a 5 Stelle, della leadership del comico genovese, non considerata più adatta nei modi e nei toni alla nuova fase “istituzionale” vissuta dal movimento.

Una ribellione, quella dei grillini, assolutamente prevedibile per lo scrittore e blogger Federico Mello, autore del recente saggio “Il lato oscuro delle stelle” (Imprimatur editore).

VITTIME DI SE STESSI
I pentastellati – analizza Mello in una conversazione con Formiche.net – sono vittime del loro stesso rifiuto delle regole democratiche. Prendiamo ad esempio il caso di Adele Gambaro. Ha criticato il leader, ma non mi pare ci sia una norma che prevede l’espulsione per chi critica Grillo. E allora perché la si mette sotto “processo”? La verità è che non solo questo movimento non ha regole, ma non vuole averne, perché significherebbe non essere più un partito padronale, dove c’è qualcuno che decide il bello e il cattivo tempo sulla base dei suoi desiderata. Più che un movimento, il 5 Stelle si sta configurando sempre più per quello questo è un Grillo fan club”.

IL BOOMERANG GRILLINO
Se da un lato non avere regole può tornare utile, dall’altro, però – fa notare lo scrittore e blogger – può anche ritorcersi contro. “Le sollevazioni interne dei dissidenti sono assolutamente nell’ordine delle cose in un movimento che rifiuta norme e codici di comportamento o che, quantomeno, li cambia di volta in volta in base a ciò che accade. Da che mondo e mondo – rimarca – la politica ha dei tempi e delle prassi che portano, anche in modo contrastato, al compimento di un processo decisionale, che non possono avvenire se non ci sono delle regole condivise e accettate da tutti. È a questo che servono: a trovare una sintesi. Quando parlano di altri partiti i grillini possono anche dire che le loro sono autoreferenziali norme della Casta, quando poi però bisogna compiere delle scelte al loro interno, non avere delle regole condivise costa caro. Tutti vanno per conto loro. E quando si è incapaci di decidere succede che ci si liquefà, proprio come stanno facendo i grillini“.

L’AUTOREFERENZIALITÀ DEL MOVIMENTO
Per Mello, qualunque sia la conclusione del processo alla Gambaro, l’aspetto più evidente del movimento di Grillo è l’incapacità di vivere in modo armonico l’esperienza nelle Istituzioni assegnatagli dal voto dei cittadini. “Anche se sono approdati in Parlamento – sottolinea – non hanno mai abbandonato la loro vena di antipolitica, che gli rende impossibile dialogare persino tra loro. Mi sarei aspettato che dalle loro riunioni emergessero ad esempio delle posizioni politiche chiare, al di là dell’espulsione. Idee che segnalassero una linea politica per il movimento. E invece anche i dissidenti non si capisce dove vogliano andare a parare. Sorge il dubbio che anche loro non siano così diversi dal capo che ora criticano e che facciano questo baccano solo per tenersi la diaria. Insomma tutto ciò che prima criticavano negli altri, si sta ritorcendo in modo ironico contro se stessi”.

Gambaro (M5S): il problema del MoVimento è Grillo (fonte video: Sky Tg24)

Caso Gambaro, Grillo e i grillini vittime di se stessi

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