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Più difesa per l’Europa. Se ne discuterà da domani, e per due giorni, a Roma. Il seminario congiunto dei ministeri degli Esteri e della Difesa riunirà nella capitale esperti di politiche per la sicurezza, civili e militari, in una sessione preparatoria del Consiglio europeo sulla Difesa in agenda a dicembre. Sul tavolo l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sia tra i partner comunitari sia tra quelli atlantici sul contributo che il rafforzamento della difesa europea darà con uno sguardo rivolto alle esigenze e agli obblighi Nato.

La due giorni romana si concentrerà principalmente su quattro punti: le priorità europee strategiche e geopolitiche nelle missioni e nelle operazioni di sicurezza comune; l’integrazione tra civili e militari; l’integrazione europea in tema di formazione e addestramento; l’innovazione per finanziare e formare le capacità di difesa comune europea.

Tra i partecipanti l’ex capo di Stato maggiore congiunto, Vincenzo Camporini, Patrick Maisonnave, direttore per gli Affari strategici e la sicurezza degli Esteri francesi; l’omologo rumeno Cristian Istrate, il generale Ignazio Stefano Panato, il tedesco Alexander Weis, già direttore dell’Agenzia europea per la Difesa.

Prima del seminario alla Farnesina, la difesa comune europea è stata nelle scorse settimane uno dei nodi dell’incontro a Varsavia dei Paesi del gruppo Visegrad, ossia il blocco dell’Europa centrale e orientale che riunisce Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Incontro cui oltre ai leader dei quattro Paesi dell’Est hanno partecipato anche il presidente francese, Francois Hollande, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, preceduto dal vertice tra i rispettivi ministri della Difesa. Conclusione: sullo sfondo della crisi che ha un impatto sulle spese per la difesa, il rafforzamento della cooperazione militare è necessario. Inoltre la politica comune di sicurezza dovrà passare anche da un’accresciuta collaborazione con la Nato.

Priorità di cui si era parlato anche all’ultimo vertice dell’Alleanza a Bruxelles, durante il quale la parte statunitense aveva chiesto maggior impegno agli alleati europei. D’altronde, come si legge in uno dei documenti messi a disposizione sul sito del ministero degli Esteri, la cosiddetta “non Europa” nella difesa, ossia la mancanza di una struttura europea integrata e di un mercato della difesa comune hanno dei costi. Costi che hanno una dimensione tanto economica quanto strategica, spesso difficili da calcolare in cifre, sebbene una stima possa aggirarsi attorno ai 120 miliardi di euro, ossia metà di quanto l’Europa spende in materia.

E maggiori sono i costi strategici, prima tra tutti la persistente dipendenza dal sostegno statunitense e le ripercussioni sull’influenza a livello globale. Tra le cause va annoverata la mancata integrazione delle Forze armate: 27 nell’Unione che rispondono a 27 diverse catene di comando, sono addestrate a livello nazionale (con l’eccezione di esercitazioni multinazionali), sono armate in proprio. Il risultato è la duplicazione di livelli amministrativi e strutture e si ripercuote anche in un mercato della difesa frammentato sia nell’offerta sia nella domanda.

Più Europa per la difesa

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