Olanda, si è fermata davvero l’onda populista?

Olanda, si è fermata davvero l’onda populista?

“Non vi libererete di me”: Geert Wilders scaglia come una pietra la sua promessa (o la sua minaccia). Nessuno dubita che abbia ragione; è vero l’Olanda e l’Europa non si libereranno di lui, delle sue idee, delle sue battaglie. Ha guadagnato voti (è il secondo o terzo partito secondo dati non definitivi), ma Wilders ha perso quella che doveva essere la prova decisiva perché non è riuscito a intercettare gli elettori delusi dal premier Mark Rutte: il partito liberale di destra VVD ha perso 10 seggi, solo 4 in più sono andati al PVV, il partito xenofobo. Ciò avrà una ripercussione positiva anche sugli equilibri politici europei. E’ presto per concludere che l’onda populista s’è fermata, ma non si può negare che si sia infranta sulla grande diga di Afsluitdijk costruita proprio novant’anni fa.

Se il voto nei Paesi Bassi doveva essere il quarto di finale (così lo ha definito lo stesso Rutte) ebbene il partito anti-europeo è stato sconfitto; adesso aspettiamo la semifinale a Parigi il prossimo mese e poi l’ultimo match a Berlino in settembre. In Francia nulla è deciso, anche per i guai giudiziari di François Fillon il candidato della destra ex gollista e l’incertezza che circonda l’outsider Emmanuel Macron. Tuttavia il risultato olandese si farà sentire, dando più forza ai partiti anti-lepenisti.

L’astuto Wilders si è passato un po’ di brillantina sulla criniera biondoecenere e ha provato a fare l’uomo di governo. Ha proposto addirittura di entrare nella coalizione che presumibilmente verrà formata dai liberali conservatori di Mark Rutte che hanno 33 seggi, insieme ai liberali di sinistra (19 seggi) e ai cristiano-democratici (19 seggi). Insieme i tre partiti non bastano a fare la maggioranza (hanno 71 seggi su 150). Dunque, saranno costretti a chiedere l’appoggio esterno di altre formazioni minori o a contrattare i voti di volta in volta. L’offerta di Wilders è stata respinta, ma la governabilità non è garantita.

I veri vincitori in termini di incremento di voti sono i Verdi che passano da 4 a 14 seggi e il GroenLinks diventa il primo partito a sinistra, inoltre entra in parlamento il partito anti-xenofobo formato da due deputati turco-olandesi eletti nella scorsa legislatura con il partito laburista che appare il grande sconfitto a sinistra (ha perso ben 29 seggi), dissanguato da un netto travaso di voti. Ci sono ragioni specifiche per questo tracollo, ma le forze che fanno parte della famiglia politica socialista sono in ritirata un po’ in tutta Europa. Perdono consensi a sinistra, ma anche a destra perché l’immigrazione e la disoccupazione fanno crescere un malessere e un rancore intercettato soprattutto dalle destre più radicali.

Colpisce che il dibattito interno alla sinistra italiana non tenga conto di questo dato di fatto. Al contrario, chi è uscito dal Pd pensa di sfuggire a quella che appare una tendenza di fondo, rafforzando la propria identità tradizionale di forza socialista erede dei partiti marxisti. Che dire? Buona fortuna.

Wilders ha ragione quando avverte che la politica, e non solo quella olandese, non si libererà di lui. Perché le forze che semplificando chiamiamo populiste e xenofobe hanno influenzato in modo determinante l’agenda politica europea e i partiti liberal-democratici ne terranno conto. La sicurezza e l’immigrazione sono le due questioni chiave, trasversali geograficamente e politicamente. Né in un singolo paese né nell’Unione europea è stata trovata la risposta. I vertici della Ue a Bruxelles oggi festeggiano e hanno ragione, ma non basta un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo se non saranno in grado di mettere sul campo le idee forti che possono prendere corpo in misure concrete ed interventi efficaci.

ultima modifica: 2017-03-16T15:50:40+00:00 da Stefano Cingolani

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