Fondazione AN, così La Russa e Meloni hanno sconfitto Alemanno e Fini

Fondazione AN, così La Russa e Meloni hanno sconfitto Alemanno e Fini
Chi ha vinto e chi ha perso. I fronti contrapposti. Il ruolo di La Russa. Le prossime mosse di Meloni. Ecco fatti, commenti e interventi (di Roberto Menia e Giuseppe Tatarella) oltre alle foto di Umberto Pizzi, che sabato si aggirava proprio all'Hotel Midas a Roma dove si svolgeva la burrascosa assemblea della Fondazione di Alleanza Nazionale

“Maurizio, dovete votare la nostra mozione altrimenti vincono loro”. Ignazio La Russa sabato notte ha capito di aver perso la partita. E così è stato costretto a chiedere un favore al vecchio compagno di corrente (destra protagonista) Maurizio Gasparri. Corrente che, nella vecchia An, aveva come principale nemico proprio la “destra sociale” di Gianni Alemanno.

(ECCO CHI PIZZI HA PIZZICATO ALLA BURRASCOSA ASSEMBLEA DELLA FONDAZIONE AN)

L’OMBRA DI FINI

Ma in questo caso il vero spauracchio, sullo sfondo, era la figura di Gianfranco Fini. Che aveva dato la benedizione alla mozione dei quarantenni appoggiati da Alemanno per dare vita a un’associazione che, da qui a un anno, avrebbe rifatto nascere un partito a destra. Superando di fatto Fratelli d’Italia e la leadership di Giorgia Meloni. Così, sette anni dopo lo scioglimento di An, i vecchi colonnelli si sono rimessi insieme contro Alemanno e Fini. “Anche se ormai è fuori dai giochi, Fini è una figura che fa ancora molto paura a Gasparri e La Russa, perché ancora oggi prenderebbe molti più voti di loro. Per questo motivo gli hanno sbarrato la strada ancora una volta. E hanno usato lo spauracchio Fini per attrarre consensi dalla loro parte”, racconta l’ex deputato Marcello De Angelis.

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IL COLPO DI LA RUSSA

Il risultato del voto all’Assemblea della Fondazione An, che doveva decidere cosa fare del patrimonio di circa 220 milioni di euro (180 in beni immobili e 40 liquidi), è stato comunque una sorpresa. Perché la mozione dei quarantenni con la regia di Alemanno, Italo Bocchino, Mario Landolfi, Carmelo Briguglio e Roberto Menia sulla carta partiva favorita con 293 firme, ma poi, alla prova del voto, si è fermata a 222. Un vero colpo da maestro di La Russa che, vistosi sconfitto, è riuscito non solo a portare i forzisti Matteoli e Gasparri dalla sua parte, ma anche a sottrarre 71 voti all’ex sindaco di Roma. “Hanno vinto le direttive di partito di Fdi e Forza Italia”, dice uno sconsolato Alemanno, che vede sfumare la possibilità di “ricostruire un partito di destra non subalterno a Berlusconi e Salvini”. Ci proverà lo stesso, l’ex sindaco della Capitale, ma senza l’imprimatur politico e le risorse economiche della Fondazione An, sarà un po’ più complicato.

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I BISTICCI FRA EX MISSINI

Resta, dunque, in campo Fratelli d’Italia. Che però, a parte la giovane faccia della Meloni, non sembra poter andare oltre le basse percentuali raggiunte in questi due anni in cui ha potuto usare anche il simbolo di An (che continuerà a utilizzare). “Fdi resterà solo un orticello”, osserva l’ex finiano Roberto Menia. Il vero nodo, racconta un membro della Fondazione che vuole restare anonimo, “è che qui si odiano tutti da anni e non ne vogliono sapere l’uno dell’altro”. Quello che si è consumato all’Hotel Midas sabato e domenica, dunque, è stato un vero congresso di An fuori tempo massimo. Dove si sono rivisti gli stessi intrighi, tradimenti, ribaltamenti di fronte e battaglie politiche e personali che hanno contraddistinto gli ultimi anni di vita del partito di Gianfranco Fini. C’è stato tutto il corollario ex missino, compresi i cori “boia chi molla” e i saluti romani messi in scena dai militanti della sede di via Ottaviano a Roma, guidati per l’occasione da Roberto Fiore, che sabato hanno provato a irrompere nell’assemblea, senza riuscirci.

(LE ULTIME RIUNIONI DEGLI EX AN ED EX MSI PIZZICATE DA PIZZI)

LE PROSSIME MOSSE DI GIORGIA MELONI

Vince dunque la Meloni. Con l’impegno di fare un congresso entro il 2016 per aprire il suo partito a nuovi ingressi a destra. Ma tutti sanno che non sarà così. Perché, continua la nostra fonte, “in questi due anni Fdi si è contraddistinta proprio per la chiusura e il settarismo verso chi è rimasto fuori”. E ora sarà fuori anche Alemanno, che si è già autosospeso. L’ex sindaco era entrato in Fdi due anni fa quando fu grazie a lui che La Russa (quella volta in asse con lui contro Gasparri) riuscì ad accaparrarsi il simbolo. Presenza, quella di Alemanno, che la Meloni in questi due anni ha sempre dato l’idea di non gradire. “Peccato, ieri si è persa una grande occasione”, dicono gli alemanniani. “Anche perché non si vede come, dal punto di vista politico, Fdi possa aumentare i consensi stando in scia a un Salvini che porta avanti tutte le battaglie della Meloni, ma molto meglio di lei”.

(CHI C’ERA AD ATREJU DA UNA GONGOLANTE MELONI. LE FOTO DI PIZZI)

(ECCO CHI PIZZI HA PIZZICATO ALLA BURRASCOSA ASSEMBLEA DELLA FONDAZIONE AN)

ultima modifica: 2015-10-05T15:16:23+00:00 da Gianluca Roselli

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