Il futuro della difesa? Per Tofalo è cyber (e lancia una suggestione…)

Il futuro della difesa? Per Tofalo è cyber  (e lancia una suggestione…)
Terrorismo, difesa europea e sicurezza informatica. Il dibattito promosso dalla Commissione europea con il vicepresidente del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, e il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo

“La minaccia cibernetica esiste da decenni, ma oggi se ne parla con più insistenza, perché i social agiscono come dei moltiplicatori e rendono la minaccia più evidente e più importante”. Parole del sottosegretario alla difesa ed esperto di cyber security Angelo Tofalo, pronunciate durante la tavola rotonda “Terrorismo, difesa comune europea e sicurezza informatica”, organizzata dalla Rappresentanza della Commissione europea in Italia e dalla Rivista Airpress, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti, tenutasi mercoledì 18 Luglio nella splendida cornice della residenza Borgo Ripa. All’evento, moderato dal Capo Ufficio stampa della rappresentanza della Commissione europea Manuela Conte, hanno partecipato, oltre al sottosegretario, anche il direttore del Centro Studi Americani, nonché editore di Airpress, Paolo Messa, il capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Beatrice Covassi, l’inviata esteri del Tg1, Marilù Lucrezio, il presidente del Ce.Si Andrea Margelletti, il vice direttore Ansa, Stefano Polli, l’inviato speciale Rai Amedeo Ricucci e la giornalista di Sky Tg24, Simona Vasta. Era presente anche il vice presidente del Parlamento europeo, Massimo Castaldo.

Al centro della riflessione dei relatori ci sono stati tutti i temi più urgenti della sicurezza nazionale ed europea, a cominciare dalle minacce dello spazio cyber, uno dei primi ambiti toccati dall’integrazione europea in tema di sicurezza. “È interessante – ha notato infatti Tofalo – che uno dei primi esempi di difesa comune europea sia stata proprio la direttiva Nis (Network and Information security), che affronta proprio il tema delle minacce informatiche”. Ovviamente, ci sono ancora molti passi in avanti da fare, non solo a livello europeo ma anche più prettamente nazionale. “Ho chiesto al ministro Trenta la delega per la sicurezza cibernetica – dice Tofalo alla platea – l’idea è quella di creare una nuova forza armata”.

Oltre all’aspetto cyber, sono altri due i temi su cui il sottosegretario annuncia di volersi spendere con particolare attenzione nel corso della legislatura. Il primo è il fondo di 13 miliardi che la Commissione europea ha deciso di destinare alla difesa, “dovremo avere tutti gli occhi puntati sulle decisioni della Commissione sulle spese e sulla distribuzione dei soldi – avverte Tofalo – nell’ottica della difesa dell’interesse nazionale e delle industrie italiane”. Un altro tema centrale per il sottosegretario è quello della “mobilità militare transfrontaliera”, dove sono necessarie misure per “armonizzare le normative e i requisiti per lo spostamento dei mezzi militari”. L’Italia non deve però limitarsi a seguire la strada tracciata dagli altri Paesi europei, ma deve ambire a prendere l’iniziativa. La sicurezza può partire per esempio dalla progettazione edilizia, sul modello dell’approccio Cpted (Crime prevention through environmental design) già diffuso negli Usa, che promuove la prevenzione del crimine attraverso la progettazione ambientale, “L’Italia in questo campo potrebbe diventare un pioniere – spiega Tofalo – aprendo la strada anche per gli altri partner europei. Il sottosegretario frena invece sull’ipotesi paventata dalla Commissione per la creazione di un’intelligence europea, “l’intelligence rappresenta la sovranità nazionale, ma siamo comunque favorevoli a collaborare più intensamente con gli altri Paesi europei”. Poi lancia lo scoop.

L’assist di Tofalo sulla direttiva europea sulla cyber security è subito raccolto dall’ambasciatrice Covassi, che dal 2010 al 2014 presso la delegazione dell’Ue negli Stati Uniti a Washington Dc era responsabile proprio dell’allora nuovissimo portafoglio economia digitale e cibersicurezza transatlantica.“Da allora abbiamo fatto grandi passi in avanti – spiega l’ambasciatrice – non solo grazie alla direttiva, ma anche con l’agenda europea per la sicurezza del 2015, che affronta i temi della radicalizzazione su internet e nelle carceri”. Ora sono due le tematiche in cima all’agenda europea, “il fondo per la difesa, che finanzia la ricerca e le capacità, e la cooperazione in materia di intelligence”. Se il sogno della Commissione sull’intelligence europea è destinato per ora a rimanere tale, Covassi auspica almeno a “uno scambio di informazioni più efficace all’interno dell’Ue”. Su un punto però l’ambasciatrice non transige, la tempistica. “Il Bilancio che contiene le proposte della Commissione sulla difesa va approvato al più presto, prima delle elezioni europee, altrimenti poi bisognerà ricominciare da capo”.

Della cooperazone Europa-Usa e dell’integrazione europea sul tema della sicurezza ha parlato ampiamente Paolo Messa nel suo intervento, chiarendo come l’integrazione la cooperazione possano servire, piuttosto che contrastare, l’interesse nazionale. Infatti, se interpretato correttamente, “l’interesse nazionale italiano si muove lungo alcune direttrici che sono una costante per il nostro Paese, l’Europa, il Mediteranno e la relazione transatlantica”. Lo stesso discorso vale per il piano industriale, dove lo sviluppo dell’industria europea della difesa può giocare un ruolo significativo per l’economia italiana. “Sarebbe un errore però – avverte Messa – se la difesa europea implicasse un approccio di chiusura verso imprese straniere, specialmente quelle Usa, che operano in territorio europeo. Proprio dalla collaborazione tecnologica e industriale con Usa – ha spiegato Messa – l’Italia ha guadagnato molto e può continuare a farlo”. A questo proposito preoccupa la decisione della Commissione di sanzionare Google con una multa da oltre 4 miliardi di euro, “vedo da entrambe le parti dell’Atlantico la tentazione di scivolare lungo un piano inclinato che non va nella direzione del nostro mutuo e reciproco interesse, – continua il direttore del Centro Studi Americani – non dobbiamo mai perdere di vista le nostre vere amicizie e riconoscere invece le nuove minacce ibride che si manifestano attraverso la rete. Su questo piano l’Europa e l’Italia hanno sempre potuto contare sul supporto degli Usa, proveniente anche dal settore privato, grazie alla collaborazione di Apple, Microsoft e della stessa Google.
Il direttore del Csa ha poi manifestato la sua approvazione per la proposta di Tofalo per l’istituzione di una forza armata dedicata allo spazio cyber da affiancare al Cioc (il comando Interforze per le operazioni cibernetiche), “l’avevo proposta io stesso alla Cyber Week di Tel-Aviv, il Cioc non basta”. Più severo nei confronti dei decision-maker europei sul tema della sicurezza è invece Margelletti, “se il terrorismo fosse un’emergenza il Parlamento europeo avrebbe già approvato la legge contro la radicalizzazione”. Inutile raccontarsi storie, “il 93% degli attentati sono compiuti da cittadini europei”. Quello che manca, secondo Margelletti, è la volontà politica per fare di più. “Sono un grande sostenitore della difesa europea, penso che l’integrazione, anche su questi temi, sia una questione di sopravvivenza. Ma mi chiedo, come funzionerà se quello che manca è un governo europeo? Il rischio – ha proseguito – è che su alcuni temi il dato tecnico diventi la foglia di fico per la politica”.  Il problema è sempre lo stesso, cedere la sovranità è faticoso, specie se ad essere toccate sono intelligence, forze armate e polizia, che della sovranità nazionale sono tre pilastri fondamentali. La chiave, secondo Margelletti, è tutta qui: nel rapporto, spesso tormentato, tra la politica europea e le politiche nazionali. “L’interesse europeo esiste finché non si scontra con quello nazionale”.
Per Stefano Polli, nonostante le titubanze dei protagonisti, “l’Ue, come chiarito dalla recente visita di Trump, ha una sola scelta, quella di svegliarsi, e di farlo abbastanza velocemente”. Sebbene il vicedirettore dell’Ansa non preveda che i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico si deterioreranno in tempi brevi, “ci sono troppi valori, ideali e principi di base condivisi che vanno al di là dei protagonisti politici”, è chiaro che qualcosa nel profondo sta cambiando nella politica internazionale, e l’Ue non sembra preparata a farvi fronte. “Credo sia importante rendersi conto della nuova realtà internazionale e dei nuovi equilibri geopolitici – chiarisce Polli – l’Ue deve trovare quello scatto di orgoglio che ha trovato grandi curve sua storia”. Per farlo però, ci vogliono quelle leadership che quegli scatti li hanno resi possibili. Nel finale, c’è stato spazio anche per l’intervento del vicepresidente del Parlamento europeo, Massimo Castaldo. “Sulla difesa europea ci sono ampi margini di azione, attraverso interventi che consentirebbero di risparmiare denaro e di sfruttare le economie di scala. Ci sono anche in ballo iniziative importanti che riguardano la mobilità delle forze armate”.Anche in Europa occorre difendere l’interesse nazionale italiano. Lo sforzo – spiega Castaldo – è quello di difendere il pluralismo, per fare sì che l’agenda europea rifletta tutte le singole istanze dei Paesi”. Ad esempio sulle priorità, convincendo gli altri partner europei che  “esiste un fianco meridionale dell’Europa che non è il figlio minore di quello orientale, anzi, le minacce strategiche più pericolose provengono proprio da lì”.
ultima modifica: 2018-07-19T08:40:35+00:00 da Stefano Cabras

 

 

 

 

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