Che cosa è successo, e che cosa si è detto, al congresso del movimento che ha eletto Zanetti segretario e...

L’abbandono degli otto parlamentari che hanno scelto l’ingresso a pieno titolo nel Partito democratico ha contribuito ad accendere i riflettori sul primo Congresso nazionale di Scelta civica.

Un’affermazione identitaria

Formazione che non pensa affatto a sciogliersi, come emerge dal clima tangibile fra i partecipanti e nella gran parte del ceto dirigente.

Rivendicazione orgogliosa delle propria identità e ruolo nell’agenda riformatrice del governo, legata a spirito battagliero contro coloro che vengono ritenuti “transfughi guidati da logiche di convenienza”.

È in tale cornice che nelle assise di Roma esce vincitore netto il gruppo favorevole a marcare e rilanciare l’autonomia di Sc. Gruppo costituito da Enrico Zanetti, Mariano Rabino, Andrea Mazziotti de Celsio, Alberto Bombassei, Stefano Dambruoso, Valentina Vezzali. E dai fautori di un confronto costruttivo con il centro-destra come Salvatore Matarrese e Paolo Vitelli.

Il corteggiamento delle forze di centro-destra

E l’interlocuzione con il mondo moderato è la nota prevalente nel parterre di partecipanti esterni all’appuntamento congressuale.

A partire da Corrado Passera, che rileva “la piena consonanza di visione e idee tra Italia Unica e Scelta civica”, torna a criticare un pacchetto di riforme elettorali-istituzionali “fonte di concentrazione di potere in poche mani e priva di contrappesi”, e chiede l’impegno per la costruzione comune di un’alternativa al Pd di Matteo Renzi e alla Lega Nord di Matteo Salvini.

Forza Italia è presente con Renata Polverini, i Popolari per l’Italia prendono la parola con Potito Salatto, Area Popolare ha il volto di Gaetano Quagliariello.

Ed è l’ex ministro delle Riforme istituzionali che scorge nelle “scelte coraggiose compiute da minoranze attive nelle fasi critiche del nostro paese il tratto di sintonia con Sc”. Rimarcando l’esigenza di un “governo di alleanza plurale come fece la Democrazia cristiana di Alcide De Gasperi”, e rifiutando l’idea di un esecutivo mono-partitico fondato sull’annessione di “responsabili confluiti nel Pd da destra e sinistra”, il coordinatore nazionale del Nuovo Centro-destra propone a Scelta Civica l’apertura di un “patto di consultazione costante”.

Un’accoglienza rivelatrice

Al di fuori dei confini del centro-destra è la leader dei Radicali Rita Bernardini a ringraziare Scelta Civica per il progetto di legge mirante a rompere l’intreccio tra fondazioni bancarie e politica.

Mentre il numero uno del Centro democratico Bruno Tabacci compagno di strada nell’avventura fallimentare di Scelta Europea – ribadisce il rifiuto di un orizzonte bipartitico per l’Italia e rimarca l’esigenza di creare un’area liberal-democratica all’interno di una coalizione di centro-sinistra.

Ricca di implicazioni è la calda accoglienza riservata dall’assemblea al capogruppo di Sinistra e Libertà a Montecitorio Arturo Scotto. Rappresentante di una forza che come Sc ha subito abbandoni e defezioni a causa della capacità di attrazione esercitata dalla “calamita” Renzi.

Un’alternativa secca

È su una fiera repulsione di quel richiamo che Enrico Zanetti ha costruito la propria candidatura alla guida della formazione creata da Mario Monti nell’inverno 2012. Lo scopo è osteggiarne lo scioglimento e rilanciarla in chiave autonomistica a ogni livello.

Al contrario dell’altro concorrente Benedetto Della Vedova, che ha sciolto le riserve e ha deciso di correre per “frenare la deriva verso un micro-partito” e aprire un percorso di aggregazione politico-culturale attorno ai programmi riformatori-liberali di Sc.

L’alternativa prefigurata dai loro interventi è netta. Ma lo è altrettanto il responso della platea, che lascia ben pochi dubbi sull’esito del congresso.

L’accusa di opportunismo agli otto fuoriusciti

Accolto trionfalmente dai partecipanti all’assemblea, Enrico Zanetti promette di riaffermare l’identità politica originaria di Scelta Civica: “Patrimonio che non appartiene né a una persona né a un gruppo di parlamentari trasformati in tecnici per conto di un altra formazione. Bensì a un popolo di elettori che vengono a riprendersi oggi il loro partito”.

Rilanciare Sc, spiega il sottosegretario all’Economia, è una sfida ambiziosa che potremmo perdere: “Ed è forse questo il motivo per cui in molti, ultra-corpi che sembravano di Scelta Civica ma in realtà provenivano dal pianeta Pd, hanno lasciato i nostri gruppi parlamentari. Preferendo traslocare verso il potere per convenienze e opportunismo”.

Con il governo nulla sarà più come prima

Uno smottamento politico che certo provocherà cambiamenti nel rapporto con il governo. Perché se l’adesione alla maggioranza è confermata, Zanetti pretende un “chiarimento con il Partito democratico nel segno della serietà e della lealtà”.

Scelta Civica, rimarca il parlamentare esperto di fisco, non può più accettare “offerte pubbliche di acquisto da parte della forza principale dell’esecutivo e dal premier”. E non vuole essere “terreno di conquista altrui”.

Considerando tutto ciò, il candidato alla guida della formazione centrista promette una “dialettica più frizzante rispetto a quanto visto finora nei confronti di Palazzo Chigi”.

L’orgoglio liberale-radicale

Molto tiepida e a tratti percorsa da malumori la reazione dell’assemblea all’intervento di Benedetto Della Vedova, unico esponente superstite di Sc a Palazzo Madama.

E che, prefigurando un abbandono del partito nell’eventualità di sconfitta, sceglie la strategia di un’orgogliosa rivendicazione “in qualità di liberale-radicale protagonista di una lunga gavetta referendaria in tema economico-sociale e elettorale”.

Rivendicazione dell’appoggio alle “scelte coraggiose realizzate dal governo Monti a partire dalla riforma previdenziale di Elsa Fornero”. Rivendicazione delle iniziative innovatrici portate avanti dall’esecutivo Renzi soprattutto su banche popolari, liberalizzazioni, unioni civili.

No a un micro-partito

È in tale ottica che il sottosegretario agli Esteri ritiene un grave errore proseguire con una Scelta civica ridotta a “partitino leaderistico bonificato delle mele cattive trasmigrate altrove”.

Molto meglio a suo giudizio una formazione imperniata sul ruolo dei gruppi parlamentari, governata attraverso una gestione collegiale, restia a partecipare alle tornate elettorali con il proprio simbolo. La via maestra è “creare attorno a Sc un percorso aggregativo e attrattivo verso altri filoni e iniziative, persone e proposte”.

Nessuna confluenza nel Pd

Al contrario, rileva l’ex parlamentare del Popolo della Libertà, celebrare un congresso per contarsi segna e accelera la fine anticipata dell’esperienza di Scelta Civica: “Rendendo inevitabile e obbligata la fuoriuscita degli otto parlamentari verso il Pd”.

Scelta che non rientra nell’orizzonte di Della Vedova. La sua formazione ideale e storia politica radicalmente liberal-liberista rendono impensabile un suo ingresso nelle fila del Nazareno. Al quale l’esponente dell’esecutivo riconosce tuttavia “rilevanti cambiamenti in senso riformatore con la leadership di Renzi”.

Le cifre della vittoria di Zanetti

Ragionamenti che restano fortemente minoritari come certifica l’andamento del confronto congressuale. Ad eccezione di Gianfranco Librandi e Pier Camillo Falasca, l’intero gruppo dirigente di Sc appoggia la mozione Zanetti. Al pari della grande maggioranza dei partecipanti alle assise.

A quel punto il colpo di scena, peraltro ampiamente atteso. Della Vedova annuncia il ritiro della propria candidatura spiegando che “le strade con Scelta Civica si dividono”.

L’esito delle votazioni elettroniche per il nuovo leader è scontato. Con 384 consensi pari al 94 per cento del totale Zanetti ottiene l’investitura al timone della formazione centrista.

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