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Ancora un nulla di fatto sulla convocazione del Conclave per l’elezione del nuovo Pontefice. La terza riunione della Congregazione dei Cardinali infatti non ha ancora deciso la data di inizio del Conclave. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, durante la conferenza stampa di oggi, ha assicurato che i cardinali ne hanno parlato ma non hanno fretta di decidere.

“Non ho sentito fare nessuna proposta di un giorno preciso per stabilire con il voto una data (per l’avvio del Conclave, ndr), è prematuro fare oggi una previsione sulla data, domani o il giorno dopo vedremo. Mi sembra, per quella che è la mia percezione, un tema aperto”. Al momento resta in piedi l’ipotesi dell’11 marzo quale data per l’inizio del Conclave, ma padre Lombardi ha spiegato che “la congregazione dei cardinali vuole capire quanto tempo può avere bisogno per una adeguata preparazione alla decisione così importante del Conclave, senza affrettare le cose. Per questo non mi sento in nessun modo di fare previsioni sul giorno in cui venga deciso la data”. Il gesuita ha sottolineato che nel 2005 i cardinali decisero la data del 16 aprile di avvio del Conclave il sette o otto di aprile “perché sapevano che fino al 16 novembre c’erano i novendiali”, i nove giorni di esequie per Giovanni Paolo II.

Cardinali elettori quasi tutti a Roma 

Intanto i cardinali elettori sono quasi tutti arrivati nella Capitale. Se ieri i porporati aventi diritto al voto, ossia coloro che alla data della sede vacante avevano meno di ottant’anni, erano 103, oggi sono 110. Al “plenum” ne mancano ancora 5 cardinali, che sono attesi per domani mattina. Per stabilire però la data del conclave, ha precisato Lombardi, “non è necessario che siano presenti tutti i cardinali”, spiegando che “i cardinali capiranno se ci sono assenti che è bene aspettare ancora”.

Il timore di un Conclave lungo

In realtà dietro la scelta di ritardare ogni decisione aleggia il timore dei cardinali di avere un Conclave lungo. Meglio quindi discutere adesso per poi avere, in tempi brevi, una fumata bianca. “Molti cardinali sono preoccupati che se non c’è tempo sufficiente nelle Congregazioni Generali, se si taglia il tempo per la discussione, allora il conclave potrebbe allungarsi”, ha detto ai giornalisti l’arcivescovo di Boston, Sean O’Malley. “Ovviamente la legislazione vigente ci dà al massimo venti giorni di tempo e l’esperienza mostra che di solito non sono necessari, ma la sensazione è che i cardinali vogliono avere abbastanza tempo per le congregazioni generali: discernimento, preghiera, riflessione, raccogliere informazioni”.
Per lo stesso motivo quindi, si è deciso di convocare le Congregazioni generali solo al mattino, diversamente da ieri quando sono sono tenute due riunioni, in mattinata e nel pomeriggio. “I cardinali vogliono riflettere bene per capire, approfondire, avere tempo a disposizione senza affrettare le cose”.

Funzionamento della Curia e Vatileaks al centro dei dibattito

Le attività della Santa Sede e dei diversi dicasteri, i loro rapporti con gli episcopati, il rinnovamento della Chiesa alla luce del Concilio vaticano II, la situazione della Chiesa e le esigenze della nuova evangelizzazione nel mondo nelle diverse situazioni culturali”. Sono questi secondo padre Federico Lombardi, gli argomenti trattati stamane alla terza congregazione generale dei cardinali.
A chi gli chiedeva se i cardinali hanno parlato dello scandalo Vatilleaks, il gesuita ha risposto: “Non posso dire quali sono i contenuti degli interventi, posso solo dire che sono stati molto vari, da tutte le parti del mondo, e naturalmente trattano tanti argomenti diversi. In questo tipo di dibattiti c’è ampia libertà, ognuno pone diverse questioni, anche di attualità, e come ho detto si è parlato anche dei problemi della Chiesa nel mondo, dei problemi relativi alle attività della Santa Sede, di tante cose. I cardinali sono liberissimi di parlare”.
Il cardinale di Boston, Sean O’Malley, uno dei papabili nella successione a Benedetto XVI, sul tema ha riconosciuto che “certamente c’è molta riflessione nel mondo cattolico sulla governance della Chiesa e su come la burocrazia può effettivamente aiutare il Papa. Vatileaks – ha detto O’Malley in risposta ad una specifica domanda dei giornalisti – è stata una headline molto a lungo. Non so quanto sarà importante per i lavori del Conclave. L’importante è che i cardinali condividano le informazioni per fare questa importante decisione”.

Il telegramma al Papa emerito

La novità del giorno però è l’insolito telegramma dei cardinali con destinatario Benedetto XVI. Il testo, a nome del cardinale decano, Angelo Sodano, i cardinali esprimono verso Joseph Ratzinger il loro “devoto saluto” e la loro “gratitudine” che vuole “rappresentare la riconoscenza di tutta la Chiesa per l’instancabile lavoro svolto nella Vigna del Signore”. I membri del Sacro Collegio chiedono anche al “Papa emerito” di pregare “per loro, come per tutta la Santa Chiesa”.

Secondo Scola ora serve “scatto di verità e responsabilità”

“La rinuncia di Benedetto XVI al ministero petrino e l’attesa orante del nuovo Papa domandano a tutti noi uno scatto di verità e responsabilità”. E’ quanto ha affermato il cardinale Angelo Scola, uno dei favoriti per l’elezione del nuovo Pontefice, nel messaggio inviato in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico dell’Università Cattolica. “Nello specifico del nostro ‘qui e ora’ – prosegue l’Arcivescovo di Milano – si tratta di rinnovare con forza la consapevolezza dell’identità e dell’orizzonte cattolico dell’Università e della sua missione accademica ed educativa”.

Tattiche, riunioni e tempistica in vista del Conclave

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