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Il controllo e la sicurezza del settore bancario europeo entrano dalla porta di Bruxelles ed escono dalla finestra. L’accordo sull’Unione bancaria è stato raggiunto, ma restano zone d’ombra nella sorveglianza degli istituti europei. I criteri per cui la Germania si è battuta mettono infatti al riparo dallo sguardo della Bce le LandesBanken regionali, che giovano del rating tedesco ma presentano requisiti di patrimonializzazione ben al di sotto di quelli degli istituti dell’Europa del Sud, notano diversi osservatori.  E nel frattempo passano inosservate anche le pecche dei grandi istituti come Deutsche Bank.

I criteri stabiliti a Bruxelles

Il compromesso raggiunto prevede una supervisione bancaria integrata, operativa dal 1 marzo 2014, grazie alla quale la Bce potrà monitorare tutti gli istituti con asset superiori a trenta miliardi di euro (o di almeno il 20% del Pil del Paese di riferimento). Cifra che permette alle banche regionali tedesche, che hanno uno stato di salute affatto eccellente, di essere escluse dalla sorveglianza della Bce.

La soddisfazione tedesca

“E’ dunque passata su questo fronte la linea di Berlino, che non voleva intromissioni nel controllo degli istituti locali”, scrive oggi  MF/Milano Finanza. “La quasi totalità delle casse e delle Landesbank tedesche, che hanno legami con la politica locale e bilanci problematici, sono al di sotto delle soglie previste e perciò continueranno a essere vigilate dalle autorità tedesche. Non a caso – prosegue – l’intesa è stata definita ‘inestimabile’ dalla cancelliera Angela Merkel, in un incontro con i parlamentari tedeschi, che ha aggiunto: ‘Siamo riusciti ad assicurare gli interessi del Paese’”. “Secondo prime valutazioni, – sottolinea MF/Milano Finanza – tra le casse di risparmio soltanto la Sparkasse Hamburg avrebbe un attivo di oltre 30 miliardi, mentre la SparKasse KoelnBonn si ferma a 29,6 miliardi. Saranno così poche le banche tedesche sotto la lente Ue”.

Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble si è detto “soddisfatto anche perché è stata smorzata la capacità di intervento della Bce nei confronti degli istituti meno significativi. La Bce potrà dare ‘istruzioni generali’ alle autorità nazionali, ma non a ‘specifici istituti’, La Bce potrà ‘in qualsiasi momento, di propria iniziativa dopo consultazioni con le autorità nazionali, esercitare direttamente tutti i poteri rilevanti per una o più istituzioni di credito’”.

Le Landesbanken all’ombra della tripla A tedesca

Ma come è possibile che le banche regionali tedesche vivacchino con una leva finanziaria altissima e una patrimonializzazione minore di quella di istituti di Paesi in crisi? “Se battessero bandiera spagnola o perché no italiana, sarebbero da tempo nel mirino della speculazione finanziaria e costituirebbero una seria preoccupazione per le autorità internazionali – ha scritto agli inizi di dicembre in un articolo sul Sole 24 Ore il giornalista Fabio Pavesi -. Invece le banche regionali tedesche, le Landesbank, vivono pressoché industurbate, lontane dal clamore della crisi bancaria. Nessun riflettore acceso, nessuno che se ne occupa. In parte perché non sono quotate, ma soprattutto perché dietro di loro c’è la potente garanzia pubblica di Frau Merkel e della grande Germania”.

I dati sui subprime e sulla leva finanziaria

I numeri parlano chiaro. “Le principali banche locali – prosegue Pavesi – hanno esposizioni a rischio, secondo Moody’s per oltre 250 miliardi di euro. La metà di questi è concentrata sull’immobiliare commerciale, ma ci sono anche i vecchi subprime e consimili che continuano a stare parcheggiati nei bilanci per una quota che vale il 51% del patrimonio di base delle banche. Ancora più spiccato il peso sul capitale dei crediti a rischio nell’immobiliare e nella cantieristica che valgono rispettivamente il 134% e il 66% del Tier1 degli istituti. È la coda lunga non ancora metabolizzata della crisi avviata con l’esplosione dei mutui subprime”.

Per l’istituto del Baden-Wurttemberg “il capitale è di soli 10 miliardi su 373 miliardi di attivo, meno del 3%. Per la Nord Landes siamo a 7 miliardi di patrimonio su 225 miliardi di attivo. Valori irrisori. Basterebbe una svalutazione del 3% delle attività, un’inezia, per portare a zero il capitale”, conclude Pavesi.

Non solo banche regionali…

Ma il paradosso sulla situazione finanziaria delle banche tedesche non riguarda solo quelle regionali. “Banche meno grandi come volume di attività come le italiane e le spagnole – spiega ancora Pavesi – finiscono per avere più capitale in termini relativi. Come se debbano fronteggiare rischi maggiori. Ma le nostre banche e in generale quelle con attività tradizionale (prestare denaro) non sono quelle sul banco degli imputati per i buchi di bilancio arrecati da compravendite speculative su titoli e derivati”.

Esemplare il caso cui sarebbe incappata la Deutsche Bank. L’accusa (tutta da provare) di aver nascosto una perdita di 12 miliardi avrebbe provocato un terremoto sul capitale. Già perché il gigante tedesco ha patrimonio per soli 55 miliardi, meno di UniCredit, che vanta mezzi propri per 61 miliardi, che ha attività per 954 miliardi, mentre Deutsche ne ha per 2.200 miliardi”, conclude Pavesi.

Perché la Vigilanza europea soddisfa le dissestate banchette di Berlino

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