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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l’articolo di Angela Zoppo apparso su MF/Milano Finanza, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

Le borse ieri hanno tenuto dopo lo shock degli attentati di venerdì scorso a Parigi. Ed è già partita la corsa a individuare i gruppi che maggiormente beneficeranno degli scenari che fatalmente si aprono con l’inasprimento della lotta all’Isis. Per i settori dell’avionica, della sicurezza per la Difesa e dell’energia si prospettano occasioni potenzialmente ghiotte.

CHI SVETTA

E l’andamento di alcuni titoli nel listino già le anticipa. Ieri infatti si sono messi in evidenza Finmeccanica, Tenaris, Saipem ed Eni (che poi però ha leggermente ripiegato). Allargando lo sguardo a Wall Street, anche là fin dall’apertura si è vista chiaramente la rincorsa dei titoli della Difesa, come Boeing, Lockheed Martin, Raytheon o Northrop Grumman. Solo Dassault, nonostante l’aviazione militare francese abbia appena scatenato i suoi caccia Rafale per bombardare le basi Isis a Raqqa, ha perso leggermente terreno. Eppure per il gruppo transalpino si parla di un imminente maxi-contratto dagli Emirati Arabi.

EFFETTO IRAN

Tornando all’Italia, anche se la visita del presidente Hassan Rouhani, attesa per lo scorso fine settimana, è stata cancellata per motivi di sicurezza dopo i fatti di Parigi, è all’Iran che si guarda con interesse ancora più concreto. Secondo molti osservatori, infatti, un compattamento del fronte anti-Stato Islamico potrebbe accelerare, o comunque non ostacolare, l’iter di ritiro delle sanzioni restituendo all’Iran lo status di partner commerciale.

I NUMERI

La valutazione finale sulle attività nucleari iraniane da parte dell’Aiea (l’Agenzia Internazionale sull’Energia Atomica) è prevista per dicembre. La riapertura dei commerci con Teheran produrrebbe senz’altro un vantaggio immediato sul settore petrolifero, il più colpito dalle sanzioni internazionali nonché, ricorda il rapporto Sace, «quello che necessita dei maggiori investimenti». Un po’ di dati: dal 2011 a oggi il petrolio esportato dall’Iran si è dimezzato, scendendo da 2,6 a 1,4 milioni di barili al giorno. La contrazione dei volumi, dirottati sui mercati orientali per l’embargo dell’Occidente, e la necessità di preservare il consenso sociale con la spesa pubblica hanno contribuito a mantenere il livello di break-even ben sopra i 100 dollari al barile. Per questo, ora che Teheran sta moltiplicando gli sforzi per riportare nel Paese le compagnie petrolifere occidentali, uno degli argomenti più battuti è proprio la riduzione dei costi di sviluppo e produzione dei giacimenti tra 8 e 10 dollari al barile, ai livelli più bassi attualmente sul mercato.

COSA SUCCEDE A ENI E TOTAL

Eni e Total avrebbero già mostrato di apprezzare, anche se a dicembre, oltre al ritiro delle sanzioni, si attende con quasi altrettanta impazienza di conoscere i nuovi modelli contrattuali che verranno proposti ai gruppi petroliferi per la partnership con la compagnia di Stato Nioc. Prospettive in rialzo anche per le imprese del settore dei servizi petroliferi, come Saipem e le sue omologhe occidentali. «Per il medio-lungo termine», osserva Sace, «il Paese non potrà non dotarsi di un’industria e di infrastrutture adeguate: sarà pertanto fondamentale l’apporto di nuova tecnologia, come valvole, raccordi e strutture per la lavorazione domestica del petrolio».

I RIVERBERI PER FINMECCANICA

Ovvio che per Finmeccanica l’equazione tra lotta all’Isis e maggior numero di potenziali affari sia ancora più diretta. Una commessa già chiusa in Iran però è passata di mano. Con la cessione della società di progettazione industriale Fata, infatti, Finmeccanica ha girato al gruppo Danieli anche il contratto da 500 milioni di euro con la società iraniana Ghadir per la realizzazione di una centrale elettrica. In prospettiva, però, ce n’è di che compensare abbondantemente il contratto Fata: l’Iran, per esempio, ha bisogno di elicotteri e di nuovi sistemi avionici, mentre per Selex Es, la conglomerate dell’elettronica per la Difesa, si sta spalancando il mercato del presidio dei confini (come in Libia) proprio in chiave anti-terrorismo. Gli analisti di Credit Suisse, in un report che analizza i possibili scenari innescati dagli attentati parigini, scrivono che «la cooperazione tra le forze di sicurezza in Europa sarà rafforzata e che questo probabilmente richiederà maggiori controlli alle frontiere e un prevedibile incremento delle spese dei governi in materia di sicurezza». Teheran, intanto, ha già annunciato che a embargo finito dovrà rinnovare la sua flotta. Colossi come Boeing e Airbus hanno alzato le antenne per intercettare i possibili maxi-ordini. Si parla, ma sono stime ufficiose, di almeno 400 aerei. E qui torna in gioco ancora Finmeccanica , perché l’Iran avrebbe manifestato attenzione anche per i superjet regionali prodotti da Alenia Aermacchi insieme con la russa Sukhoi.

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