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E se fosse, questa volta, veramente l’inizio della fine per il partito populista Alternative für Deutschland (AfD)? Questo è perlomeno il messaggio tra le righe che sembra voler trasmettere il titolo a caratteri cubitali del tabloid Bild Zeitung, il quale recita: “Risultato choc dei sondaggi dopo il passo indietro di Frauke Petry”. L’articolo si riferisce a un sondaggio fatto subito l’annuncio di Petry, una dei leader dell’AfD, prosegue così: “Il ritiro di Petry dalle prime file del partito avrà ripercussioni negative secondo il 50 per cento degli intervistati mentre il partito, in un sondaggio dell’istituto Dimap, ha perso un altro punto percentuale, scendendo al 10 per cento”.

È sicuramente troppo presto per fare previsioni, certo è però che turbolenze simili a pochi giorni dal congresso del partito che si terrà domani, domenica 23 aprile, lasciano perlomeno intendere che potrebbero volare parecchi stracci.

Anche perché la decisione presa da Petry non è stata in alcun modo indotta o suggerita dal fatto di essere in attesa del quinto figlio. È invece frutto di uno scontro sempre più duro, consumatosi nelle ultime settimane. Uno scontro che avevano già visto per due volte Petry sconfitta su punti decisivi anche per l’autorità che è ancora (o non più) in grado di esercitare sul partito e la direzione dello stesso.

La prima sconfitta ha riguardato le sorti di Björn Höcke, capogruppo dell’AfD nel parlamento della Turingia, e capo dell’ala dell’ultra destra del partito. Alcune sue dichiarazione, tra queste quella che la Germania sia l’unico paese a porre al centro della propria capitale un monumento della vergogna (si riferiva al monumento in memoria dell’Olocausto) e che sarebbe giunta l’ora di rivedere la storia tedesca recente da un’ottica virata di 180 gradi, avevano creato molto scalpore nell’opinione pubblica e qualche imbarazzo anche nel partito. Petry ne aveva dunque chiesto l’esclusione, ma si era ritrovata in minoranza.

Anche la sua idea di un solo candidato di punta dell’AfD (preferibilmente lei stessa) alle politiche di settembre è stata bocciata. I delegati hanno votato per un duo o un gruppo. Tutti questi contrasti l’hanno dunque indotta a togliersi dalla prima linea, come lei stessa ha spiegato.

E poi c’è un altro aspetto sul quale hanno titolato i principali quotidiani. E cioè che il passo indietro di Petry sgomberi il campo a ultraradicali del partito, cioè a gente come Höcke o come Alexander Gauland. Quest’ultimo, oggi signore 76enne, è stato a lungo un esponente di spicco della CDU, passato nel 2013 all’AfD. Da allora si è vieppiù radicalizzato anche lui, senza disdegnare – se utili alla causa – dichiarazioni dal retrogusto xenofobo.

Tra i commenti più interessanti in proposito merita di essere ripreso quello del quotidiano Die Welt dove si legge: “Frauke Petry è stata molto più battagliera dei ‘cosiddetti’ moderati, motivo per il quale ora gli è stato presentato il conto. I politici dell’AfD vengono in linea di massima valutati secondo lo schema o sono la pesta o sono il colera. Uno schema applicato ovviamente anche ai vertici, per cui poco importa chi guida l’AfD, tanto sono tutti egualmente impresentabili. Ma chi ragiona in questo modo, dimentica che ci sono anche malattie peggiori. Detto altrimenti e più concretamente: Frauke Petry perlomeno una una chance di guarigione l’avrebbe ancora avuta. Certo questa politica 41enne rappresenta una posizione politica assai problematica: ha cercato l’alleanza con Marine Le Pen del Front National, così come con i nazionalisti russi anti Occidente. Non ha mai ritenuto fosse un problema usare termini di chiara matrice nazionalsocialista quale ‘völkisch’ (letteralmente nazionalista, ma con una connotazione fortemente etnica), e ancora le più bieche espressioni islam fobiche. Detto questo, Petry ha avuto il coraggio – e la capacità di giudizio – di opporsi agli elementi più radicali del partito […] Il conto di questa sua offensiva a viso aperto le è stato presentato già da un po’ di tempo. Ora Petry è di fatto fuori dai giochi. Le sue richieste di maggior moderazione programmatica verranno molto probabilmente liquidate al congresso di domenica. E gli elettori? Beh, ad alcuni mancherà. Ma i più penseranno: che importa chi guida il partito”.

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Tutti i subbugli destrorsi che squassano AfD di Petry in Germania

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