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Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha presentato oggi un piano articolato in tre fasi per arrivare a una risoluzione politica del conflitto in corso nel Paese da 21 mesi, costato finora la vita a oltre 60.000 persone, secondo una stima Onu. Tuttavia, l’opposizione ha già respinto la proposta, mentre la comunità internazionale ha ribadito la richiesta al Presidente di lasciare il suo incarico per permettere una transizione politica.

Nel suo primo intervento pubblico da sette mesi, nella Casa delle Arti e della Cultura di Damasco, Assad ha innanzitutto dichiarato che è in atto un conflitto non tra il suo governo e l’opposizione, ma tra la Siria e i suoi nemici, che puntano alla divisione del Paese. Quindi, sostenendo che l’Occidente “ha chiuso la porta al dialogo”, ha respinto l’ipotesi di lasciare il potere, sostenendo che qualsiasi transizione debba avvenire nel rispetto della costituzione, ossia attraverso le elezioni.

Secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar, Assad avrebbe posto come condizione sine qua non per qualsiasi piano di pace di potersi candidare alla propria successione. Il suo mandato scande nel 2014.

Il piano presentato oggi al Paese e al mondo è articolato in tre fasi: la prima riguarderà “tutte le forze dentro e fuori il Paese interessate a una soluzione” e prevede che i Paesi che armano i “terroristi” smettino di finanziarli e che i combattenti mettano fine alle “operazioni terroristiche” per consentire il ritorno dei rifugiati. Solo allora, l’esercito siriano metterebbe fine alle proprie operazioni, mantenendo però il diritto di rispondere a ogni minaccia alla sicurezza nazionale. Una volta fatte tacere le armi, si procederebbe quindi alla creazione di un meccanismo che consenti di monitorare il rispetto degli impegni da parte di tutte le parti coinvolte.

La seconda fase prevede che l’attuale governo di Damasco presieda una “conferenza di dialogo nazionale” con l’obiettivo di redigere una carta costituzionale. Una carta che difenda la sovranità e l’unità della Siria, rigetti il terrorismo e “apra la strada al futuro politico della Siria”, ha detto oggi Assad. La Costituzione verrebbe quindi sottoposta a referendum. Nel rispetto della Carta costituzionale si terrebbero quindi elezioni parlamentari per la formazione di un nuovo governo che veda rappresentate tutte le componenti della società siriana. Assad non ha fatto riferimento, oggi, a nuove elezioni presidenziali.

La terza fase prevede la formazione di un nuovo governo nel rispetto della costituzionale, quindi “una conferenza di riconciliazione nazionale e un’amnistia generale a tutti i detenuti”, ha detto Assad. Si procederà poi con la ricostruzione delle infrastryutture distrutte e con i risarcimenti ai cittadini.

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