Sul fronte Est la Russia è più forte della Nato. Il report della Rand

Sul fronte Est la Russia è più forte della Nato. Il report della Rand
L’autorevole think tank americano analizza le forze in campo e segnala i gap dell’Alleanza Atlantica. Intanto, il generale Pavel smorza i toni contro il Cremlino

Secondo un report della società d’analisi internazionale Rand Corporation, la Russia avrebbe una netta superiorità rispetto alle controparti Nato nelle zone di contatto, ossia lungo il confine del cosiddetto Fronte Orientale dell’alleanza. È un dato interessante perché in controtendenza con la spesa militare russa, ferma a poco più di un sedicesimo degli 800 miliardi di dollari che i membri Nato investono nel settore (pur raggiungendo in percentuali minime la quota prefissata del due per cento del Pil nella maggior parte dei casi, e dunque più che altro grazie al peso dell’impegno degli Stati Uniti).

Secondo la Rand, la Nato impiegherebbe non più di un mese per colmare i gap tecnici in un eventuale conflitto, che comunque nelle prime settimane vedrebbe Mosca prevalere nettamente lungo la zona di confine, soprattutto nelle regioni baltiche.

Da quando la Russia ha invaso la Crimea, l’Alleanza ha piazzato circa 5000 truppe vicino al confine con la Russia in quattro Battle Group guidati dalla Germania in Lituania, dalla Gran Bretagna in Estonia, dal Canada in Lettonia (dove ci sono anche 160 militari italiani) e dagli Stati Uniti in Polonia (in accordo con l’atto Nato-Russia del 1997, un accordo anacronistico che rifletteva un tempo più ottimistico, i soldati non sono basati in modo permanente, ma ruotano costantemente).

A questi si aggiungono altri 5000 mila militari che la Nato considera una forza di reazione rapida, operativa in una settimana: sia questa unità che i Battle Group hanno un ruolo più che altro simbolico però, di deterrenza: rappresentativi a rotazione di tutti i membri dell’alleanza, sono un monito, un modo per ricordare alla Russia che qualora attaccasse anche solo un Paese membro, scatterebbe la difesa collegiale prevista dal trattato atlantico.

La disparità riguarda soprattutto le forze convenzionali, spiegano gli analisti: per esempio, secondo le valutazioni del report sul fronte dei carri armati la Russia supererebbe la Nato di 5,9 a 1; in veicoli da combattimento di fanteria 4,6 a 1; per quel che riguarda l’artiglieria a razzo da 270 a zero. L’esperto militare dell’International Institute for Strategic Studies, Ben Barry, ha spiegato all’Economist che il vantaggio russo sta anche nella maggiore rapidità con cui è in grado di aprire le rotte delle supply line interne: “La Nato ha trascurato di preservare la sua infrastruttura di trasporto militare della Guerra Fredda. I ponti non possono sopportare il peso dei serbatoi e i sistemi ferroviari non sono progettati per i camion che trasportano armature pesanti”.

È questa la forza russa, insomma, più dei nuovi missili nucleari sponsorizzati dal presidente Vladimir Putin durante il discorso alle Camere. E tutto ciò si abbina con gli sforzi economici che Mosca ha messo in piedi per spingere la macchina da guerra, aggiornarla e cercare di mantenerla in funzione. Sforzi che però in molti casi non hanno portato risultati, mostrando più volte i lati deboli – pezzi d’età sovietica in ritardo con ammodernamenti e manutenzioni – del sistema militare.

Da registrare anche quello che l’uscente generale ceco Petr Pavel, presidente del Comitato militare della Nato, ha detto negli ultimi giorni ai giornalisti. Parlando delle intercettazioni aeree che si susseguono più o meno costantemente sopra i cieli baltici, dove decine di velivoli russi sconfinano e vengono poi rimandati indietro, ha detto che si tratta più che altro di “errori umani”, di guai nelle comunicazioni, e a volte di radar aerei non funzionanti; ma non di un’azione premeditata – un metodo per innervosire i paesi Nato che vedono violati i propri cieli.

Pavel dice che non si deve parlare di “aggressione russa”, perché non c’è nessuna evidenza di questa ostilità: “Tutto quello che abbiamo visto nella regione è una maggiore presenza militare, più esercitazioni, più voli di aviazione a lungo raggio, più uso dell’intelligence, ma non lo chiamerei aggressione”.

E dunque, dall’Alleanza, esce una linea più morbida delle analisi (qualcosa che si è già vista nei dialoghi che circondano le cronache sul dossier Ucraina, in un periodo in cui la distanza tra Mosca e Washington, Nato, è notevole). Pavel ha detto, a proposito della forza Nato dispiegata ai confini: “Stiamo facendo del nostro meglio per mantenere il livello di questa presenza militare al di sotto di una minaccia per la Russia”; perché non è intenzione dell’Alleanza Atlantica “creare alcuna competizione [che] avrebbe portato più forze nella regione”, ha spiegato (ma intanto, a quanto pare, la Russia si è portata in vantaggio).

 

ultima modifica: 2018-03-10T09:10:02+00:00 da Emanuele Rossi

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