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Nessuna crisi, Filini (FdI) racconta come prosegue il programma del centrodestra

“Non c’è nessuna crisi di governo, la sinistra italiana vive solo di testimonianza ma è divisa su tutto e invidia il governo. I nostri numeri raccontano di un’Italia totalmente differente rispetto a quella del 2022, dopo dieci anni di catastrofici governicchi che si sono succeduti senza passare dalle urne. Abbiamo fatto tanto: la riforma fiscale, il dossier ITA, il piano Mattei, l’immigrazione clandestina. E l’Ue ci dà ragione. La sinistra? Oggi non rappresenta alcuna alternativa al governo”. Conversazione con Francesco Filini, responsabile del programma di FdI

Riaprire le catene di approvvigionamento. Il piano di Cina e Turchia

Un’alternativa a Hormuz c’è, per quanto complessa e dalle molte incognite, e si ritrova nel Progetto Stradale di Sviluppo, un percorso di trasporto multimodale che collegherà la costa del Golfo iracheno, attraverso la Turchia, all’Europa. Due le contro indicazioni: l’atavica instabilità irachena che potrebbe essere zavorra insormontabile e le iniziative concorrenti come la Belt and Road Initiative cinese e il Corridoio India-Medio Oriente-Europa

Dall'Ets alle rotte migratorie. La partita italiana a Bruxelles secondo Fidanza 

In questa intervista a Formiche.net Carlo Fidanza analizza i risultati ottenuti da Giorgia Meloni al Consiglio europeo su energia e bollette e spiega perché la riforma del sistema Ets sarà decisiva per tutelare imprese e competitività. Sul dossier migranti il capodelegazione FdI al Parlamento Ue illustra l’iniziativa congiunta Italia-Danimarca per preparare una risposta europea coordinata ai possibili flussi generati dalla crisi iraniana

Ue e Giappone, fronte comune per il cessate il fuoco nello stretto di Hormuz

Nel manifestare profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto, Italia, Giappone, Regno Unito, Germania, Olanda e Francia hanno espresso la loro ferma condanna contro i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Chiedono all’Iran di cessare immediatamente le minacce

Pace e gas, come sta lavorando il governo in vista del vertice Ue

La tradizionale colazione al Quirinale ha permesso al Capo dello Stato di fare il punto con il governo alla vigilia di un Consiglio europeo quantomai delicato. Non solo la crisi bellica, al centro anche le ripercussioni energetiche con il rischio che i produttori non trovino conveniente vendere ai Paesi membri dell’Ue

Cosa succede dopo che Trump ha detto sì al petrolio fantasma russo

Con questa mossa si offre la possibilità ai cento i milioni di barili di petrolio russo in giro per i mari del mondo di tornare protagonisti. Fortemente contraria l’Unione europea. Dal 2022 la Russia ha investito circa 10 miliardi di dollari nell’acquisto di petroliere di seconda mano, la maggior parte delle quali proviene dall’Europa. Hormuz resta un imbuto, ma le poche petroliere che passano sono dirette in Cina. Ancora mille le navi bloccate

Tra Usa e Cina, l’Europa come cerca la sua via nella salute globale?

La presa di posizione dell’Ue contro l’approccio America first in ambito sanitario apre una questione più ampia. Mentre Bruxelles prende le distanze dall’approccio Usa, il contesto è già cambiato: la nuova grammatica della salute globale è sempre più allineata ai domini strategici

Libano e Turchia, il doppio fronte di allarme tra guerra e migranti

Il Libano va tenuto fuori: il richiamo di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito è fondamentale, anche perché condiviso dai Paesi arabi. Intanto già 3 milioni di sfollati iraniani si stanno dirigendo verso la Turchia che è in allarme: numeri che fanno tornare alla mente il post guerra in Siria, con l’esodo sempre verso il suolo turco, poi mediato dall’accordo Merkel-Erdogan

Non solo Siria. Attenzione alle conseguenze della crisi in Iran nei Balcani

L’attacco hacker al Parlamento albanese, l’aspra polemica fra Croazia e Israele, il rischio ondate migratorie e il divieto iraniano sulle esportazioni di prodotti alimentari sono legate da un unico filo conduttore: la crisi iraniana potrebbe impattare sul costone balcanico, specialmente in quelle aree dove l’anti trumpismo è ben presente

Hormuz chiude? Festeggia Putin. Ecco servito il risiko del greggio

Il collo di bottiglia in corso a Hormuz se da un lato ha ridotto le esportazioni dal Medio Oriente costringendo le principali raffinerie a cercare alternative, dall’altro segnala una fortissima accelerazione della domanda da parte degli acquirenti. Come le aziende statali cinesi che si sono assicurate contratti a lungo termine, bloccando preventivamente barili scontati per i mesi estivi

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