Fatti, ricostruzioni e indiscrezioni

Non è ancora giunto in Consiglio dei ministri, ma il ddl Concorrenza infiamma le categorie coinvolte e fa discutere la politica. Il premier Renzi tirerà diritto sulle liberalizzazioni previste dal suo governo o deciderà di stralciarne alcune parti?

Ecco le norme sulle quali si stanno concentrando umori e dissapori.

GOOGLE TAX

Nel ddl pro concorrenza il Governo potrebbe prevedere anche l’introduzione della “link tax”, una tassa che gli operatori di Internet dovrebbero pagare agli editori per indicizzare le notizie.
La misura, di cui ha scritto oggi il quotidiano la Repubblica, “prevede l’obbligo ad un accordo commerciale con gli editori, pena l’apertura di un contenzioso presso l’AgCom oppure gestito direttamente dal dipartimento dell’editoria di Palazzo Chigi, prima che la tentata conciliazione si trasferisca in tribunale”.

Ma “non sarà una norma anti-Google”, dice Repubblica riportando le precisazioni di chi lavora al dossier a Palazzo Chigi. Seppur lo stesso provvedimento, di fatto, ha portato in Spagna alla chiusura dell’aggregatore di notizie di Google, Google news.

ENERGIA

Tra le misure che potrebbero rientrare nel disegno di legge vi sarebbe anche una norma preparata dai consiglieri del ministro Federica Guidi per l’eliminazione del mercato tutelato del gas e dell’elettricità, attese dalle associazioni dei consumatori.
A contestarne la procedura è l’Authority per l’Energia secondo la quale “il passaggio alle sole offerte libere richiederebbe passaggi più graduali, pena un aumento delle bollette, che potrebbe arrivare al 20%”, ha scritto Carmine Fotina sul Sole 24 Ore.

LIBRI ED EDICOLE

Dal disegno di legge sulle liberalizzazioni potrebbero uscire invece alcune norme su libri ed edicole. “L’intenzione del Dipartimento all’Editoria del Consiglio dei ministri già manifestata nei mesi scorsi, sarebbe quella di riformare l’intero settore dell’editoria con un unico provvedimento in arrivo fra qualche settimana”, ha scritto Andrea Secchi su Italia Oggi.
Voluto invece dal Ministero dello Sviluppo Economico, è l’articolo che abolisce il sistema delle autorizzazioni necessarie per l’apertura di una rivendita di quotidiani e periodici, sulla base delle segnalazioni fatte dall’Antitrust.
Gli edicolanti sono convinti però che una liberalizzazione del genere non farebbe altro che far aumentare il potere dei distributori. È sul metodo –  si legge su Italia Oggi, l’opposizione delle sigle sindacali Sinagi, Snag e Usiagi: “Ossia trattare la liberalizzazione come un elemento sganciato dal resto della riforma del settore editoriale che pure era dall’inizio nel programma del sottosegretario Lotti”.
A far discutere è però soprattutto l’abolizione del tetto del 15% agli sconti sui libri introdotti dalla legge Levi. Ma per gli operatori del settore, compresi quelli online, la norma non porterebbe vantaggi al mercato. Proprio contro gli sconti liberi per la vendita dei libri si è schierato pubblicamente il gruppo Feltrinelli.

TELEFONIA

Il ddl concorrenza contiene anche norme per il settore delle telefonia e delle telecomunicazioni in genere, gradite ai movimenti dei consumatori. Tra queste, ad infiammare Asstel, l’associazione delle imprese di tlc, tanto da parlare di “attacco alla libertà di iniziativa economica”, è stata la norma che introduce vincoli sulla durata delle offerte promozionali e cancellano ogni tipo di penale nel caso di recesso dai contratti tlc-tv.

PORTI

Riguardo alle liberalizzazioni sui moli entrate nel ddl concorrenza del Mise, a frenare è invece il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Maurizio Lupi. “L’apertura del mercato prevista dal ddl concorrenza è uno degli obiettivi del Governo ma dove ci sono dei processi di riforma dei singoli settori in atto le norme relative vengono accorpate nei singoli disegni di legge”, ha detto Lupi a margine degli stati generali dei porti e della logistica.

FARMACI E FARMACIE

Contestatissime sono poi le misure su farmaci e farmacie. Tra le ultime novità della bozza è emersa la riduzione della durata dei brevetti per accorciare i tempi di ingresso sul mercato dei farmaci equivalenti mettendo in allarme l’industria farmaceutica.

“Tutti gli interventi che in passato hanno puntato alla liberalizzazione nel settore dei farmaci non hanno portato alcuno vantaggio ai pazienti, a parte la comodità di avere una più facile disponibilità di punti vendita che però potenzialmente li espone alle conseguenze di consumare più farmaci che non sono una merce simile a qualunque altra”, ha replicato l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), riportando un’analisi sul mercato dei medicinali di fascia C con ricetta e senza (Sop e Otc) per sostenere come “l’effetto economico di provvedimenti, nell’intento pro-concorrenziali, abbia paradossalmente determinato un complessivo aggravio per i cittadini di circa 200 milioni di euro, nonostante la contrazione dei consumi”.

Ma i grandi distributori continuano la battaglia: “I benefici generati da una seppur parziale liberalizzazione sono indubbi e sotto gli occhi di tutti – commenta Coop, la prima catena commerciale della grande distribuzione in Italia -. Non c’è motivo per arretrare su un’esperienza assolutamente positiva che ha rivelato la maturità di comportamento dei cittadini consumatori. Il problema è ora non arretrare, ma rilanciare. A vantaggio della collettività, il resto è solo una difesa corporativa ed è questo ciò che ci aspettiamo da un Governo che non voglia rimanere insensibile su temi come la crescita dell’occupazione e il contenimento dei prezzi”.

Federconsumatori, parla “di circa 4.000 farmaci, che includono molti tra quelli maggiormente acquistati”.  L’Onf – Osservatorio nazionale Federconsumatori, che da anni sostiene la necessità di ampliare la vendita dei farmaci di fascia C anche attraverso il canale delle parafarmacie, ha calcolato che, in tal modo, si otterrebbero risparmi di circa 42 euro annui a famiglia.

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