L'intesa tra governo ed enti, il ruolo delle Camere di commercio e gli auspici di cittadini e imprese in un recente sondaggio di opinione. Lo speciale di Formiche.net con fatti, commenti e analisi

Chiariti alcuni nodi fondamentali con il governo, le Camere di Commercio possono riprendere il loro cammino verso l’autoriforma suggerito più volte su Formiche.net.
Conosciuti da più del 90% delle persone, gli enti camerali, secondo una ricerca realizzata dall’istituto di ricerca Swg, svolgono per l’opinione pubblica un ruolo importante per lo sviluppo del Paese, tanto da non dover essere annoverati tra i destinatari dei tagli più urgenti previsti dal governo per risparmiare risorse. L’iscrizione camerale? A detta degli italiani non è il primo balzello da abolire, anzi.

L’ACCORDO CON IL GOVERNO

Grazie a un emendamento del relatore al ddl delega sulla Pubblica amministrazione, Giorgio Pagliari, la Commissione bilancio del Senato ha bocciato l’articolo 9 della riforma della P.a. che prevedeva la soppressione del diritto camerale, la progressiva riduzione delle competenze e il trasferimento del registro ditte al ministero dello Sviluppo economico.

Il recente incontro tra il governo e una delegazione degli enti camerali dove è stata raggiunta l’intesa è entrato nel vivo delle questioni legate alla riforma delle Camere di Commercio. “Lo spirito è quello di arrivare insieme a realizzare una riforma profonda del sistema camerale rafforzando e valorizzando appieno il ruolo di ‘casa delle imprese'”, ha detto Claudio Gagliardi, segretario generale di Unioncamere a Formiche.net.

IL RUOLO

Lo studio di Swg evidenzia come il ruolo degli enti camerali sia maggiormente avvertito dai cittadini dei centri medio-piccoli del Paese, rispetto a quelli delle grandi aree metropolitane.
Per il 69% degli intervistati, le Camere di Commercio svolgono un importante ruolo per lo sviluppo e la nascita delle imprese (69%) a cui si abbina lo sviluppo dell’economia dei territori (68%). Per gli italiani gli enti camerali hanno inoltre un ruolo centrale nella formazione del capitale umano (56%) e nel sostenere la crescita delle esportazioni (59%).

LE CAMERE VISTE DAGLI IMPRENDITORI

Per le imprese il contributo offerto dalle Camere di Commercio allo sviluppo del Paese è superiore a quello dato dalle altre strutture dello Stato (Regioni, Comuni, Banca d’Italia, Ministeri, Parlamento) e anche alle funzioni svolte dalle associazioni imprenditoriali.
A pensarlo sono il 38% degli imprenditori consultati nella ricerca Swg, contro il 35% che riconosce un maggiore contributo per la crescita alle associazioni datoriali, il 27% ai Ministeri, il 22% alle Regioni e il 21% alla Banca d’Italia.

COSA TAGLIARE

L’opinione pubblica non ritiene efficace la riduzione del numero delle Camere di Commercio in un’ottica di riduzione e tagli della spesa pubblica. Allo snellimento degli enti camerali i cittadini antepongono invece la riduzione e l’accorpamento dei comuni più piccoli (42%), e la diminuzione delle Prefetture (27%).
Tra le tasse che sarebbe utile abolire i cittadini intervistati mettono al primo posto il Canone Rai (66%), seguito dal bollo auto (41%) e dall’addizionale Irpef regionale (31%). Il taglio dell’iscrizione alle Camere di commercio è auspicato invece solo dall’11% dell’opinione pubblica.

COSA SI ATTENDONO GLI ITALIANI

Ma gli italiani si attendono dalle camere di Commercio ulteriori sforzi: attenzione allo sviluppo della nuova impresa (voto 8,1, in una scala da 1 a 10), semplificazione della vita alle imprese (voto 8,4) e sostegno dell’innovazione (voto 8,1).
Secondo l’opinione pubblica, inoltre, l’impegno futuro di questi enti dovrebbe mirare al sostegno dell’imprenditorialità femminile e giovanile (voto 7,9), a sovvenzionare le imprese che vogliono esportare (voto 7,8), aiutarle nella relazione con le banche (voto 7,7) e accompagnarle nel caso vogliano collaborare o unirsi per diventare più grandi (voto 7,7).

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