Cosa farà il Pd? Dubbi e possibili strategie per affrontare la crisi istituzionale

Cosa farà il Pd? Dubbi e possibili strategie per affrontare la crisi istituzionale
Dopo la batosta del 4 marzo, il Pd aveva scelto la via dell'opposizione a tutti i costi nella convinzione che solo in questo modo sarebbe riuscito a salvare il salvabile. Ma così non andrà...

La reazione, anche decisa, a difesa di Sergio Mattarella c’è stata, ma è chiaro che al Partito democratico servirà molto di più per rilanciarsi in vista del voto ormai sempre più imminente. Inutile negarlo, d’altronde: dopo la batosta del 4 marzo, il Pd aveva scelto la via dell’opposizione a tutti i costi nella convinzione che solo in questo modo sarebbe riuscito a salvare il salvabile. Ma così non andrà: la strategia dilatoria portata avanti in queste settimane e culminata nella decisione di non decidere assunta nel corso dell’assemblea del 19 maggio scorso (qui il commento di Roberto Arditti) è improvvisamente venuta meno con l’addio a ogni ipotesi di governo gialloverde. Tutto da rifare dunque per i dem, chiamati adesso a immaginare un nuovo schema d’azione da contrapporre a Lega e MoVimento 5 Stelle. Che, dal canto loro, hanno già fatto chiaramente capire di voler impostare tutta la prossima campagna elettorale sulla polemica contro l’Europa, l’establishment e il Quirinale.

Inevitabilmente, molto dipenderà dal quadro che si andrà componendo pure negli altri schieramenti politici ma un’idea in queste ore convulse sta affiorando: quella di dar vita a un’ampia alleanza costituzionale che unisca tutti coloro che non si riconoscono nella narrazione e nell’impostazione di leghisti e pentastellati. Una proposta rilanciata ad esempio con forza in queste ore da Peppino Caldarola, storico esponente della sinistra italiana e attuale direttore di Italianieuropei, la rivista dell’omonima fondazione guidata da Massimo D’Alema. In questo contesto, le prossime elezioni si andrebbero a configurare come un vero e proprio referendum tra europeisti e anti-europeisti, tra globalisti e sovranisti, in nuovo e inedito bipolarismo.

Il nome attorno al quale organizzare questo fronte sarebbe quello del presidente del Consiglio uscente, Paolo Gentiloni, considerato in questa fase l’unica figura in grado di compattare un’area politica storicamente litigiosa e frammentata e, per di più, uscita con le ossa rotte da tutti gli ultimi appuntamenti elettorali. E che lo scenario che si va aprendo sia questo Gentiloni ha dimostrato di averlo compreso immediatamente dopo le parole del Capo dello Stato e gli attacchi di M5s, Lega e Fratelli d’Italia.  “Nervi saldi e solidarietà al presidente Mattarella. Ora dobbiamo salvare il nostro grande Paese”, ha scritto in un tweet Gentiloni. Che adesso – insieme ai maggiorenti del partito – dovrà subito interrogarsi sull’atteggiamento da tenere di fronte al probabile governo guidato da Carlo Cottarelli (qui una gallery fotografica con alcuni dei suoi più recenti scatti) che si appresta a nascere: votare oppure no la fiducia a questo esecutivo che, comunque, numeri alla mano sembra non aver alcun margine per andare avanti? In teoria, la risposta sarebbe senza dubbio sì ma è pur vero che una scelta del genere finirebbe per mettere ulteriore benzina nel motore dei cinquestelle e della Lega e per ritorcersi, quindi, sul Pd in campagna elettorale. Come ha fatto già intendere ieri in diretta su Facebook Salvini, secondo cui l’eventuale governo Cottarelli riceverà, di sicuro, solo il voto di fiducia da parte di coloro che ha definito gli unici sconfitti delle elezioni del 4 marzo. Il Pd, appunto.

Da capire, invece, cosa farà Silvio Berlusconi che ieri in serata ha diramato una nota in difesa di Mattarella e di attacco nei confronti dei cinquestelle e dell’ipotesi impeachment, senza però mai menzionare Salvini. Il quale pare non averla presa affatto bene. “Ho letto con grande rammarico le parole di Silvio Berlusconi che anziché difendere il suo alleato ha parlato di altro: sembrava di sentir parlare la Merkel“, ha dichiarato in un’intervista a Carmelo Lopapa di Repubblica il segretario leghista che poi questa mattina a Radio Capital ha rincarato: “Se vota il governo Cottarelli, addio alleanza”. Il Cavaliere, dunque, appare in bilico. Rimarrà insieme al resto del centrodestra – Salvini permettendo – oppure romperà? In quel caso c’è chi lo vorrebbe all’interno dell’alleanza anti-populista di cui farà parte pure il Pd. Domande al momento senza risposta che continuano ad addensarsi su quella che può certamente considerarsi una delle più gravi crisi istituzionali della storia del nostro Paese.

ultima modifica: 2018-05-28T09:30:03+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

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