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Checché qualcuno sia scettico, le primarie al PD convengono (quasi) sempre. E uno studio del C&LS (Candidate and Leader Selection, pensatoio di scienza politica) dimostra il perché. Il rottamatore Matteo Renzi – secondo alcune recenti cronache – non è più tanto convinto della bontà dello strumento, visti gli esiti in alcune regioni (ad esempio la Liguria), ma le primarie funzionano come forte catalizzatore di credibilità e di fiducia negli elettori, sia iscritti che non, e in parte anche su quelli extra PD.

LE PRIMARIE DEI PRIMATI

Quando si associano le parole Renzi e primarie, vengono subito in mente due categorie di elettori: quelli di centro-destra e quelli non iscritti al partito. I numeri confermano l’associazione: nella partita Renzi-Bersani del 2012, il 14% degli elettori di Renzi, contro il 2,5% di Bersani, si posizionava a destra, ed invece l’87% degli elettori di Renzi, contro il 65% di Bersani, non erano iscritti al partito. Ma leggendo il rapporto del C&LS, i risultati che stupiscono non sono questi.

I veri primati delle primarie (per il 90% svoltesi all’interno del centro-sinistra) devono essere individuati nei numeri: quasi 1000 in 10 anni, di cui più di 850 per le sole elezioni dei sindaci, con una cifra record nel corso del 2014: ben 283 primarie. L’Italia conquista così la vetta europea delle “pre-selezioni elettorali”.

L’ELETTORE DELLE PRIMARIE, CHI E’ E COSA PENSA

Il rapporto evidenzia caratteristiche ben note, proprie dell’elettorato di centro-sinistra (età, istruzione e interesse verso la politica), ma non solo. L’elettorato è piuttosto anziano (più della metà dai 55 anni in su) abbastanza vicino alla politica (più del 40% si dichiara interessato) e con un alto livello di istruzione (quasi la metà possiede il diploma di istruzione superiore). Ma quello che stupisce è il livello di consensi raccolti tra gli elettori: più del 60% si dichiara sempre favorevole alle primarie, dall’elezione di sindaci, ai Presidenti di Regione, dal Presidente del Consiglio, ai Candidati al Parlamento. Più della metà non considera giusto limitare le primarie ai soli iscritti e la percentuale di coloro che non vedono le pre-votazioni come causa di riduzione di potere degli iscritti, sale ancora di più. Insomma, primarie aperte e diffuse a tutti i livelli.

FEEDBACK E CONCLUSIONI

Le primarie piacciono e fanno vincere, tanto che i candidati scelti, nello scontro con i competiotors degli altri partiti/coalizioni, risultano vittoriosi per il 59% in più dei casi; questa la percentuale aumenta se le primarie sono intra PD e non di coalizione. Il livello di partecipazione, proporzionalmente alle successive elezioni generali, è sempre molto alto, soprattutto perché il centro-sinistra è capace di attirare grande attenzione su di sé essendo l’unica parte politica (escludendo l’elezione on-line dei 5stelle) ad usare le pre-selezioni come metodo abituale di scelta dei propri candidati.

Ma Renzi, questo, lo sa. Sa che il problema non sono le primarie, ma piuttosto la gestione dei candidati non renziani. Sa che Raffaella Paita è stata un errore e che Sergio Cofferati avrebbe potuto vincere contro Giovanni Toti. Che Felice Casson a Venezia ha perso male e che andando avanti di questo passo le amministrative 2016 di Napoli e Milano saranno un problema. Ma il problema, a quanto pare, non sono proprio le primarie.

Leggi qui il rapporto sulle elezioni primarie in Italia

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