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In un momento di grande tensione per l’eurozona, la Spagna sembra avere dato una lezione di anti-populismo, come spiegato da Umberto Minopoli su Formiche.net, e scelto la stabilità. Dopo sei mesi senza governo, il 26 giugno gli elettori sono tornati alle urne e hanno confermato la preferenza per il Partito Popolare, che ha ottenuto il 33 per cento dei voti (137 seggi) e 14 parlamentari in più rispetto alle elezioni del 20 dicembre scorso. Ma, anche questa volta, il Partito popolare non ha ottenuto la maggioranza assoluta, necessaria per governare da solo.

IL VOTO UTILE PER FERMARE PODEMOS

Il dato principale rilevato dagli ultimi risultati elettorali riguarda sicuramente il cosiddetto “voto utile”. In una conversazione con Formiche.net, Paloma Román, direttrice del dipartimento di Scienze politiche e amministrazione dell’Università Complutense di Madrid, ha spiegato come gli spagnoli abbiano offerto il voto al Pp di Rajoy per rendere utile la loro scelta e fermare, così, l’avanzata di Podemos. “Questo voto utile è un voto di paura che cerca di bloccare la crescita di Podemos. Gli elettori hanno risposto al messaggio della campagna elettorale di Rajoy”, ha detto Román.

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FUGA DI VOTI DA CIUDADANOS

Molti dei voti utili guadagnati dal Pp, a partire da dicembre, sono stati sottratti a Ciudadanos, secondo l’analista: “In queste elezioni non ha avuto peso la gestione del Pp al governo, ma i sei mesi di stagnazione dalle elezioni del 20 dicembre. Alcuni elettori sicuramente hanno giudicato male il fallimento di Ciudadanos, nel tentativo di formare un governo, e la ricerca di un’alleanza con il Psoe. E il loro voto è andato al Pp”.

IL FALLIMENTO DI IGLESIAS

Il “sorpasso” di Podemos sul Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe), previsto da quasi tutti i sondaggi, non si è verificato. Il gruppo di Pablo Iglesias ha deluso gli elettori. Román crede che “Podemos abbia sbagliato completamente strategia politica ed elettorale. Podemos ha sbagliato nella proposta elettorale, nell’idea di quello che serve per la Spagna. Non hanno voluto fare un accordo, credendo che così avrebbe capitalizzato i voti, ma non è stato così. Anzi, questo lo ha danneggiato e ha favorito Rajoy”.  A seguito di questo episodio, però, non significa che il populismo sia finito in Spagna: “Credo sarà molto improbabile la formazione di un governo di centrosinistra, ma questa non è la fine di Podemos. Sicuramente impareranno la lezione e in futuro guadagneranno l’umiltà politica che è mancata loro fino adesso”.

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LA COALIZIONE PIÙ PROBABILE

La coalizione più probabile, secondo Román, è quella tra il Pp e Ciudadanos. Ma sarà un’alleanza non priva di difficoltà. Albert Rivera, leader di Ciudadanos, ha ribadito che non farà accordi con i popolari, se Rajoy si manterrà alla guida del governo. È necessario, per potere contare sui i 32 deputati di Ciudadanos, un cambio strutturale dell’esecutivo. “Rajoy dovrà capire che ha vinto il partito e la sua strategia – ha concluso Román –, ma i problemi di corruzione che lo coinvolgono esigono un ricambio di governo”. Per avviare la formazione di un nuovo esecutivo basta l’astensione del Psoe al momento dell’investitura. “Queste seconde elezioni sono state molto dure. L’astensione è molto alta e il Paese è fermo – ha aggiunto l’analista -. Non credo andremo verso terze elezioni, perché i partiti ne capiscono le difficoltà e i rischi. Ora dovranno impegnarsi a trovare un accordo o, almeno, a non ostacolare il tentativo altrui di formare un governo”.

Perché gli spagnoli non si sono affidati a Iglesias di Podemos. Parla la politologa Paloma Román

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