Giuseppe Valditara, tutte le idee (non sempre leghiste) del prof. filo Salvini

Giuseppe Valditara, tutte le idee (non sempre leghiste) del prof. filo Salvini
Già parlamentare di An e Fli, il coordinatore dello staff attivo nella redazione del programma della Lega caldeggia “un’alternativa repubblicana e nazionale” a Renzi. Ecco il pensiero del presidente del comitato scientifico della neonata rivista di cultura politica "logos" vicina alla Lega che non sempre è stato leghista, come in una recente campagna elettorale a Milano...

Abbiamo una squadra di professori per mettere a punto il programma di governo. E liberare l’Italia, compreso il Mezzogiorno, da uno stato di oppressione fiscale e burocratica”. Così, alla vigilia della manifestazione di Pontida, il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha lanciato il guanto di sfida a Matteo Renzi.

Tra università, politica e divulgazione

Un gruppo di esperti e studiosi è stato dunque coinvolto per fornire una robusta legittimazione culturale e scientifica agli obiettivi politico-elettorali del Carroccio 2.0. A coordinarli è Giuseppe Valditara, docente di Diritto romano all’Università di Torino già senatore di Alleanza Nazionale e della finiana Futuro e Libertà.

Esperto di riforme costituzionali, ricerca e istruzione – è fautore di rigorosi metodi di valutazione del rendimento professionale degli insegnanti – l’ex parlamentare è molto attivo nel terreno intellettuale e comunicativo.

Tiene un blog sul Fatto Quotidiano.it, ha animato il gruppo telematico “Crescita e Libertà”, ha fondato una rivista di cultura politica. Si chiama “Logos”, e il direttore responsabile è il portavoce del numero uno delle “camicie verdi” Gianluca Savoini.

“Rappresentare il popolo dei produttori”

La testata, scrive lo storico e giurista, vuole rilanciare un’alternativa al “pensiero unico” egemone in Europa e allo smarrimento-delusione dei cittadini verso le istituzioni. Per questa ragione ha chiamato a raccolta studiosi di diverso orientamento attorno a un “progetto fondato sul ragionamento critico e dialogico”.

Programma, rimarca, concepito non per rappresentare le oligarchie e le caste italiane ed europee bensì “il popolo dei produttori”.

Riecheggiando il linguaggio “rivoluzionario-liberale” utilizzato da Silvio Berlusconi nella primavera 1994, Valditara caldeggia la costruzione di un “grande movimento capace di unire la maggioranza morale del paese secondo precisi principi ispiratori: la salvaguardia dell’identità nazionale in una rinnovata cornice comunitaria, la libertà economica, la sicurezza del cittadino, il rispetto della sovranità popolare, lo spirito repubblicano, il rifiuto di totalitarismi e razzismi”.

“Riforma costituzionale demagogica e incoerente”

Le proposte prefigurate dall’ex esponente di An per riempire di contenuti l’offensiva di Salvini abbracciano un vasto terreno di temi al centro dell’attualità.

Punto di partenza è il capitolo delle riforme politiche e istituzionali. La revisione costituzionale promossa dal governo è bocciata su tutta la linea dal professore universitario.

Il quale non esita a bollare come “innovazione di indubbio impatto demagogico” il ruolo attribuito al Senato: “Organo non eletto direttamente dai cittadini, che interviene comunque nel procedimento legislativo”.

“Mattarella non firmi l’Italicum”

Altro bersaglio polemico è il nuovo meccanismo di voto, “che mantiene una significativa quota di parlamentari nominati e soprattutto nell’eventualità di ballottaggio assegna un premio di maggioranza considerevole a una lista che potrebbe rappresentare una parte del tutto minoritaria di elettori”.

Per tale ragione lo studioso ha firmato un appello trasversale per chiedere al Presidente della Repubblica di non promulgare una riforma giudicata “incostituzionale”.

“Contrastare Renzi e le oligarchie anti-democratiche”

Pur di approvare regole che “riflettono una visione decisionista” – rimarca lo storico del diritto riferendosi al premier – “l’uomo forte di Rignano sull’Arno ha imposto un ‘ordine sovietico’ in Parlamento e nel Partito democratico pur senza godere di legittimazione popolare”.

Rivendicando l’esigenza di “un’autentica opposizione nei confronti dell’ex sindaco di Firenze”, l’ex rappresentante di Fli punta il dito contro “il progressivo distacco dei poteri costituiti dai sentimenti popolari”.

E denuncia il costituirsi di “una serie di oligarchie politiche, giudiziarie, economiche, europee che hanno perseguito obiettivi lontani dagli interessi e dalle attese della gente comune”.

“Riforma presidenziale e popolo legislatore”

L’antidoto a tale deriva è a suo avviso “una nuova iniezione di sovranità popolare e democrazia diretta” che passa attraverso un pacchetto di riforme ben precise: elezione popolare del capo dell’esecutivo con limite di due mandati, legge elettorale fondata sui collegi uninominali contro il mito delle preferenze che fanno lievitare le spese per la ricerca del consenso, facoltà per i cittadini di presentare proposte su cui il Parlamento abbia l’obbligo di esprimersi, possibilità per ogni persona di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la legittimità di una norma dello Stato.

“I privilegi da colpire”

Misure – rileva l’ex esponente del Popolo della Libertà – che potrebbero essere affiancate dal superamento dell’organizzazione della magistratura per correnti politicizzate, da tetti alle retribuzioni dei giudici della Consulta, da una tassa patrimoniale sulla metà delle proprietà delle forze politiche: “Risorse pari a circa 5 miliardi di euro”.

“Scelte vincolanti per i Rom”

Radicalmente liberale è la sua riflessione sulle ragioni dello scandalo emerso con l’inchiesta “Mafia Capitale”: “Ci vuole meno Stato, vale a dire meno pubblico. Là dove la politica decide su troppe cose e il potere dei governanti si espande magari in nome di finalità virtuose, maggiori sono le occasioni di corruzione”.

Il risultato, evidenzia l’ex parlamentare di An, è che i 24 milioni di euro pubblici destinati all’assistenza ai Rom sono serviti per foraggiare cooperative, burocrati, politici. Anziché sprecare risorse così ingenti – è la sua tesi – è preferibile spingere i nomadi a richiedere l’alloggio in una casa popolare, iscriversi in un centro di collocamento, mandare i figli a scuola: “Se non possono sostentarsi e sono stranieri, tornino nel paese di origine”.

“Blocco navale delle coste libiche”

Riguardo all’emergenza migranti nel Mar Mediterraneo, il giurista boccia le “strategie fallimentari” approntate dal governo italiano e dall’Unione Europea.

La sua ricetta – “nell’attesa che in Libia si formi un governo democratico capace di controllare il territorio” – prevede un blocco navale nelle acque della nazione nordafricana in grado di impedire alle barche degli scafisti di prendere il mare aperto.

E di distruggere i pescherecci che l’intelligence ritenga probabilmente coinvolti nel traffico di esseri umani. “Se serve, è necessario procedere all’occupazione militare da parte di eserciti multinazionali delle zone costiere in mano alle bande che organizzano e favoriscono l’emigrazione”.

“La sconfitta dell’Occidente nel mondo arabo”

Le stesse aree, con il Medio Oriente e gran parte dell’Africa subsahariana, costituiscono il teatro di stragi e persecuzioni contro i cristiani e la libertà religiosa.

Un’avanzata del terrore, del fanatismo e dell’intolleranza rispetto a cui “colpisce il silenzio dell’intellighenzia e della politica occidentale, pronte ad abbandonare il mondo arabo-islamico alla tirannia di bande sanguinarie”.

La motivazione profonda di questo atteggiamento inerte, osserva Valditara, va ricercata nella lacuna che ha caratterizzato gli interventi armati realizzati da Usa e Ue negli ultimi 15 anni: “È mancata la battaglia per la cultura, per l’istruzione, per la formazione di migliaia di insegnanti e il coinvolgimento di milioni di giovani ai valori della tolleranza, della libertà, della dignità, della democrazia”.

“Ho sempre lavorato per un centro-destra federalista”

Forte di queste convinzioni l’ex rappresentante di Alleanza Nazionale e Futuro e Libertà è pronto a intraprendere la nuova avventura politica con la Lega 2.0.

Contraddizioni rispetto alle esperienze precedenti lo storico del diritto non ne ravvisa: “Sono stato allievo di Gianfranco Miglio, e nel gennaio 1994 ho preparato l’accordo elettorale tra Roberto Maroni e Mario Segni. Nel febbraio 1998 ho messo a punto, su richiesta di Giuseppe Tatarella, il documento della Conferenza programmatica di Verona che accoglieva l’idea federalista nel patrimonio culturale della destra”.

“Matteo Salvini come David Cameron”

Le caratteristiche distintive del centro-destra nel quale ha sempre creduto lo studioso le ritrova nel progetto portato avanti da Salvini: “Il quale rappresenta con schiettezza e coraggio ciò che la maggioranza morale degli italiani aspettava di sentirsi dire. Esattamente come fa David Cameron nel Regno Unito”.

Parole di fuoco contro Rosy Mauro

Eppure pochi anni fa gli spunti polemici nei confronti delle “camicie verdi” non mancarono.

Era l’aprile 2012 e l’allora vice-presidente leghista del Senato Rosy Mauro, fedelissima di Umberto Bossi coinvolta nell’inchiesta che riguardava il tesoriere dell’epoca Francesco Belsito, era fermamente intenzionata a conservare la sua poltrona istituzionale.

Tra le richieste crescenti di compiere un passo indietro giunte dalle forze parlamentari emerse per asprezza di toni quella del senatore di Fli e del Terzo Polo Giuseppe Valditara: “È inaccettabile che una carica così prestigiosa venga infangata dal sospetto di comportamenti incompatibili con il decoro e la dignità della politica. Mauro rassegni al più presto le dimissioni. Altrimenti boicotteremo i lavori d’Aula da lei presieduti”.

“Nessun accordo con il Carroccio anti-Ue e anti-euro”

Alcuni mesi più tardi, nel corso della campagna per la scelta del governatore della Lombardia, il docente dell’ateneo di Torino appoggiò con entusiasmo la corsa dell’ex primo cittadino di Milano Gabriele Albertini. Lo fece “alla luce dell’agenda europea di riforme che quest’ultimo condivideva con il premier dell’epoca Mario Monti”. Avversario del candidato centrista era il leader della Lega Nord Roberto Maroni. Artefice – precisò Valditara – di una politica ostile all’Ue, alla valuta comune, al programma di Monti: “Linea che rende difficile trovare un accordo con il Carroccio”.

ultima modifica: 2015-06-26T09:11:19+00:00 da Edoardo Petti

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