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Ci sono due anime sempre più distinte e distanti all’interno del Partito democratico. E due notizie di oggi le raccontano alla perfezione. C’è la corrente più a sinistra che ha trionfato alle primarie dei Parlamentari ed è alleata a Nichi Vendola. Proprio questa mattina il leader di Sel, intervistato da Unomattina, si è scatenato nel definire Monti “un massone”, l’eventualità di un ticket Monti-Bersani “spaventosa” e i super-ricchi, secondo Vendola, “devono andare al diavolo”.

Chissà cosa ne penserà dei disegni di Nichi, il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, che sarà candidato per la Lombardia nelle file del Pd. L’annuncio è stato dato oggi su Twitter mentre si tratterebbe di una bufala la candidatura del giornalista Beppe Severgnini. Quello di Galli è un nuovo nome che si aggiunge ai tanti volti di prestigio della società civile, dall’ex procuratore antimafia Pietro Grasso al vicedirettore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti, che Pierluigi Bersani intende inserire nel listino bloccato. Mucchetti come Galli (nonostante un passato da Pci rivelato da Formiche.net) appartenenti a quell’ala più liberal e lontana dalle narrazioni vendoliane.

Sarà per questo alleato ingombrante, sarà per l’irresistibile “salita” di Monti ma continua la diaspora verso la galassia centrista dei componenti più moderati del Partito Democratico. Anche Umberto Ranieri, ex sottosegretario agli Esteri nei governi dell’Ulivo ha deciso di dire addio al partito di Bersani per correre con il Professore, come riportato oggi dall’Unità. Lui come Pietro Ichino, Lucio D’Ubaldo, Giampaolo Fogliardi, Benedetto Adragna e Flavio Pertoldi.

Mario Adinolfi, anche lui deputato ex Pd ora vicino alle posizioni del premier, intervenendo al programma de la7 “L’aria che tira”, ha spiegato che “l’azione più meritoria di Mario Monti e della sua candidatura è quella di far emergere le contraddizioni di Pd e Pdl. Le coalizioni capitanate da Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno ciascuna al proprio interno linee antitetiche. Il Pdl ha votato tutti i provvedimenti del governo Monti e ora si allea con la Lega e tutta una serie di altri soggetti che fanno dell’opposizione al premier un punto d’onore. Il Pd ha lo stesso problema non solo con Vendola, ma anche al proprio interno: Fassina e Damiano la pensano all’opposto di Letta e Fioroni. Solo Mario Monti è alla guida di una coalizione che rivendica tutto intero il percorso riformista dell’ultimo anno. Le coalizioni di Bersani e Berlusconi, per usare la definizione dell’Economist, proprio per queste contraddizioni sono ‘unfit lo lead Italy’. Gli italiani lo sanno e il 24 febbraio decideranno di conseguenza”.

Bersani sta tentando di mettere d’accordo quelle anime nelle ultime ore frenetiche che precedono la presentazione delle liste. Il puzzle da comporre è complesso, dai “territori” arriva la richiesta di non anteporre i nomi “garantiti” a quelli che hanno fatto le primarie, ma il regolamento prevede che i capilista siano nominati dal comitato elettorale e poi c’è quel 10% di candidati che entrerà in lista in posti sicuri senza essere passato per le primarie. Il comitato elettorale avrebbe dovuto riunirsi questa sera alle 19.30, ma dopo contatti informali in giornata si è deciso di aggiornare l’incontro a domattina alle 10.

La Große Koalition? E' il Pd di Bersani con Vendola, Galli e...

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