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C’è l’immagine scattata da Evan Vucci di Associated Press in cui di Donald Trump alza il pugno destro al cielo, sanguinante da un orecchio appena colpito di striscio da un proiettile che avrebbe dovuto e potuto ucciderlo. C’è quella del fotografo Doug Mills del New York Times che immortala la traccia di quel proiettile mentre Trump arringa la folla di Butler, cittadina da 12mila abitanti nella parte occidentale della Pennsylvania. Ci sono i due testimoni che raccontano alla BBC di aver visto tutto, compreso come il Secret Service abbia “fatto saltare le cervella”  a “quello” che ha sparato. C’è una serie infinita di video che sostengono la teoria complottista: Matthew Crooks, ventenne di Bethel Park (sempre in Pennsylvania), individuato dall’Fbi come l’uomo che ha cercato di uccidere Trump (al momento della stesura di questo articolo ancora senza movente individuato) durante il comizio di Butler poche ore fa, è stato lasciato agire prima di intervenire. E qui il caos si moltiplica e si moltiplicherà ancora e ancora — perché quanto accaduto sarà oggetto della disinformazione di chi vuole un’America ancora più paralizzata di quanto è già.

In questa storia c’è tutto e molto molto di più, ma d’altronde è ovvio così: il tentato assassinio di Donald Trump durante un comizio, il giorno precedente alla Convention repubblicana che lo avrebbe dovuto incornare candidato alla presidenza, non poteva essere da meno. L’hype mediatico è enorme: da Narendra Modi a Conor McGregor in tanti commentano e mandano i loro messaggi di vicinanza. Gli elettori repubblicani rivendicano ciò che sostengono da sempre — qualcosa, il “Deep State” lo chiamano perché glielo ha indicato Trump stesso accedendo alla cultura popolare di serie e Tv e film, vuole impedire a Trump di governare, e infatti ha provato a ucciderlo. I democratici sono spiazzati, senza parole quasi. È complicato anche per Joe Biden, che dice di aver provato a telefonare a Trump, senza risposta, e di “ essere grato di sapere che [Trump] è al sicuro e sta bene“. Poi da presidente dice che in America non c’è spazio per la violenza.

La youtuber Blaire White, che fissa sul suo account da oltre 600mila follower la foto di lei in bikini mimetico che imbraccia un AR-15 (forse la stessa arma usata da Crooks), dice: “Non voglio sentire mai più voi fr… menzionare il 6 gennaio”. Si riferisce all’assalto a Capitol Hill del 2021, uno dei principali elementi portati al tavolo delle testimonianze di coloro che ritengono Trump “unfit to lead”, perché ha sobillato i suoi supporter e li ha convinti ad attaccare il cuore delle istituzioni democratiche dell’America, non riconoscendo la sua sconfitta elettorale. Donald Trump Jr, figlio maggiore del candidato colpito, rilancia il post di White su X e aggiunge un commento: “Se J-13 non riceve la stessa attenzione di J6, voi ragazzi siete tutti pieni di m….!!!!”.

Oggi è già “J13”. Quanto accaduto è qualcosa da evidenziare con quattro punti interrogativi, al punto che la sua importanza bypassa i fatti. Se questa di J13 vs J6 è la linea di reazione (sono già partite le accuse contro i Democratici, per una campagna d’odio che ha portato all’attentato), è evidente come i fatti saranno poco più di fattore a contorno. Crooks ha colpito altre persone presenti al comizio: una è morta, due sono ferite gravemente. Ma questi saranno elementi importanti solo se e quando la narrazione, i fatti alternativi, le ricostruzioni e i comportamenti li riterranno validi.

L’attentato contro Trump dà a lui una spinta ulteriore davanti a un Biden che vive la fase più complicata della sua carriera: se il repubblicano è adesso un leone ferito, l’altro subisce la feroce crudeltà, quasi lo sberleffo di chi vuole abbandonare la sua candidatura, chiedendogli di lasciare spazio a un altro frontman. Forse adesso anche con maggior vigore. Momento complicato per gli Stati Uniti.

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