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Nelle settimane che hanno preceduto le elezioni europee la gauche caviar capitolina ci aveva sperato. Sognava un passo falso, meglio ancora una sconfitta, del premier nelle urne così da poter ufficialmente lanciare un ex Pci verso Palazzo Chigi. Il 40,8% incassato dal Pd guidato da Matteo Renzi ha archiviato per sempre le aspirazioni da leader nazionali dei vecchi tesserati della Fgci.

Ora, ridare alla capitale un modello di sviluppo compiuto è compito di Renzi che deve gettarsi dietro le spalle l’ultimo ventennio monopolizzato dal cosiddetto Modello Roma, una sorta di keynesismo de’ noantri. Perché, se è indubitabile che di spesa pubblica a Roma e dintorni ne sia stata fatta tanta, è altrettanto vero che di ricadute sullo sviluppo economico o sulla competitività della capitale ne sono state registrate ben poche. Qualche numero tratto dalle statistiche. Il Lazio come territorio è quello con il più elevato indebitamento degli enti locali. E che record!

Al 30 settembre scorso, secondo i dati del ministero dell’economia, la regione di Roma aveva accumulato 22 miliardi e 228 milioni di debiti pari a 3.993 euro per abitante. Per avere un’idea di quanto il dato sia abnorme è sufficiente leggere gli stessi indicatori della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, rispettivamente, pari a 12 miliardi e 941 milioni (1.316 euro per abitante) e 5 miliardi e 75 milioni (1.157 euro per abitante). Negli ultimi quattro lustri, a Roma e dintorni, il debito ha galoppato senza freni e oggi l’intera collettività nazionale paga il prezzo, in termini di maggiore spread sui titoli di stato e sui mutui pubblici, di questa gestione distante anni luce da quella realizzata, per esempio, dal sindaco di New York, Michael Bloomberg.

Sempre le statistiche certificano che la crescita economica di Roma e della sua regione negli ultimi vent’anni non è stata in alcun modo superiore o significativamente diversa da quella della parte più dinamica dell’Italia. Anzi, il pil pro capite della provincia di Roma è sì al di sopra di quello della media nazionale, ma ancora molto distante da quello di Milano o di molte province del Nord. Nel frattempo le tasse sono schizzate alle stelle. I romani pagano il 3,23% di addizionale Irpef e l’Irap al massimo possibile ex lege. Il debito è diventata una garrota fiscale per lo sviluppo e l’occupazione. Il Modello Roma ha in pratica inventato la trappola della spesa pubblica: ne fai tanta senza effetti sul pil e ti ritrovi con imposte insostenibili che innescano ulteriori aspettative negative su consumi e investimenti.

Il Modello Roma, insomma, è stato l’esatto opposto del modello che il Premier vuole realizzare: meno spesa pubblica corrente e meno tasse. Per uscirne Renzi può solo attuare ciò per cui è stato votato: rottamare la vecchia classe dirigente e voltare pagina.

Così a Roma è fallita la sinistra al caviale

Nelle settimane che hanno preceduto le elezioni europee la gauche caviar capitolina ci aveva sperato. Sognava un passo falso, meglio ancora una sconfitta, del premier nelle urne così da poter ufficialmente lanciare un ex Pci verso Palazzo Chigi. Il 40,8% incassato dal Pd guidato da Matteo Renzi ha archiviato per sempre le aspirazioni da leader nazionali dei vecchi tesserati della…

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