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Sul Vecchio Continente soffiano venti di guerra, fredda per il momento. A Bruxelles, ieri e oggi, la Nato si è riunita per portare da 13mila a quasi 40mila soldati la cosiddetta Forza di intervento rapido che dovrebbe prontamente reagire in caso di aggressione nell’Europa dell’Est. Un potenziamento che agita il Cremlino, che nel frattempo medita nuove contro sanzioni.

Ad incontrarsi sono i ministri della Difesa dei Paesi dell’Alleanza, intenzionati a non chiudere gli occhi davanti alla violenza crescente dell’Orso russo raccontata da molti analisti, che denunciano come dopo aver annesso unilateralmente la Crimea, Mosca abbia più volte offerto nell’ombra il proprio sostegno ai ribelli nell’Est dell’Ucraina, violando di fatto gli accordi di Minsk.

L’APPELLO DI STOLTENBERG

La linea dell’Alleanza è stata tracciata ieri e oggi dal segretario generale Jens Stoltenberg, che ha ribadito che la Nato non si lascerà trascinare in una corsa al riarmo con la Russia, ma dovrà comunque fare i conti con “le azioni aggressive” di Mosca in territorio di Kiev.
Stoltenberg ha aggiunto che “le violazioni del cessate il fuoco continuano” e “esiste ancora il rischio di una ripresa dei combattimenti”. “La Russia continua a sostenere i separatisti con l’addestramento, con armi e con soldati e ha un gran numero di militari alla frontiera con l’Ucraina”, ha precisato. “La migliore possibilità per raggiungere la pace è il completo rispetto degli accordi di Minsk. Chiedo a tutte le parti in causa di rispettarlo e la Russia ha una responsabilità particolare a tal riguardo”.

LE PAROLE DI CARTER

Mentre l’altro ieri il segretario alla Difesa Usa, Ashton Carter, ha annunciato che gli Stati Uniti intendono dislocare temporaneamente armamenti pesanti per rafforzare la Nato sul sua fianco orientale: oltre ai commando delle forze speciali il Pentagono fornirà intelligence, tecnologie e armi sofisticate, come droni, aerei, artiglieria terrestre e navale. Oltre alle armi, gli Usa hanno proposto di posizionare in alcuni Paesi dell’Est europeo, fra cui i Paesi baltici circa 5mila uomini. L’idea principale è che siano lì per addestramenti, “ma esiste anche la possibilità di eventi imprevisti”, ha precisato il numero uno del Pentagono. E sempre il 23 giugno, il Parlamento romeno ha approvato la costruzione di due nuovi basi Nato sul suo territorio.

LA REAZIONE DI MOSCA

E se per gli Usa questo attivismo si giustifica con l’impegno “nella difesa collettiva dell’Europa”, per Mosca la decisione di rafforzare la Nato sul suo fianco orientale e il sistema di difesa missilistico Usa in Polonia e Romania minaccia potenzialmente la Russia e fa dei due Paesi possibili obiettivi per le forze nucleari strategiche russe. Non solo. Già nei giorni scorsi, il presidente russo Vladimir Putin aveva avvertito la Svezia di non aderire a pieno titolo alla Nato o le potrebbe toccare la stessa sorte.

LA VOCE DEI PAESI BALTICI

Ma i Paesi Baltici non ci stanno e in un’intervista al quotidiano La Repubblica pubblicata oggi, il primo ministro estone Taavi Roivas, è categorico: “La Russia vuole creare un’area di interesse e per farlo usa la forza. Il dislocamento di mezzi alleati nell’Est Europa aumenterà la stabilità nella regione”. “Siamo pronti a investire nelle infrastrutture che si renderanno necessarie per lo stazionamento dei mezzi nel nostro Paese”, ha aggiunto. Il capo del governo di Tallin non crede tuttavia che l’Estonia possa essere uno dei prossimi obiettivi di espansione di Mosca. “L’Estonia è un membro Nato e sarebbe insensato anche il solo provare ad aggredirla. È vero, le provocazioni russe si sono intensificate di colpo e non solo qui. Mosca vuole mostrare la sua forza, ma la Nato è molto più forte”, ha commentato Roivas, secondo il quale le sanzioni contro la Russia per la crisi in Ucraina sono utili “a dare il messaggio che la Ue e gli Usa non tollerano l’aggressione militare di Stati sovrani”. “Le sanzioni hanno naturalmente degli effetti sulle economie dei Paesi europei, inclusa la nostra, ma la sicurezza non ha prezzo. È importante che non preferiamo piccoli vantaggi nell`immediato alla pace a lungo termine”, ha concluso il capo del governo estone.

GUERRA DI SANZIONI

Quello evocato da Roivas è un capitolo importante di questa partita. Infatti, al fianco di una guerra militare ancora ipotetica, vi è invece un conflitto economico già in atto da tempo. Europa e Stati Uniti da un lato e Russia dall’altro si combattono a suon di sanzioni, che unitamente al calo del prezzo del petrolio e al mini rublo stanno a poco a poco mettendo in ginocchio l’economia russa. E così, dopo la recente conferma del prolungamento delle misure dell’Ue contro Mosca per altri sei mesi, il Cremlino intende passare al contrattacco. In un’intervista al quotidiano Gazeta.ru (ripresa da EuNews), Aleksey Alekseenko, portavoce del servizio di sorveglianza veterinario e fitosanitario russo rivela che la Russia studia la possibilità di ampliare il blocco già in atto su carne, latticini, frutta e verdura a nuovi settori, come fiori e cioccolata.

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