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Le incerte condizioni di salute del presidente Hugo Chavez trasformano l’esercito venezuelano nell’arbitro della transizione, nel più che probabile caso che il leader bolivariano non riuscisse ad assumere l’incarico, il 10 gennaio prossimo, riporta TmNews.

Come spiega il quotidiano spagnolo El Pais, le forze armate sono importanti non per la potenza di fuoco, quanto per il controllo logistico e amministrativo su numerose funzioni fondamentali dello Stato: tre portafogli ministeriali sono in mano a militari, e undici fra ex ufficiali e sottufficiali sono stati eletti due settimane fa governatori di altrettante province.

Inoltre, nelle mani dell’esercito rimangono le “missioni” – aiuti e sussidi ai cittadini più poveri – e le reti di distribuzione alimentare organizzate dal “chavismo” e base del consenso popolare. Per poter influire nell’evoluzione politica del Paese l’esercito non ha dunque bisogno di iniziative dirette: gli basta mettere a disposizione la struttura di controllo a chi deciderà debba succedere a Chavez.

I candidati in prima fila sono due: il vicepresidente Nicolas Maduro, designato “delfino” dallo stesso Chavez, e il presidente del Parlamento Diosdado Cabello: quest’ultimo potrebbe a lungo termine rivelarsi il vincitore dato che la maggior parte degli ufficiali di alto rango appartiene alla sua stessa classe di allievi dell’Accademia.

Una questione su cui tutti sono d’accordo è la necessità di seguire la via costituzionale, anche perché l’esercito non vuole un ripetersi degli spargimenti di sangue avvenuti ogni qualvolta i militari sono stati costretti a garantire l’ordine pubblico.

Un’ultima incognita è rappresentata poi dalla Milizia Bolivariana, che conta 120mila effettivi: con armamento leggero e scarsa organizzazione non rappresenta un pericolo militare per l’esercito regolare, ma è stata creata dallo stesso Chavez e si ritiene garante della Rivoluzione.

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