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L’Italia continua a essere il primo produttore europeo di armi sportivo-venatorie, coprendo il 60% dell’intera offerta comunitaria (il 70% se si considerano solo le armi lunghe da caccia e tiro) e il più importante Paese esportatore nel mondo di armi sportive, commerciali e munizioni: l’export tocca il 90% della produzione, apprezzata in particolar modo negli Usa, dove finisce quasi la metà (45%) delle armi esportate. A difendere il valore del settore delle armi e munizioni in Italia, tra produttori e fornitori, sono ben 2.264 imprese, 11.358 occupati che danno un valore della produzione (giro di affari) di 486.338.624 euro.

La ricerca

Questi sono i dati che emergono da una ricerca commissionata dall’Anpam (Associazione nazionale produttori armi e munizioni) sull’intero settore delle armi sportive e civili, alla Facoltà di economia dell’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo”, che ha impegnato gli analisti per quasi due anni e che traccia un bilancio del settore a tutto il 2011. Dati che saranno presentati alla 32ma Mostra internazionale armi sportive, Security e Outdoor, Exa, in programma alla Fiera di Brescia dal 13 al 16 aprile.

Il bilancio positivo

Dunque, il bilancio import-export per le armi è molto positivo, secondo lo studio: il 90% esportato si attesta a un valore di 239.901.126 euro, mentre le importazioni ammontano a 22.321.133 euro. Per le munizioni le esportazioni ammontano al 62,2% della produzione (131.089.884 euro il valore, a fronte dei 75.872.717 euro delle importazioni).

Se al valore della produzione di armi, accessori e componenti si sommano i margini dell’ esportazione di componenti e accessori, il margine dei distributori, quello delle importazioni, dei manutentori e l’Iva, si arriva a un valore del settore di 755.258.105 euro. Il valore dei settori collegati (domanda per caccia e tiro) ammonta a 3.840.042.696 euro mentre la relativa occupazione è di 42.889 addetti. Applicando a tutto questo il calcolo dell’ effetto economico indotto, si arriva a un valore del settore complessivo di 7.913.971.205 euro e un numero di addetti pari a 94.264.

Il valore della tradizione

Il valore economico del comparto armiero italiano e la sua ricaduta sull’economia, dice la ricerca commissionata dall’Anpam, sono spinti verso l’ alto anche dalle bassissime quantità di importazioni di materie prime (praticamente nulle), di contro a un’ elevata percentuale di esportazioni finali. Il settore è costituito da imprese di dimensioni medio-piccole (se si escludono un paio di realtà medio grandi per le armi e una per le munizioni), molto spesso di origine familiare. È un settore che si basa su una filiera che vede insieme eccellenze e tradizioni di tipo artigianale e artistico (pensiamo agli incisori) e strutture di avanguardia tecnologica.

“Grandi numeri ed elevata qualità costituiscono il differenziale positivo che le imprese del settore possono vantare nelle fiere di tutto il mondo, mentre sul fronte interno ci si scontra con una serie di vincoli burocratici e amministrativi che creano danni alla sua competitività, perché incidono in modo elevato sui tempi di produzione ed esportazione”, sottolinea l’Anpam. “L’Italia è, ad esempio, l’ unico paese europeo ad applicare il Codice di condotta alle armi sportive, fatto che appesantisce la filiera, come anche l’obbligo di svolgere la bancatura (prova) delle armi presso il banco di prova centrale, mentre le industrie potrebbero farlo presso i propri stabilimenti, risparmiando sull’elevato costo di un trasporto tra l’ altro molto pericoloso”, ha aggiunto.

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