Skip to main content

I successi dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, il rischio che si stacchino metastasi nei paesi vicini, l’incertezza sulla situazione sul come farne fronte, le tensioni interne scaturite in diversi paesi del Mashrek arabo, le fratture settarie, l’alto livello di violenza (e la sua diffusione mediatica), il panico e la preoccupazioni degli abitanti: il destino del Medio Oriente non può lasciare indifferente Mosca, storicamente interessata alle vicende della regione. Tutto questo in un contesto di forte indebolimento della cooperazione con le nazioni occidentali – conseguenza della crisi ucraina.

In un video diffuso ad inizio settembre dai media del Califfato su Youtube, si mostravano le immagini della presunta consegna di un aereo da guerra russo all’aviazione siriana; il commento era chiaro: «Questo messaggio è per te, Vladimir Putin, questi aerei che hai inviato a Bashar, noi li invieremo a te». Nel resto delle immagini, l’IS minacciava la Russia di far esplodere una guerra nel Caucaso per liberare la Cecenia dai non-islamici.

Un rischio che si avvicina, e l’interesse russo nella regione che continua ad essere forte. I rapporti con paesi influenti nell’area restano saldi – a cominciare dall’Iran e dall’asse sciita con Siria e Iraq. La conferma di questo è per esempio riscontrabile nell’invio tempestivo dei caccia SU-25 (e di piloti addestrati) all’aviazione di Baghdad, come risposta alla necessità di avere una copertura aerea contro l’IS, a cui si aggiunge quello degli elicotteri d’attacco Mi28 – tra le migliori tecnologie presenti negli arsenali russi.

Mosca sa che la risposta all’offensiva jihadista, è una di quelle situazioni in cui “serve esserci”, ma le circostanze gli impediscono di farlo in modo diretto – almeno per ora. Allora, oltre a rimpinguare le forniture militari e il sostegno agli alleati regionali, ha scelto di far sentire la propria voce su questioni diagonali.

Dai media russi – sempre inclini alla propaganda filo-governativa – si sono alzati commenti positivi sul documento adottato dai ministri degli Esteri della Lega Araba il 7 settembre, che parlava della possibilità di creare una forza di cooperazione sulla sicurezza, fissa e partecipata, tra le nazioni della lega – sul modello della forza di pace della Nato. L’agenzia statale ITAR-TASS ha sottolineato più volte la bontà di tale proposta – anche se restano importanti dubbi, secondo vari analisti, sulle effettive funzionalità di un contingente militare panarabo e sulla sua stabilità e durata, dati i contrasti noti tra i vari paesi che la comporrebbero.

L’appoggio alla possibilità della creazione di una tale struttura (per certi aspetti in controtendenza rispetto alle posizioni russe sulla Lega, dopo gli altri membri avevano deciso di escludere la Siria dagli incontri) è stato letto da molti come un implicito consenso all’azione americana in Iraq – su cui effettivamente la Russia ha fin qui taciuto, anche perché gli attacchi sono arrivati su esplicita richiesta del governo iracheno.

Retorica sostanzialmente cambiata davanti al nuovo piano proposto da Obama mercoledì, in cui si accennava all’opzione di estendere gli attacchi aerei anche in Siria. Il giorno seguente, Aleksandr Lukasehvich, portavoce del ministero degli esteri russi, ha dichiarato: «Gli attacchi aerei Usa in Siria contro gli estremisti dell’Isis senza il consenso di Damasco e in assenza di decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sarebbero un’aggressione, una grossolana violazione del diritto internazionale».

Un altro tentativo di far sentire la propria voce, in una fase in cui il coinvolgimento di Mosca è – per ovvie circostanze – molto limitato. Oppure c’è di più.

Dai circoli diplomatici di Damasco si sta levando una nuova ipotesi – adeguatamente alimentata e diffusa dai media Cremlino. A fronte della possibilità di “chiamare alla violazione territoriale” davanti ad attacchi aerei americani sul proprio territorio (posizione, come detto, sostenuta dai russi), alla Siria invece non dispiacerebbe se quei raid fossero condotti dall’aviazione di Mosca.

Circostanza complicata – che comunque permetterebbe alle forze anti-IS di sfruttare il coordinamento con Assad senza la necessità di finire invischiati nell’ipocrisia dell’estremo pragmatismo e in rognose beghe di diritto, e perciò da considerare non del tutto da escludere. Ma sembra difficile che in un momento come questo, l’Occidente possa tornare a dare credibilità al paese di Putin.

Se mai fosse, di nuovo – sfruttando gli alleati mediorientali (teatro sempre centrale) -la Russia potrebbe tornare a condurre il timone sulle vicende internazionali. Di nuovo sfruttando il proxy siriano – come fu con la mediazione sulle armi chimiche. Di nuovo Assad colpirebbe ai fianchi l’Occidente – come ai tempi della guerra d’Iraq del 2003, quando fornì supporto e riparo ai terroristi (salafiti) che andavano a colpire le truppe d’occupazione.

@danemblog

La Russia e lo Stato Islamico

I successi dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, il rischio che si stacchino metastasi nei paesi vicini, l'incertezza sulla situazione sul come farne fronte, le tensioni interne scaturite in diversi paesi del Mashrek arabo, le fratture settarie, l'alto livello di violenza (e la sua diffusione mediatica), il panico e la preoccupazioni degli abitanti: il destino del Medio Oriente…

Renzi usi l'intelligenza invece di scaldare i muscoli con Bruxelles

Renzi pensa di scaldare i muscoli con l'Ue in tema di flessibilità e sottrarsi agli ukase di Bruxelles? Ottima idea, ma dovrebbe tener conto delle conclusioni cui è giunto, senza smentite da parte dell'UE, il prof. Giuseppe Guarino con il suo: "Saggio 2 di verità sull'Europa e l'euro". I regolamenti attuativi dei trattati liberamente sottoscritti (trattati di Maastricht, Amsterdam e…

Ecco perché la coalizione di Obama anti-Isis non avrà vita facile. Parla il generale Camporini

Per il presidente americano Barack Obama, intervenuto a poche ore dall'11 settembre con un discorso alla nazione, la minaccia ormai globale dell'Isis può essere eradicata al meglio con un’azione militare basata su una coalizione internazionale che includa anche Paesi arabi. Un piano che il generale dell’Aeronautica Militare Vincenzo Camporini – ex capo di Stato maggiore della Difesa, attualmente vicepresidente dell’Istituto Affari Internazionali…

Anche in Banca d'Italia ci sono gufi e rosiconi?

No, non si può inserire pure la Banca d’Italia tra i gufi e i rosiconi additati da Matteo Renzi. Forse sono disincantati, forse realisti. Sta di fatto che il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi, personalità per nulla ombrosa, concludendo venerdì scorso a Sondrio una conferenza ha detto e messo per iscritto: “Per la nostra economia il ritorno sulla…

Bersani si considera padrone di tutti i giochi aperti

Pierluigi Bersani non può essere equivocato. Ha bloccato il progetto di Renzi di rinnovare in maniera concretamente unitaria la direzione del Pd, adducendo che di ciò non si è discusso nel partito e precisando che la scelta dei parlamentari per la XVII legislatura l’ha fatta lui, e non il premier, sicché, anche per le riforme, è la vecchia guardia postcomunista…

Redde Rationem: l’anno della resa dei conti

S’inizia così, sotto auspici foschi, l’autunno del 2014 che prelude a un inverno in cui il nostro scontento minaccia di trasformarsi in pura infelicità. L’estate trascorsa, pigra e deflazionaria come s’intravedeva già da primavera, ci consegna un mondo incerto, in bilico sul crinale di una depressione incipiente che gli artifizi delle banche centrali, Fed in testa, hanno travestito nutrendo un…

Ecco gli effetti del referendum della Scozia sul debito pubblico e sull'Italia

Giovedì 18 settembre gli scozzesi dovranno decidere se continuare a far parte del Regno Unito o no. Il risultato del referendum sull'indipendenza della Scozia potrebbe avere “implicazioni molto serie per l’intera Unione europea e per l’Italia”, dice in una conversazione con Formiche.net l'economista Giuseppe Pennisi. QUESTIONE DI DEBITO Secondo Pennisi, se la Scozia diventa un nuovo Stato potrebbe ripudiare la sua parte…

Vi spiego perché il referendum in Scozia è rivoluzionario

Il referendum scozzese del 18 settembre è il primo a basarsi su un’idea postmoderna di popolo. È popolo qualsiasi insieme di persone che voglia definirsi tale. QUALCHE CENNO STORICO Si dirà che una base oggettiva per definirsi nazione in questo caso c’è, perché gli scozzesi sono celti e pronunciano la erre, mentre gli inglesi sono un incrocio di celti e…

Il Corriere della Sera svela l'azzardo di Renzi sui conti pubblici

Non sforare i tetti stabiliti, ma prendersi la flessibilità prevista dai Trattati anche senza l'autorizzazione della Commissione europea. I RAPPORTI TRA RENZI E PADOAN E' questa la scommessa (o l'azzardo?) che ha in mente il premier Matteo Renzi, non si sa quanto in accordo con il ministero dell'Economia retto da Piercarlo Padoan, viste anche le ultime nomine di spettanza del…

sostenibilità

Il riciclo dei rifiuti sarà uno dei motori di sviluppo per il Mezzogiorno

Le politiche di gestione dei rifiuti urbani hanno avuto negli anni una progressiva evoluzione, spinte dalle norme europee e dai cambiamenti tecnologici. Il riciclo è passato da essere solo una delle possibili destinazioni dei rifiuti a perno delle strategie ambientali. Trasformare il rifiuto in risorsa, soprattutto in Paesi come l'Italia poveri di materie prime, è diventato non solo un obiettivo…

×

Iscriviti alla newsletter