Gli organizzatori, i simboli, le fiaccole, politici e sindacalisti presenti e la tirata anti americana dei vendoliani...

A un certo punto arriva anche l’ambasciatrice francese, Catherine Colonna. “Ringrazio tutti gli italiani che sono qui. E’ un momento molto triste per la Francia e vi siamo grati della vostra solidarietà”, dice. Mentre dalle finestre dell’ambasciata compaiono fogli di carta con lettere che formano la parola “Merci”. Grazie.

LA MANIFESTAZIONE A PIAZZA FARNESE

Sono le sei e mezza della sera di giovedì 8 gennaio quando piazza Farnese a Roma si riempie di centinaia di persone venute per manifestare, con una fiaccola in mano, solidarietà alla Francia davanti alla sua ambasciata in Italia per la strage al giornale satirico Charlie Hebdo, che ha provocato la morte di 12 persone. La manifestazione, organizzata dalla Federazione nazionale della stampa e da Articolo 21, nonostante qualche pecca organizzativa, è un successo.

I SIMBOLI E LE FIACCOLE

Tanti giovani, anche giovanissimi. E persone di una certa età. Due signore sulla sessantina chiedono dove si può firmare per solidarietà. “Vogliamo scrivere il nostro nome, siamo qui per dire che non abbiamo paura”, dicono. Tanti cartelli con la scritta “Je suis Charlie”, che in queste ore abbiamo visto rimbalzare da una parte all’altra del globo. Molte candele accese. E tante matite alzate. Se la sono portata quasi tutti, una matita.

LA VOCE DEI LEADER MUSULMANI

Ci sono anche i politici. Ma senza essere ingombranti. Vengono intervistati, ma gli interventi dal megafono sono lasciati ai rappresentanti dei giornalisti, della comunità francese e di quelle musulmane in Italia.  “Questi atti vanno condannati prima di tutti da noi”, osserva il presidente della Comunità del mondo arabo in Italia, Fouad Aodi. C’è anche Abdellah Redouane, presidente del centro islamico di Roma: “La nostra cultura non prevede la violenza. Faremo di tutto per isolare i terroristi. Tutti i musulmani devono alzare la testa e dire basta”, afferma. Secondo Aahmad Ejaz, rappresentante della comunità pakistana e giornalista, “la voce dell’Islam moderato anche questa volta è stata troppo flebile a causa delle divisioni al nostro interno”.

LA SCHIERA DI POLITICI E SINDACALISTI

La politica è bipartisan, ma all’appello mancano i renziani. Un particolare non da poco. Si vedono Giovanni Toti, Mara Carfagna, Deborah Bergamini, Lucio Malan e Maurizio Gasparri (che subisce una piccola contestazione) di Forza Italia. Per il Pd ci sono Emanuele Fiano, Rosy Bindi e Corradino Mineo. Immancabile Paolo Cento, già leader dei Verdi. Per Sel, Nicola Fratoianni e Loredana De Petris. In forma smagliante, nonostante il recente Satyagraha, arriva anche Marco Pannella. E poi una folta rappresentanza sindacale composta dai leader sindacali Susanna Camusso (Cgil), Maurizio Landini (Fiom), Anna Maria Furlan (Cisl) e Cosimo Barbagallo (Uil). Spunta anche l’ex di Scelta civica Andrea Olivero.

LA TIRATA ANTI AMERICANA DEI VENDOLIANI

“Quello che è successo è anche il frutto di una politica americana completamente sbagliata dal 2001 in avanti”, spiega Fratoianni, guardando la questione da sinistra. “Ora l’Ue deve reagire con la giusta fermezza. Va rivista completamente la missione Triton, che ha preso il posto di Mare nostrum”, sottolinea Toti, vedendola invece da destra. “Occorre creare le condizioni per favorire una vera integrazione”, dice Landini, ancora da sinistra. “Tutti noi dobbiamo essere coscienti del fatto che siamo in guerra. L’occidente deve restare unito e fare fronte comune contro l’Islam”, sono le parole di Gasparri, da destra.

OLTRE LE DIVISIONI

La gente in piazza, però, non si divide. Tutti sono qui per mostrare solidarietà. Ma anche forza. La forza di chi non si arrende alla barbarie. “La cultura è molto più forte delle pallottole. E la storia di Charlie Hebdo è lì a dimostrarlo. Oggi siamo tutti francesi”, osserva un signore romano sulla settantina. C’è molta borghesia capitolina di sinistra. Mentre i più giovani si sono scritti “Charlie” in faccia. I francesi si riconoscono perché hanno il viso più tirato. Qualcuno piange. Altri cantano la Marsigliese. “Sì, abbiamo letto l’articolo del Financial Times secondo cui il settimanale ha esagerato a provocare l’Islam. Ma oggi non è il giorno delle polemiche. E’ il giorno del dolore, del cordoglio e della partecipazione”, sostiene un consigliere dell’ambasciata. Che poi sussurra: “Certo, ora Marie Le Pen avrà gioco ancora più facile…”.

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