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Il percorso delle riforme costituzionali è un cammino irto di ostacoli. Con la nomina dei 35 saggi che si occuperanno di formulare il disegno di legge di modifica dell’assetto istituzionale del Paese, il governo Letta si è incamminato su un sentiero del quale non conosce ancora i tempi di percorrenza né le salite, ma che ha riportato al centro del dibattito pubblico la modernizzazione della macchina dello Stato.
E per dare nuovo slancio all’Italia, superare le attuali istituzioni è un punto centrale per Claudio Petruccioli (nella foto), giornalista, già parlamentare del Pci ed ex presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai.
In una conversazione con Formiche.net Petruccioli spiega perché il Paese ha bisogno di puntare su nuovi modelli di governo, anche di carattere presidenzialista.

UNA NUOVA COSTITUZIONE
Per Petruccioli è da molto tempo che la Costituzione italiana dovrebbe essere adattata ai tempi nuovi. “La nostra Carta – rileva – è stata disegnata facendo riferimento a un sistema proporzionale. Ogni aspetto che regola la macchina dello Stato, i meccanismi decisionali e i processi politici è fatto per funzionare con quel modello. Solo che allora c’erano partiti forti che pretendevano – e ci riuscivano – di essere l’alfa e l’omega di tutto. C’era una sorta di regime partitico che riusciva, a fronte di un voto, a dare al Paese un governo e un presidente del Consiglio. Oggi questo non si riesce più a fare ed è quindi necessario indirizzare la democrazia su un modello che consenta la governabilità. Anche la Francia, prima della riforma gollista, era nella nostra stessa situazione. Poi ha deciso di sposare il semi-presidenzialismo, una scelta come tante, certo, ma pur sempre qualcosa. Il fatto che in Italia nessun tipo di riforma sia ancora stata realizzata la dice lunga sulla pochezza della sua attuale classe dirigente”.

UN PROBLEMA CULTURALE
Secondo l’intellettuale riformista, nel rifiutare il presidenzialismo i partiti appaiono divisi, ma sono in realtà più uniti che mai.
Non supporto il presidenzialismo a prescindere – spiega Petruccioli – ma non è vero che il centrodestra lo vorrebbe, mentre il centrosinistra lo rifiuta. La verità è che ci sono resistenze in entrambi gli schieramenti. E la ragione è puramente culturale. Cambiare modello significherebbe cambiare radicalmente anche la nostra società“.

LA POLITICA DELL’ALTERNANZA
Per Petruccioli, “i mutamenti non arrivano mai da soli” e con il presidenzialismo “in un colpo solo sarebbero costretti a rinnovarsi la politica, i sindacati, le imprese, i cittadini stessi. Invece tutto in Italia è strutturato secondo un meccanismo di tipo “contrattualistico”, che la porta inevitabilmente a trovare convergenze al centro. È un problema antico. È il consociativismo che si fa prassi e lo fa nel mezzo, nel punto di equilibrio, quello che fa dire: “Va bene, forse non vincerò, ma se ottengo un buon risultato farò pesare il mio pacchetto”. È per questo che i governi si fanno e si faranno sempre al centro finché qualcosa non cambierà. Ora noi dobbiamo solo chiederci se trarremmo giovamento da una politica che porti a una vera alternanza. Io credo che un piccolo assaggio lo abbiamo avuto negli ultimi vent’anni. E penso anche che la risposta sia sì: il semipresidenzialismo farebbe bene all’Italia”.

Le riforme istituzionali. Le voci dei protagonisti (fonte video: La7)

Perché serve una svolta presidenzialista

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