Cyber security, l’esempio di Cameron e Obama per Renzi

Cyber security, l’esempio di Cameron e Obama per Renzi
L'analisi di Luigi Martino, Teaching and Research Assistant in ICT Policies e Cyber Security presso l'Università di Firenze

La crescente consapevolezza della minaccia cyber, stando alle cronache di questi giorni, ha convinto il presidente del Consiglio a mettere “ordine” nell’attuale architettura cibernetica italiana. Ciò che attualmente manca nella struttura istituzionale è una figura esecutiva di natura politica, che riesca a rendere “efficaci e efficienti” le iniziative strategiche e sia in grado di trasformarle in azioni concrete. Attualmente, sul piano operativo, la sicurezza informatica passa attraverso il lavoro del cosiddetto “Cisr tecnico”, una sorta di cabina di regia fra i vari ministeri interessati, nel quale si tramutano operativamente le decisioni e gli indirizzi politici scaturenti dal confronto tra il premier ed i ministri che compongono il Comitato interministeriale per la sicurezza della repubblica.

Data la rilevanza strategica assunta dal dominio cyber rischia di essere insostenibile un approccio basato su una struttura “burocratica-verticale”. Viceversa, ciò che serve, vista anche la natura della minaccia cyber (istantanea e anonima), è una “rivoluzione di pensiero” che riesca a comprendere la natura politica trasversale del tema al di là, del ruolo (certamente decisivo) dell’intelligence. Un approccio “virtuoso” potrebbe provenire dal modello anglosassone.

Nel Regno Unito, nel 2010 è stato creato l’Office of Cyber Security and Information Assurance (OCSIA) il quale opera presso l’ufficio di gabinetto del primo ministro britannico e coordina programmi di sicurezza informatica gestiti dal governo tra cui l’assegnazione dei finanziamenti per il programma nazionale di cyber security.

Il dibattito innescato dalla notizia di un’iniziativa di Renzi volta a chiamare a Palazzo Chigi un consigliere sui temi della sicurezza cibernetica, potrebbe essere utile non solo per realizzare un “aggiustamento di rotta” ma, auspicabilmente, a fare un vero salto in avanti con il varo di un più strutturale “Cyber Act” che possa riorganizzare più in profondità l’attuale architettura istituzionale prevedendo, per esempio, che come accade con l’Homeland Security negli Stati Uniti sia il ministero dell’Interno a promuovere quelle partnership pubblico-privato che sono alla base degli investimenti previsti dal governo. Si tratta insomma di lavorare sul doppio binario, rafforzando sia il comparto dell’intelligence sia il comparto del law enforcement o comunque di ciò che è fuori dall’ambito degli 007. Da questo punto di vista, la scelta di un referente politico alla destra del premier è condizione necessaria ma non sufficiente.

ultima modifica: 2016-02-02T09:13:48+00:00 da Luigi Martino

 

 

 

 

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