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Come rottamare la vergogna degli scioperi allunga week-end

Roma, venerdì 7 agosto 2015 – A uno sciopero proclamato dal “sindacato di base” Usb aderisce il 7,5 per cento dei dipendenti ATAC: meno di uno ogni tredici; ma questo  basta per paralizzare il sistema dei trasporti pubblici e con esso la città. Lunghe file dei romani più poveri, quelli che non possono permettersi i taxi (difficilmente reperibili, comunque, anche quelli), con una temperatura di 37 gradi all’ombra, hanno atteso al sole l’autobus che non arrivava.

L’ennesimo venerdì nero dei trasporti pubblici di una grande città italiana. Venerdì, naturalmente: perché la proclamazione in questo giorno consente la combinazione dell’astensione dei pochi militanti con i molti opportunisti, che si godono il week-end allungato. Con danno grave anche per la maggioranza dei dipendenti che non volevano né lo sciopero né l’allungamento abusivo del week-end, sui quali ricade senza distinzioni il discredito e il rancore della cittadinanza. E questo accade approssimativamente una volta al mese. Un abuso grave come questo, con gli altissimi costi sociali ed economici che ne derivano (del tutto sproporzionati rispetto al valore di qualsiasi vertenza sindacale), costituisce il più pericoloso degli attacchi al diritto di sciopero.

Nel settore dei trasporti, introdurre la regola di democrazia sindacale da tempo vigente in Germania, Gran Bretagna e Spagna – per la quale la proclamazione dello sciopero deve avere il consenso della maggioranza dei lavoratori dell’azienda o del settore – è l’unico modo per ridare a questa forma di lotta dei lavoratori il prestigio, l’autorevolezza, la simpatia della maggioranza dei cittadini, e quindi anche l’efficacia, che esso ha ormai da tempo quasi completamente perduto.

(post tratto dal blog di Pietro Ichino)

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