La riflessione di Raffaele Reina

La discussione della proposta di legge sulle unioni gay vede confrontarsi gente comune, giuristi, circoli, associazioni, istituzioni, mezzi di informazione. Chi con equilibrio, chi con particolare passione, chi con ignoranza, chi con faziosità indecente in tanti stanno esaminando la spinosa e delicata questione che tocca le coscienze dei cittadini italiani, almeno quelli più sensibili. È inutile sottolineare che i raduni che si sono tenuti in tutta Italia sabato scorso erano finalizzati al sostegno della legge sic et simpliciter, trascurando i punti salienti e contrastanti dell’impianto legislativo, che approderà la prossima settimana alle Camere, dove potrebbero esserci notevoli modifiche al disegno originario, visto che il testo è del solo PD in associazione con piccoli gruppi.

Sabato prossimo ci sarà un’altra manifestazione, quella dei laici-cattolici, di varie associazioni, di uomini e donne impegnati attivamente nel sociale, nel volontariato, in politica: un confronto a distanza tra diverse visioni del mondo, di cui il parlamento dovrà necessariamente tener conto. I partecipanti al Family Day di sabato 30 gennaio esprimeranno il proprio sentire nella difesa della famiglia naturale, con sobrietà e compostezza, senza spocchia e senza arroganza, consapevoli che la famiglia è il nucleo d’amore fondamentale su cui è stata costruita la nostra società civile, morale e politica nei secoli, voler oggi turlupinare la primaria cellula sociale con modelli poco confacenti con la nostra cultura, con la nostra antropologia, con la nostra etica appare una enormità. La teoria dell’apprendista stregone che vuole vivere di vita autonoma, scatenando fenomeni incontrollabili, ha già fatto tanto male all’umanità, per cui sarebbe necessario agire guardando ad un misurato principio di precauzione.

È auspicabile che la prudenza prevalga in tutti nell’esaminare una tematica tanto delicata. Non si tratta di una guerra tardo-religiosa, come sostenuto da autorevoli opinionisti di giornali-partito, perché i cattolici non stanno organizzando crociate, vogliono solo difendere i diritti della famiglia naturale come recita la Costituzione, la stessa Costituzione che richiamava proprio Ezio Mauro qualche giorno fa su la Repubblica. Mutamenti tanto radicali di un istituto fondamentale della nostra società non possono essere appannaggio di una sola parte che siede in parlamento, per giunta scarsamente legittimo, a dire della Corte costituzionale. C’è bisogno di un vastissimo consenso convinto e limpido.

Se c’è una cospicua parte di popolo che non è d’accordo all’equiparazione tra matrimonio e unione civile, come pure alla stepchild adoption per le coppie gay, ovvero la possibilità di adottare il figlio biologico del partner, e men che meno alla pratica dell’utero in affitto, bisogna prenderne atto e fermarsi, per trovare la giusta sintesi tra le varie proposte. È grave tutto questo? Dov’è l’errore? I cattolici non sono contrari alle “unioni civili”, hanno anche avanzato progetti che prevedono tutele e riconoscimenti per tutte le coppie conviventi, anche dello stesso sesso.

Può darsi che due uomini o donne, in condizione di solitudine o di vedovanza, decidano di volere andare a vivere insieme per motivi di sincera affettività o anche per questioni economiche, perché negare loro questo diritto? Il legislatore deve legiferare in tal senso. È una buona soluzione, che garantisce le “unioni civili” e potrebbe passare facilmente in parlamento. Il primato della famiglia, secondo Costituzione, però è un’altra cosa e va difeso con tenacia.

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