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Fonti di stampa riportano la notizia secondo cui Robert Mueller, Special Prosecutor che indaga sul Russiagate, avrebbe deciso di incriminare ufficialmente l’ex national security adviser del presidente Trump, Michael Flynn, per “aver deliberatamente e consapevolmente rilasciato dichiarazioni false e fraudolente all’FBI” sulle conversazioni intercorse con l’ambasciatore russo Sergey Kislayak nel corso della campagna elettorale del 2016.

Flynn dovrebbe comparire in tribunale non più tardi di venerdì mattina, fanno sapere dall’ufficio di Mueller.

Secondo quanto riferito, potrebbe dichiararsi colpevole già in udienza. Questo confermerebbe che l’ex consigliere per la sicurezza nazionale possa aver raggiunto un patteggiamento con l’ufficio del procuratore speciale. La settimana scorsa il team dei legali di Flynn ha, infatti, interrotto la condivisione delle proprie strategie difensive con i legali di Trump e qualcuno della squadra dell’ex NSA avrebbe incontrato i membri dello staff di Mueller lunedì scorso.

L’ex National Security Adviser sarebbe, dunque, il primo membro dell’amministrazione ad essere ufficialmente accusato di collusioni con il governo russo. La sua incriminazione succede a quelle nei confronti di altre personalità di spicco che hanno sostenuto Donald Trump in campagna elettorale.
Paul Manafort (capo dell’organizzazione della campagna di Trump) e il suo vice Rick Gates sono stati incriminati lo scorso mese. Ai loro nomi si aggiunge quello del controverso consigliere per la politica estera in campagna elettorale, George Papadopoulos, che si è dichiarato colpevole per aver rilasciato una falsa dichiarazione all’FBI sui contatti con funzionari del governo russo.

L’accusa contro Flynn è la prima a colpire un ex membro della Casa Bianca ed è segno evidente di una intensificazione dell’indagine, che potrebbe presto rivelare altre sorprese.

La supposta reticenza di Flynn ha fatto scattare una serie di eventi che alla fine avrebbero determinato l’attuale stallo nelle indagini su Trump: dopo la conversazione del 29 dicembre 2016 tra l’ex NSA e l’ambasciatore russo Kislyak (intercettata dall’intelligence statunitense), l’allora procuratore generale Sally Yates riferì alla Casa Bianca che Flynn “non sarebbe stato sincero” circa i rapporti con i russi.

Yates avvertì la Casa Bianca tra il 26 e il 27 gennaio e in seguito a questa circostanza Trump avrebbe invitato James Comey (ex direttore FBI) a cena il 27 gennaio per “chiedergli fedeltà”, fatto riportato alla commissione congressuale che indaga sul Russiagate in relazione al licenziamento dello stesso Comey.

michael flynn

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