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Se vogliamo che l’Italia torni ad essere appetibile agli occhi degli investitori stranieri, occorre rendere più efficiente e credibile il sistema della giustizia civile. E per farlo dobbiamo puntare su un profondo cambiamento culturale che privilegi la cultura dell’accordo rispetto a quella del conflitto. E’ proprio per accelerare questo processo nella nostra società che le Camere di commercio si sono impegnate in prima linea da oltre un decennio per promuovere l’utilizzo e la diffusione degli strumenti di giustizia alternativa. Perché permettono di risparmiare tempo e denaro, consentendo al Sistema Paese di recuperare in competitività.

Basti pensare che se un tribunale per chiudere un procedimento ordinario ci impiega mediamente 1.132 giorni, attraverso la mediazione gestita dagli organismi camerali accreditati presso il Ministero della Giustizia si arriva alla risoluzione di una controversia in appena 38 giorni, con costi che sono mediamente 1/10 di quelli del giudizio ordinario. In questi anni abbiamo gestito quasi 174.000 procedure di conciliazione e mediazione, delle quali poco meno di 58mila dall’entrata in vigore dell’obbligatorietà della mediazione.

Ma anche per gli arbitrati le Camere di commercio hanno giocato in questi anni un ruolo di rilievo. Nel 2013, secondo il rapporto dell’ ISDACI – l’Istituto Scientifico per l’Arbitrato, la Mediazione e il Diritto Commerciale rapporto- , quelli gestiti dal Sistema camerale sono stati ben il 90% degli arbitrati amministrati a livello nazionale. Un’esperienza quest’ultima che, purtroppo, devo dire non è stata adeguatamente “sfruttata” dalla riforma della giustizia approvata in questi giorni dal Parlamento. Una riforma che, comunque, abbiamo apprezzato.

Perché si pone l’obiettivo di smaltire l’arretrato del contenzioso civile, proprio partendo dalla valorizzazione degli strumenti di giustizia alternativa, anche attraverso la previsione dell’obbligatorietà per la negoziazione assistita che però non dovrà sovrapporsi con la mediazione. Ma come qualsiasi cosa è perfettibile, e per questo auspichiamo che vi siano ancora nel futuro spazi di intervento per migliorarne la portata a vantaggio delle imprese e, più in generale, del nostro Paese.

Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere

Raffaele Cantone e Ferruccio Dardanello

Con le Camere di commercio più giustizia per le imprese

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