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Le confessioni di Oscar Giannino. Ospite di In Onda su La 7, il leader di Fare per Fermare il declino e candidato premier ha rivelato: “Nelle scorse settimane sono stato contattato da tre singoli emissari, rispettivamente dell’area di Berlusconi, di quella di centro di Monti, del centrosinistra di Bersani. Tutti mi hanno fatto, chissà per quale misteriosa cabala, la stessa offerta: cinque posti sicuri per la nostra lista se apparentati con loro. Ho detto di no a tutti perché non cerco qualche posto di potere. Voglio molto di più, voglio cambiare il Paese”.

Nei giorni scorsi, Giannino aveva provato fino all’ultimo un’alleanza con i montiani. Nella conferenza stampa in cui il nuovo movimento presentava il simbolo, il giornalista aveva spiegato: “La nascita pochi giorni fa dell’iniziativa di Monti mi ha obbligato a un ultimo tentativo. Perché fosse evidente a chiunque che non siamo chiusi ad alcuna verifica programmatica, visto che Monti aveva annunciato un’agenda in cantiere”, ha scritto Giannino. Ecco le richieste inevase: “Ho fatto presente che per noi restava irrinunciabile l’abbattimento del debito attraverso dismissioni pubbliche, i 6 punti di Pil di spesa pubblica e i 5 punti di pressione fiscale in meno in 5 anni, come lo scioglimento dei conflitti d’interesse, il riorientamento del welfare per giovani e donne, liberalizzazioni decise, il merito a cominciar dalla PA e una profonda revisione del perimetro pubblico. Ora, il tempo è finito. Nessuna risposta è venuta. Credo sia giusto così”.

Giannino ha preferito rimanere duro e puro e non piegarsi – secondo i vertici del movimento liberista – alle logiche di convenienza o di scambio con gli altri partiti. Del resto l’aveva detto fin dall’inizio, al centro c’è solo la sua agenda.

Dalle pagine di Libertiamo.it, in una lettera aperta, Lucio Scudiero era arrivato addirittura a immaginare un patto tra i liberali Monti, Giannino e Pannella chiedendo loro di siglarlo subito. Ma anche in questo caso nessuna risposta. Oggi da Twitter è pure la “zanzara” Giuseppe Cruciani (che esprime spesso sintonia e simpatia con il partito turbo liberista e per Giannino) a ribadire che correre da soli è una strategia sbagliata: “Lo voterò perché fuoriclasse, ma resto della mia idea. @OGiannino doveva allearsi con quelli più vicini, portare rivoluzione in Parlamento”.

La sfida è dura e Giannino lo sa bene: “La verità è che, grazie a questo schifo di legge elettorale che ci ritroviamo, o riusciamo a fare un 4% alla Camera o in tre regioni dovremmo essere bravissimi a superare l’8%. In caso contrario, la nostra sarà stata un’operazione di pura testimonianza”.

Un sondaggio di Lorien Consulting evidenzia però che il bacino a cui può aspirare Fid è al 6% (anche se attualmente prenderebbe l’1,9% delle intenzioni di voto). Per questo il direttore di Italia Oggi Pierluigi Magnaschi commentava in un editoriale: “Giannino si è presentato nella competizione elettorale in pratica da solo, con le sue sole idee. Ha rifiutato fusioni o accorpamenti che magari avrebbero potuto gratificarlo personalmente, ma che avrebbero diluito la sua autentica ispirazione liberale che contrasta con quella degli altri movimentini di centro, interessati solo a sopravvivere. Questo isolamento sembrava lo portasse alla emarginazione. E invece i dati Lorien dimostrano che Giannino è più che mai in gioco”.

 

Giannino rivela: tutti mi vogliono ma nessuno mi piglia

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