Conversazione di Formiche.net con Giovanni Orsina, professore di Storia contemporanea e vice-direttore della School of Government all’Università Luiss di Roma oltre che autore del libro “Il berlusconismo nella storia d’Italia”.

All’indomani dell’assoluzione definitiva dalle accuse di concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby, Silvio Berlusconi potrà recuperare il protagonismo perduto nella scena politica? Riuscirà a restituire smalto e coerenza a una Forza Italia che ha votato contro la riforma costituzionale appoggiata con convinzione fino a poche settimane fa?

Per rispondere a questi interrogativi Formiche.net ha interpellato Giovanni Orsina, professore di Storia contemporanea e vice-direttore della School of Government all’Università Luiss di Roma oltre che autore del libro “Il berlusconismo nella storia d’Italia”.

Prof, quali effetti politici avrà il verdetto della Corte di Cassazione sulla vicenda Ruby?

Se fosse arrivato un rinvio alla Corte d’Appello, o una condanna come richiesto dal procuratore generale, avremmo assistito all’atto finale per Silvio Berlusconi e per Forza Italia. Momento che è stato solo dilazionato. Perché il problema riguarda  la capacità dell’ex capo del governo di tenere insieme i pezzi e i frammenti politici che lo circondano.

L’ex Cavaliere potrà riprendere in mano le redini di un partito lacerato in tre fazioni?

Berlusconi non può garantire nulla a chiunque in Fi voglia avere un ruolo politico. La sua parabola sta volgendo al tramonto. Resta un unico dubbio.

Quale?

Nell’eventualità che Matteo Renzi non riesca a far passare la riforma elettorale e si torni al voto con un meccanismo proporzionale puro, l’unico partner per una coalizione di governo sarebbe proprio Berlusconi. Che ricoprirebbe il ruolo giocato da Bettino Craxi rispetto a un Partito democratico in versione Democrazia cristiana. Per tale ragione spero che il premier porti a casa l’Italicum e che alle prossime elezioni un partito conquisti autonomamente la maggioranza assoluta dei seggi per un governo efficiente e robusto.

Berlusconi non può recuperare potere negoziale nella partita delle riforme istituzionali ed elettorali che ha visto il “partito azzurro” messo alle corde?

A me sembra improbabile alla luce del suo logoramento. Il leader di Fi sa fare politica, ma negli ultimi due anni vi ha rinunciato. Se matura nuove idee e dà segni di vitalità politica, potrebbe giocare un ruolo nel confronto sul Renzellum. L’ex premier, tuttavia, ha sempre elaborato strategie per dominare da un punto di forza. Mai per agire di sponda come ha fatto negli ultimi mesi appoggiandosi ad altri soggetti politici.

A Palazzo Madama dunque il nuovo meccanismo di voto non corre pericoli.

Renzi esercita un formidabile potere attrattivo. Se al Senato venissero a mancare i consensi di Forza Italia e della sinistra Pd, il premier riuscirebbe a raccogliere le adesioni dell’intera area centrista e dei fuoriusciti Cinque Stelle. Senza considerare i parlamentari vicini a Denis Verdini, molto scontenti per il No “azzurro” al progetto di revisione costituzionale. L’ultimo voto sul Renzellum è previsto a maggio. Tutto può accadere, ma l’inerzia è favorevole all’ex sindaco di Firenze. A meno che il leader del Nazareno sbagli mosse per eccesso di sicurezza, i margini di manovra per Berlusconi sono ristretti.

Il voltafaccia di Berlusconi rispetto al Patto del Nazareno è ispirato dalla volontà di recuperare consensi sulla Lega Nord di Matteo Salvini che sta prosciugando il bacino forzista?

Motivazioni legati alla scadenza elettorale amministrativa sono senz’altro presenti. Ma l’elettorato percepisce in modo forte l’incertezza e l’andamento ondivago della linea politica di Berlusconi. Capace di complimentarsi a breve distanza di tempo con Renato Brunetta e Paolo Romani per scelte contrapposte sulle riforme istituzionali. La consapevolezza di una mancanza di identità e mordente, di una stanchezza politica legata all’attenzione prioritaria per i problemi giudiziari, è avvertita dai cittadini. Al contrario, Matteo Salvini appare guidato da idee chiare ancorché non gradite all’opinione pubblica moderata di centro-destra, anti-renziana e non leghista.

Le ambizioni di leadership del leader del Carroccio non troveranno ostacoli nell’ex Cavaliere galvanizzato dall’assoluzione?

Il segretario della Lega ha il vantaggio di trovare un grande spazio vuoto, caratterizzato da realtà politiche molto fragili come Berlusconi. Egli sta seguendo una strategia dei due tempi. Il primo finalizzato a recuperare l’egemonia nell’area di centro-destra con toni radicali e identitari. Il secondo in cui si focalizzerà sul confronto con Renzi e inizierà a moderare linguaggio e obiettivi per giocare una partita ad armi non impari.

Ma Salvini dovrebbe arrivare al ballottaggio con il Pd.

Non è uno scenario remoto visti i rapporti di forza nel variegato fronte delle opposizioni e la persistenza della fragilità dei gruppi conservatori-moderati. Un’eventuale sfida tra Lega Nord e Partito democratico vedrebbe il Nazareno trionfare con adesioni comprese tra il 60 e il 70 per cento. Tuttavia il leader del Carroccio, assurto a protagonista del centro-destra, avrebbe 5 anni di tempo per far dimenticare tutti gli estremismi alla radice della sconfitta e rilanciarsi. Magari a fronte di un logoramento del governo Renzi.

Le prospettive di riunificazione di un centro-destra sempre più lacerato tra formazioni rivali sono molto lontane.

Se per il centro-destra le future elezioni politiche sono già perse in partenza, ai singoli partiti dello schieramento conservatore conviene andare divisi al voto. La priorità diventerebbe quella di accreditarsi in modo autonomo come forza leader nei cinque anni seguenti. Quando si tornerà al voto peraltro, il Nuovo Centro-destra si presenterà come partner del governo Renzi di cui ha condiviso ogni iniziativa rilevante.

È pensabile un’alleanza tra Forza Italia e Lega Nord?

Sì. Ma chi ne prenderà la guida? E con quale programma? Se come probabile sarà Salvini, per Renzi si apriranno grandi chance di restare al potere per molto tempo.

Grazie al combinato disposto della revisione istituzionale e della nuova legge elettorale “Calamita Renzi” riesce a frammentare e neutralizzare le opposizioni.

È vero. Anziché favorire processi di aggregazione, l’Italicum produce un panorama frastagliato delle minoranze a fronte di un governo avvantaggiato da un robusto premio di maggioranza al singolo partito. Ma non ritengo si tratti di un obiettivo scientemente perseguito dal premier. La previsione di soglie di ingresso in Parlamento molto ridotte è frutto delle richieste di Ncd. Accettandola Renzi ha “preso due piccioni con una fava” tracciando un quadro molto favorevole al partito vincente: un “multipolarismo asimmetrico” lontano dal bipolarismo. Elemento che con le candidature multiple costituisce uno dei difetti della riforma.

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