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La preoccupazione per il riscaldamento globale va da tempo scemando. Le previsioni dei più accesi sostenitori della causa tardano a verificarsi e ogni nevicata aumenta lo scetticismo popolare, cosicché oggi si preferisce parlare invece di “cambiamento climatico” per non dovere precisare troppo bene quali dovrebbero esserne gli effetti. La natura però tira per la sua strada senza badare ai dibattiti umani. Il fenomeno esiste, il riscaldamento c’è, ma per ironia della sorte, una delle prime dimostrazioni concrete del fenomeno potrebbe avere tutto sommato un ritorno positivo. Lo scioglimento della calotta polare artica sta riaprendo il Passaggio a Nord, la rotta marittima che collega l’Asia all’Europa passando al di sopra della Russia.

È una notizia cattiva per gli orsi polari, ma buona per il commercio mondiale e forse perfino per l’ambiente. La rotta artica riduce di un terzo la distanza, i tempi e il consumo di carburante per i trasporti via mare con l’Oriente. Rispetto alla rotta a Sud attraverso l’Oceano Indiano e il Canale di Suez, la rotta polare – calcolata tra Yokohama e Rotterdam – è lunga solo 13.700 km: quella vecchia invece di 20.900 km. La prima nave mercantile a compiere il passaggio è transitata solo nel 2011.

Per adesso la rotta è aperta soltanto per un paio di mesi estivi e passano poche decine di vascelli all’anno, solo 18 nel 2016, rispetto ai circa 15mila transitati per il Canale di Suez. Però, secondo uno studio del Netherlands Bureau for Economic Policy Analysis, con il progressivo sciogliersi della calotta il Passaggio a Nord potrebbe essere aperto al transito per tutto l’anno già a partire dal 2030 o, al più, 2040. Per gli autori dell’analisi – Eddie Bekkers, Joseph Francois e Hugo Rojas-Romagosa – la piena apertura della rotta potrebbe innescare uno spettacolare ribaltamento dei flussi marittimi mondiali, compreso un drammatico declino dei passaggi dal Canale di Suez e dunque del traffico mediterraneo, tale da comportare una “riorganizzazione delle catene di fornitura” non solo tra l’Asia e l’Europa ma anche all’interno dell’Europa stessa.

Nel dettaglio, i tre si attendono una riduzione di circa il 66% dei transiti del Canale, con un impatto negativo per le economie mediterranee e positivo per i porti e le economie del Nord Europa, che invece potranno ampliare i commerci asiatici, riducendo però l’incidenza degli scambi con il Sud del Continente. Comunque sia, il Passaggio è, ad oggi, più un’ipotesi che una realtà compiuta. Gli ostacoli alla crescita del traffico non sono solo quelli dell’incerto restringimento della calotta polare. Le pesanti tariffe per il transito imposte dalle autorità russe ne scoraggiano l’uso, come anche le condizioni meteorologiche estreme e la mancanza di porti dove ripararsi in caso di avaria, due fattori che rendono molto alti i premi assicurativi per le navi che affrontano la rotta artica. Chi ci crede sono i russi, che hanno finora reagito in modo caratteristico con l’installazione di una prima base missilistica permanente sulla calotta polare e – l’annuncio è di pochi giorni fa – la messa in cantiere della prima nave rompighiaccio “da combattimento” del mondo. La “Ivan Papanin” potrà superare strati di ghiaccio alti fino a 1,5 metri e sarà armata con lanciamissili e un cannone navale.

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Come i flussi marittimi mondiali si ribalteranno

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