Che cosa è successo in Indonesia

Alle ore 10:30 di questa mattina (le 4:30 ora italiana) la capitale dell’Indonesia, Giacarta, è stata oggetto di un attacco terroristico compiuto da un gruppo di persone probabilmente legate allo Stato islamico, come dichiarato dal capo dei servizi segreti indonesiani. Una decina di persone arrivate nel centro finanziario della città, vicino al palazzo presidenziale e alla sede delle Nazioni Unite, hanno iniziato a sparare tra la folla: due hanno compiuto atti suicidi, facendo saltare in aria le cariche dei loro giubbotti esplosivi. (La BBC ha ricostruito la mappa dei luoghi).

È stato preso di mira il centro commerciale Sarinah, dove un’esplosione è stata registrata nei pressi di una caffetteria Starbucks (sotto il video, considerato attendibile ma non completamente verificato dalle forze dell’ordine, ndr).

Stando alle ultime informazioni diffuse dalla polizia, Al Jazeera dice che ci sarebbero cinque terroristi morti: tre in una sparatoria nei pressi del Djakarta Theatre e due in seguito a un attacco suicida in un posto di polizia davanti al centro commerciale. Almeno altri due civili sarebbero rimasti uccisi (uno di loro sembrerebbe essere un olandese impiegato dell’Onu). I feriti sarebbero diversi, almeno una dozzina (altre stime dicono 19: c’è confusione ancora), di cui circa la metà poliziotti. La polizia, intervenuta sul posto a fianco dell’esercito, dichiara che gli attacchi sono finiti e quattro degli attentatori sono stati arrestati.

Mancano ancora diversi dettagli sulla vicenda per quel che riguarda i bilanci definitivi e le dinamiche. Intanto Amaq News, agenzia di notizie strettamente legata allo Stato islamico, ha scritto in un tweet che a compiere l’attentato sarebbero stati i baghdadisti. Nella traduzione, l’annuncio dice che «una fonte» aveva rivelato all’agenzia che combattenti dello Stato islamico hanno compiuto l’azione. Negli ultimi mesi, i lanci di Amaq sono arrivati sempre prima delle rivendicazioni ufficiali (che in questo caso ancora mancano): per esempio, fu “l’agenzia” ad annunciare che la coppia di attentatori di San Bernardino era legata all’IS. È per questo che diversi analisti credono che in realtà l’agenzia sia gestita direttamente dagli uomini del Califfato: mentre in molti la considerano un organo non ufficiale ma comunque legata all’Isis (finora non c’è stato il riconoscimento), per altri invece è ufficialmente l’agenzia stampa del Califfato. Sul tema alcuni esperti hanno intavolato una discussione su Twitter: l’analista del New York Times Rukmini Callimachi, si chiedeva, rispondendo al ricercato della Georgia University Charlie Winter, se fosse giusto definire “ufficiale” qualcosa che ancora non era stato ufficializzato dallo Stato islamico. Qualla di Amaq resta per il momento l’indicazione più importante del collegamento tra gli attacchi di Giacarta e il Califfato.

I vertici della polizia, dicono che il commando di terroristi si sarebbe organizzato a Solo, città nell’Indonesia centrale, dove in precedenza  un gruppo aveva sostenuto apertamente lo Stato Islamico, mantenendo alcuni contatti in Siria. La polizia sostiene anche che il gruppo di assalitori voleva imitare l’azione di Parigi del 13 novembre. C’è anche un nome: secondo Tito Karnavian, capo della polizia indonesiana, l’ideatore degli attacchi è Bahrun Naim, un combattente appartenente allo Stato islamico e già arrestato in Indonesia. Naim, rilasciato nel 2012, è poi andato a combattere in Siria: sarebbe lui il collegamento tra la cellula di Solo e il cuore mediorientale dei baghdadisti.

Nelle ultime settimane lo Stato islamico aveva lanciato minacce dirette all’Indonesia, inserendola nella lista dei prossimi obiettivi. L’Indonesia è il Paese a maggioranza musulmana più popolato al mondo: un’attrazione per lo Stato islamico, anche se “l’Islam colorato” indonesiano ancora riesce a reggere bene alle istanze jihadiste del Califfo, aveva spiegato qualche giorno fa l’Atlantic. La polizia ha arrestato di recente diversi sospetti sostenitori dell’Isis, mentre il procuratore generale dell’Australia aveva avvertito che il gruppo era intento a creare un “califfato lontano” nell’isola del sud est asiatico.

Sul posto sono arrivate subito anche le unità scelte dell’antiterrorismo indonesiano, da giorni in massima allerta dopo che l’intelligence aveva segnalato che un attacco di matrice jihadista avrebbe potuto provocare “grandi danni” a Giacarta. Le autorità hanno dichiarato “concluso” l’attacco terroristico alle 15:20 ora locale.

 

(Formiche.net segue l’evoluzione dei fatti: l’articolo è in aggiornamento)

(foto: Twitter)

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