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La bocciatura a scuola, il bullismo subìto per anni durante il liceo, la depressione. Sono probabilmente questi i moventi – secondo gli investigatori – che hanno spinto il killer di Monaco ad aprire il fuoco nel McDonald’s dell’affollatissimo centro commerciale Olympia, in una zona residenziale della capitale della Baviera, causando diversi morti e feriti, di cui molti minorenni. (Qui la ricostruzione dell’attacco tramite i video diffusi in rete).

INIZIALE CONFUSIONE SULL’IDENTITÀ DEL KILLER

Fino a qualche ora fa c’era assoluta confusione sull’identikit dell’assassino, che si pensava addirittura fosse entrato in azione assieme ad un commando di terroristi: miliziano dell’Isis? Esponente dell’estrema destra tedesca? Alla prime luci dell’alba i tasselli del puzzle hanno iniziato a ricomporsi svelando l’impensabile.

COME HA AGITO ALI SONBOLY

È stato Ali Sonboly, 18 anni, residente a Monaco con il doppio passaporto, tedesco e iraniano, a scatenare il panico nel venerdì dello shopping della città bavarese. Nessun complice, Ali ha agito da solo e aveva con sé solo una pistola Glock 9mm con matricola abrasa con cui ha iniziato a sparare prima fuori dal centro commerciale per poi continuare la carneficina all’interno. Ferito da un poliziotto in borghese, è fuggito ed è stato trovato morto in una stradina laterale, probabilmente suicida. Il rinvenimento del corpo è avvenuto intorno alle 20.30 ma l’allarme è rientrato solo intorno all’una di notte, quando la polizia ha escluso che ci fossero altre persone armate in circolazione. Il killer aveva con sé uno zaino, dove sono stati trovati 300 proiettili: non si sa ancora come se li sia procurati, insieme all’arma, visto che non aveva un porto d’armi.

CHI ERA ALI SONBOLY

Ali Sonboly era figlio di un tassista e di una dipendente di un negozio della zona. Viveva con i genitori nel quartiere di Maxvorstadt, a nord-ovest del centro e a sud-est del luogo della mattanza. Secondo le prime indiscrezioni, il 18enne amava i videogiochi sparatutto ma soprattutto avrebbe dimostrato una malsana ammirazione per Tim Kretshmer, il 17enne tedesco che nel 2009 aveva fatto irruzione con un fucile automatico nella sua scuola a Winnenden, a 20 km da Stoccarda, ammazzando 16 persone tra alunni e insegnanti, prima di togliersi la vita.

LE TESTIMONIANZE DI CHI LO CONOSCEVA

Il giornale tedesco Bild ha scritto che il ragazzo frequentava una scuola nei pressi di casa e cita un suo vicino che lo aveva visto anche ieri: «Abitava vicino a me, lo conoscevo – ha spiegato il ragazzo –, un mio amico era suo compagno di classe e diceva che era un tipo tranquillo». Un’altra vicina ha aggiunto: «Era una brava persona, un buon tipo. Non l’ho mai visto arrabbiato né ho mai saputo di suoi problemi con la polizia o con il vicinato. Sorrideva sempre come una persona normale».

LA VENDETTA CONTRO ANNI DI BULLISMO SUBÌTO

Ad aggiungere qualche importante particolare, un vecchio compagno di classe dell’attentatore suicida, che in esclusiva al Daily Mail ha raccontato: «Conosco questo tipo, si chiama Ali Sonboly. Era nella mia classe. Facevamo sempre del mobbing contro di lui a scuola. E lui diceva sempre che ci avrebbe uccisi», recita il post. Lo aveva ripetuto anche all’uomo che ieri pomeriggio, riprendendolo con una telecamera da un balcone di un palazzo contiguo al luogo della strage, lo aveva insultato: «Sono di qui, sono nato in Germania, in un quartiere povero dove vive gente che percepisce sussidio pubblico». E ancora: «Sono stato bullizzato per anni, ora ho una pistola per stendervi tutti». E quando confessa di «essere stato in cura», il cittadino ribatte: «Quello è il posto in cui dovresti stare, in cura psichiatrica. Ma cosa vuoi fare con quella pistola?», gli domanda. «Non ho ancora fatto niente», e poi iniziano le prima raffiche.

SMENTITO IL LEGAME CON ISIS

La polizia bavarese, nel corso di una conferenza stampa, ha ribadito che «non c’è alcun rapporto con l’Isis». Si è trattato di pura «furia omicida», dicono le autorità tedesche. Ed è esclusa anche qualsiasi motivazione di carattere politico: «Si tratta di un attentatore che si è formato da solo», che soffriva di crisi depressive, ricoverato nel 2012 proprio in seguito ad alcuni atti violenti, spiegano gli inquirenti.

Si era sottoposto a «terapia psichiatrica», curato per depressione, ha aggiunto il procuratore di Monaco Thomas Steinkraus-Koch. La polizia lo conosceva penalmente come vittima perché picchiato da tre ragazzi nel 2010. Nel 2012 era stato vittima di un furto. Il libro che aveva sul comodino si intitolava: “Follia in testa, perché gli studenti uccidono”, ma gli inquirenti non hanno prove che possa essere stato fonte di ispirazione per la strage. Nella stanza del ragazzo perquisita nella notte, infatti, non è stato trovato niente che «possa far risalire alla progettazione dell’attentato», dice la polizia.

IL PROFILO FAKE E L’INVITO AL MC DONALD’S

Resta solo il mistero su un finto annuncio pubblicato su Facebook che offriva cibo gratis al ristorante McDonald’s preso di mira venerdì dall’attentatore, proprio nel momento in cui il ragazzo si trovava nel locale. Si ipotizza che il killer avrebbe creato a giugno un falso profilo FB, con il volto di una donna mediorientale, che diceva di vivere a Starnberg, e che avrebbe accumulato diversi amici e seguaci, soprattutto tra i suoi compagni di scuola. Selina Akim, la finta identità, avrebbe invitato venerdì diversi amici ad andare da Meggi (al McDonald’s) all’OEZ (il centro commerciale Olympia) intorno alle 16:00: «Ti offro qualcosa se non è costoso», si legge nel post. La polizia tedesca sta cercando di capire se ci sia la mano di Ali Sonboly dietro questo falso profilo.

Chi era Ali Sonboly, l'attentatore di Monaco

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