Perché Cottarelli e Renzi bisticciano

Perché Cottarelli e Renzi bisticciano
Tutti i motivi di tensione tra il commissario per la revisione della spesa pubblica (nominato dal governo Letta) e il premier Matteo Renzi. Fatti, numeri, ricostruzione e indiscrezioni dei principali quotidiani

Spending review, cosa succede a Carlo Cottarelli? Il commissario scelto dal governo Letta per tagliare i costi, annuncia “spese scoperte” e già si insinuano voci di dimissioni, con fra i nomi segnalati (da Repubblica) quello di Yoram Gutgeld, consigliere economico renziano. E su Twitter il dibattito ferve (ecco una selezione di tweet più sfiziosi)

L’ATTACCO
“Impegnati 1,6 miliardi di risparmi futuri – dice Cottarelli – se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro”. Secondo il Corriere della Sera e Repubblica, Cottarelli sarebbe pronto al passo indietro (ad ottobre). I motivi? “Gli ostacoli agli interventi di riequilibrio e i dossier intoccabili”.

OSTACOLI
Fino ad oggi ha dovuto fronteggiare ostacoli di tipo politico, dopo 25 anni passati a Washington presso il Fondo monetario internazionale. Nel corso dei mesi mister spending review sarebbe stato “declassato da una specie di autorità indipendente”, osserva Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, incaricata di individuare non soltanto gli sprechi e “le diseconomie interne alla Pubblica amministrazione ma di proporre anche i tagli alle voci di spesa più ingombranti, a un semplice consulente esterno”. Un passaggio che ha caratterizzato la sua condizione come “sempre più palpabile man mano che il tempo passava. Ed evidentemente sempre meno sopportabile”.

QUOTA 96
Autorizzare nuove spese grazie ad una copertura individuata in nuove e future revisioni della spesa o con tagli lineari delle spese ministeriali, era già accaduto con la Legge di Stabilità del 2014 e nel decreto legge sulla pubblica amministrazione (per finanziare i pensionamenti dei funzionari “anziani”). Così come Cottarelli osserva dalle colonne del suo blog, tale pratica sembra sia utilizzata per finanziare il pensionamento di alcuni lavoratori arrivati alla cosiddetta “quota 96” (una combinazione tra età e anni di servizio) e tenuti in servizio in base alle regole di pensionamento vigenti.

CONTRORIFORMA FORNERO
Il decreto 90 sulla PA presenta provvedimenti che modificheranno ancora la riforma Fornero: come la deroga per gli «esodati» (e siamo a quota sette), per cui 4 mila insegnanti vedranno la pensione con le regole pre Fornero, avendo in tasca i requisiti previsti: quella quota 96 ottenuta sommando età e anzianità contributiva entro il 2012. Ma si tratta di insegnanti che nell’ultimo biennio hanno lavorato con normale stipendio e non rientrano tra i noti esodati ma sono stati accorpati in zona Cesarini alle «salvaguardie». Con costi che aumenteranno a circa 11 miliardi di euro. Uno dei motivi dell’inquietudine di Cottarelli?

BOCCIA
Una prima e dura replica ai sussurri sul caso Cottarelli arriva da Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio alla Camera, che dalle colonne della Stampa osserva che se Cottarelli “è in vena di dare consigli sull’utilizzo dei risparmi di spesa sulle pensioni, gli consiglio vivamente di rivolgersi prima al Governo e solo successivamente al Parlamento”. Come dire che è la politica che decide come utilizzare i soldi. E ancora, sottolinea che dal commissario arriva un richiamo inammissibile «Stia sereno».

SCENARI
Secondo Federico Fubini (Repubblica) il possibile successore sarà Yoram Gutgeld, consigliere economico di Renzi e deputato del Pd, con sullo sfondo non solo il divorzio da Renzi ma una manovra da 16 miliardi. Pare infatti che sia stato lo stesso Cottarelli a chiedere al premier di essere rispedito nuovamente all’Fmi a Washington.

(YORAM GUTGELD VISTO DA UMBERTO PIZZI)

twitter@FDepalo

 

ultima modifica: 2014-07-31T10:56:35+00:00 da Francesco De Palo

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