F-35, Air Force One, nomine. Cosa penso delle prime mosse di Trump. Parla Camporini

F-35, Air Force One, nomine. Cosa penso delle prime mosse di Trump. Parla Camporini

“Al momento fatico a capire la logica che sta guidando certe scelte del presidente eletto americano Donald Trump: bisogna avere prudenza, ci sono indicazioni, ma per ora le nomine tracciano traiettorie difficili da seguire”. Commenta così il generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa, le prime mosse del presidente degli Stati Uniti.

“Voglio dire, è pacifico che il segretario di Stato che Trump vuole al suo fianco, Rex Tillerson, ha sviluppato negli anni rapporti molto stretti con l’inner circle del Cremlino”, continua Camporini. E in effetti è noto che l’ex Ceo della Exxon Mobil sia un intimo conoscente di Igor Sechin, suo omologo alla guida del colosso statale russo Rosneft, e soprattutto tra i consiglieri più stimati e ascoltati da Vladimir Putin, con cui lo stesso Tillerson ha avuto rapporti personali. Al di là del fatto che la Russia abbia tramato per sconvolgere il risultato elettorale, il generale italiano ora in forze nell’organismo di supervisione dei Comandi Nato, aggiunge: “Ma in questi giorni è girata anche la notizia che il team di transizione di Trump sta lavorando per rimuovere dal suo incarico la Vice Segretario Generale della Nato, Rose Gottemoeller, che è stata nominata dal presidente Barack Obama: perché? Perché su di lei penderebbe l’accusa di essere troppo filo-russa. C’è una linea ambiguo”. La morbidezza nei confronti della Russia è una delle critiche dei repubblicani che hanno sempre accompagnato il nome di Gottemoeller, dalla scelta della Casa Bianca fin dentro al suo operato a Bruxelles, ma quello che al momento non è comprensibile è come mai un presidente che annuncia di volere lavorare di più con Mosca voglia rimuoverla proprio perché lei ha un atteggiamento troppo aperto verso i russi.

“Questa è francamente una fase incomprensibile, ed è vero che occorrerà avere pazienza per qualche altra settimana, ma credo che si possa già capire che il rapporto con Washington in futuro non seguirà la linea abituale. Non si muoverà sulle tracce del passato, ma sarà qualcosa da costruire”. “Francamente – continua Camporini – per adesso non vedo niente di nuovo nelle rivendicazioni politiche di Trump, si tratta di una spinta a sottolineare che Washington non vorrà più farsi succhiare il sangue dagli alleati, ma mi sembra una visione senza troppo spessore politico e culturale, accompagnata da atteggiamenti che sembrano privi di una razionalità approfondita”.

Si parla del fatto che Trump si sia circondato da generali, per esempio James Mattis al Pentagono (tra le polemiche perché il controllo di un civile sull’esercito è considerato uno dei pilastri della democrazia dagli americani), oppure Michael Flynn come Consigliere per la Sicurezza Nazionale, o ultima in ordine cronologico il generale in pensione Keith Kellogg per guidare il National Security Council, o ancora John Kelly, un altro generale in pensione che Trump ha scelto per la Homeland Security. Un atteggiamento che sembra di chiusura, come una volontà di circondarsi di guardie del corpo, secondo alcuni critici. “Non conosco personalmente molti di queste persone, ma credo che le scelte siano più che altro dettate dai rapporti personali che Trump si è costruito durante la campagna o negli anni precedenti, in fin dei conti il presidente americano è il commander in chief, e non deve cercare il consenso. Conosco invece bene Jim Mattis, e credo che sia una scelta molto oculata. Mattis è piuttosto lontano nella realtà dalle descrizioni che lo hanno accompagnato, non è un Cane Pazzo (“Mad Dog” è il suo soprannome, ndr), anzi è una persona di grandissimo spessore culturale, e ha un approccio estremamente ragionato all’uso della forza. È un intellettuale, un leader di cui possiamo fidarci”.

Nei giorni passati abbiamo assisito anche a una sorta di braccio di ferro tra il presidente eletto e le intelligence. In particolare, la Cia ha comunicato i risultati di un’indagine secondo la quale la Russia avrebbe interferito nelle presidenziali, lavorando con attacchi cyber e mosse propagandistiche per facilitare l’elezione di Trump. È sembrato che l’agenzia volesse tracciare una linea rossa nei confronti del presidente, un messaggio, anche perché nei giorni passati il repubblicano aveva avuto atteggiamenti poco rispettosi nei confronti delle agenzie, come quando ha fatto sapere di non ritenere necessari i briefing quotidiani dell’intelligence. Trump ha definito “ridicolo” il report presentato dalla Cia, ed è dovuta intervenire la consigliere personale Kellyanne Conway, che in Tv a “Face the Nation” ha ricordato con fermezza che Trump “ha una assoluto rispetto per la comunità di intelligence”. “Trovo assurdo e pericoloso che un presidente critichi le sue stesse intelligence” commenta Camporini, “in fin dei conti se le ritiene superflue può sempre scioglierle” aggiunge con un’iperbole.

“È un atteggiamento non proprio di un uomo di Stato che guiderà la più grande potenza globale”. Un altro esempio in linea è l’attacco agli F-35 per il costo troppo alto dei velivoli: “È difficile capirne la base razionale in effetti, se non che gli F-35 e l’Air Force One (finito anche quello sotto il fuoco verbale del presidente eletto per i costi eccessivi, ndr) sono due argomenti populisticamente attraenti. Ci si spostano consensi e simpatie, ma in realtà sono due progetti che stanno andando bene. Gli F-35 hanno avuto problemi, ma i primi operativi sono già stati consegnati a Israele, e quelli italiani saranno pronti entro una manciata di mesi: si tratta di un grosso investimento del Pentagono, un progetto che procede positivamente”. “Ma poi, avete idea dei costi per trasformare un aeroplano civile nell’Air Force One, ossia una base mobile da cui il presidente americano deve poter condurre una guerra nucleare mentre è in volo?”, aggiunge Camporini.

ultima modifica: 2016-12-24T08:06:45+00:00 da Emanuele Rossi

 

 

 

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